Territori

Al via linee guida per gestire spazi marittimi: interessate rinnovabili e giacimenti offshore

offshore

I Piani dovranno essere predisposti entro il 2020 e avranno durata decennale. Gli obiettivi strategici sono quelli di rafforzare lo sviluppo delle rinnovabili e dell’eolico offshore e agevolare gli investimenti in petrolio e gas

Arrivano in Gazzetta Ufficiale, e dunque sono operative, le linee guida sugli indirizzi e i criteri per predisporre i piani (di durata decennale) di gestione dello spazio marittimo italiano entro il 2020. Approvate con Dpcm il 1 dicembre ma registrati alla Corte dei Conti solo lo scorso 9 gennaio, le linee guida sono previste da un decreto legislativo del 2016 di attuazione di una direttiva europea del 2014 (la numero 89) e rappresentano un fattore importante da tenere in considerazione per lo sfruttamento dei giacimenti offshore italiani e per l’installazione in mare aperto di impianti rinnovabili.

Come nascono le linee guida italiane

gazzetta-ufficialeLa direttiva Ue prevede un quadro normativo ad hoc per la pianificazione dello spazio marittimo, e in particolare, l’art. 6, comma 1, prevede l’istituzione di un Tavolo interministeriale di coordinamento per la pianificazione dello spazio marittimo, presso il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, con lo scopo di definire le linee guida contenenti gli indirizzi e i criteri per la predisposizione dei piani di gestione dello spazio marittimo l’individuazione delle aree marittime di riferimento, nonché di quelle rilevanti per le interazioni terra – mare. Una volta predisposte le linee guida, al testo è stato dato via libera dalla Conferenza nazionale di coordinamento delle Autorità di sistema portuale (il 5 ottobre 2017) e dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome (in data 9 novembre 2017) anche se condizionato dall’accoglimento di quattro emendamenti “irrinunciabili” – poi accolti – e due raccomandazioni, non accolte perché ritenute “esplicitazioni di norme e condizioni vigenti il cui rispetto è garantito dall’attuale formulazione del testo”.

I principi che ispirano le linee guida

Innanzitutto, si legge nel testo, la pianificazione dello spazio marittimo deve presupporre il concetto di “Sistema Mare” quale “organico governo delle istanze e delle esigenze, in un’ottica di sviluppo sostenibile, derivante dalle molteplici attività umane che interessano gli spazi marini e del loro riverbero nelle relazioni dell’Italia con il Mediterraneo e nelle relazioni dell’Italia, come attore leader del Mediterraneo, con il resto del mondo”. Questa missione richiede quindi, proseguono le linee guida “una governance adeguata, che consenta un coordinamento forte, perché un’azione sistemica unica e strutturata è uno dei principali fattori abilitanti per poter agire con successo in un contesto europeo ed internazionale, favorendo uno sviluppo economico sociale ed ambientale sostenibile”. Le linee guida indicano, quindi, il percorso metodologico da seguire per l’elaborazione dei Piani di gestione dello spazio marittimo in un’ottica di “trasparenza e semplificazione” e il modo in cui individuare gli obiettivi strategici ed operativi, che dovranno essere “ambiziosi ma realistici” per potersi declinare in azioni concrete e misurabili sopratutto per quanto riguarda gli obiettivi di sostenibilità ambientale pertinenti agli ambiti territoriali e interessati dal processo di pianificazione.

Le linee guida: tenere conto della sicurezza degli approvvigionamenti e degli impianti upstream e rinnovabiliSaipem snam

La pianificazione dello spazio marittimo si applica alle acque marine della regione del Mare Mediterraneo e non alle “acque costiere o parti di esse che rientrano nelle pianificazioni urbane e rurali”. E non si applicano alle attività “il cui unico fine è la difesa o la sicurezza nazionale, né alla pianificazione urbana e rurale”. Si deve invece tenere conto di tutti gli aspetti relativi alla sicurezza degli usi civili e produttivi del mare e delle attività che vi si svolgono. Come la vigilanza a tutela degli interessi marittimi e delle attività marittime ed economiche nazionali; la sorveglianza per la prevenzione dell’inquinamento e le procedure di risposta operativa agli inquinamenti; la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e delle attività minerarie offshore; le attività di polizia del mare e di polizia mineraria. La pianificazione deve tenere conto, inoltre, della “distribuzione spaziale e temporale delle pertinenti attività e dei pertinenti usi delle acque marine, presenti e futuri, che possono includere: zone di acquacoltura; zone di pesca; impianti e infrastrutture per la prospezione, lo sfruttamento e l’estrazione di petrolio, gas e altre risorse energetiche, di minerali e aggregati e la produzione di energia da fonti rinnovabili; rotte di trasporto marittimo e flussi di traffico, ivi compreso il sistema portuale; zone di addestramento militare; siti di conservazione della natura e di specie naturali e zone protette; zone di estrazione di materie prime; ricerca scientifica; tracciati per cavi e condutture sottomarine; turismo; patrimonio culturale sottomarino; paesaggi costiero.

Il quadro che emerge è quello di una serie di attività molto frammentate con varie amministrazioni e normative di competenza che di fatto vengono demandate a un Comitato Tecnico che dovrà “lavorare per affrontare le difficoltà che si presentano relative alla governance ed alla frammentazione istituzionale, e supportare, attraverso la definizione di misure di pianificazione specifiche, la definizione di azioni integrate”. Tra i principi ispiratori dei piani riveste particolare importanza quello dell’ottimizzazione degli sforzi e della “non duplicazione dei costi per attività di precipua responsabilità dello Stato” quali la vigilanza, il controllo e la protezione degli spazi marittimi e quello della coerenza dei piani con gli accordi internazionali già sottoscritti dall’Italia. La pianificazione verrà impostata, inoltre, utilizzando un approccio ecosistemico, tenendo conto cioè delle interazioni terra-mare e del rafforzamento della cooperazione transfrontaliera.

Gli attori coinvolti nella governance

Il Tavolo interministeriale di coordinamento (TIC) opera presso il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri. Ne fanno parte un rappresentante degli Affari esteri, delle Infrastrutture, dello Sviluppo economico, delle Politiche agricole, dell’Ambiente, dei Beni culturali, della Difesa, dell’Istruzione, della Salute, del Lavoro, dell’Economia, il Dipartimento per gli affari regionali e l’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Il tavolo ha il compito, oltre che di elaborare le Linee guida, quello di individuare le aree marittime di riferimento nonché i criteri per la determinazione delle aree terrestri rilevanti per le interazioni terra-mare e quello di attestare la corrispondenza dei Piani di gestione dello spazio marittimo con il processo di pianificazione definito dalle linee guida. Il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti è invece l’Autorità competente ed effettua la ricognizione iniziale degli atti e delle ordinanze, invia alla Commissione europea e agli altri Stati membri copia dei piani di gestione dello spazio marittimo, relaziona annualmente il Parlamento. Il Comitato tecnico, infine, opera presso il ministero delle Infrastrutture e si prevede che qualora nelle riunioni vengano trattate tematiche attinenti alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici e alle attività minerarie offshore, su impulso dei rappresentanti del ministero dello Sviluppo economico sia garantita la partecipazione di uno o più rappresentanti del Comitato per la sicurezza delle operazioni a mare.

Gli obiettivi strategici: rafforzare sviluppo rinnovabili e agevolare investimenti in petrolio e gas

La pianificazione dello spazio marittimo deve prendere in considerazione le attività umane nelle zone marine al fine di conseguire obiettivi ecologici, economici e sociali, promuovendo allo stesso tempo la crescita sostenibile delle economie marittime, lo sviluppo sostenibile delle zone marine e l’uso sostenibile delle risorse marine, assicurando la protezione dell’ambiente marino e costiero. In questo senso i Piani di gestione dello spazio marittimo, dovranno mirare a sviluppare proposte, direttive e raccomandazioni per un processo operativo e transfrontaliero di pianificazione marittima che permetta tra le altre cose lo sviluppo di diverse attività marittime, aumenti la fiducia per investimenti in infrastrutture e in altre attività economiche, rispondendo alle peculiarità di ogni area, garantendo prevedibilità, trasparenza e norme più chiare. Ciò soprattutto per “rafforzare lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili e delle relative reti, istituire zone marine protette e agevolare gli investimenti nel petrolio e nel gas” ma anche assicurare una “razionale pianificazione localizzativa degli impianti eolici offshore, preventiva rispetto alla assegnazione in concessione degli specchi acquei dedicati ed attenta ai valori paesaggistici costieri”. Infine assicurare “con le opportune forme di rispetto dell’ambiente, la realizzazione delle opere nazionali di interesse strategico”.

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>