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Cina, si teme esplosione per la petroliera iraniana Sanchi

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Dopo lo scontro tra la petroliera Sanchi e il mercantile cinese CF Crystal nel mar Cinese occidentale, si teme un’esplosione

 

La petroliera iraniana Sanchi si è scontrata con il mercantile CF Crystal di Hog Kong il 6 gennaio nel mar Cinese occidentale. Attualmente rischia di esplodere e affondare. L’incidente è avvenuto al largo di Shangai e subito dopo la collisione la petroliera ha preso fuoco. Dispersi i 30 iraniani e i 2 bengalesi a bordo della petroliera.

La Sanchi trasportava a bordo 150.000 tonnellate – quasi 1 milione di barili – di condensato, un tipo di petrolio raffinato ultraleggero, in gran parte finito in mare. Nonostante siano state avviate, le operazioni di contenimento del greggio fuoriuscito sono ostacolate dall’incendio che dalla petroliera si è diffuso sull’acqua, espellendo gas altamente tossici.

A preoccupare ora è il fatto che la nave possa esplodere da un momento all’altro: il condensato è molto diverso dal greggio nero che si vede spesso nelle fuoriuscite di petrolio; esso si trova sotto forma di gas all’interno di serbatoi ad alta pressione e si liquefa una volta estratto. È altamente tossico e notevolmente più esplosivo rispetto al normale greggio. “Il condensato è più probabile che si disperda o si mischi con l’acqua. Oltretutto può essere incolore e inodore e quindi molto più difficile da individuare, raccogliere e pulire” ha dichiarato a Bbc John Driscoll del JTD Energy Services.

Tre navi specializzate nel recupero di materiali inquinanti sono state inviate dalle autorità cinesi, al fine di contenere l’impatto ambientale. La Cina e la Corea del Sud hanno mobilitato navi e aerei per la ricerca dell’intero equipaggio della petroliera, mentre anche la Marina Usa ha inviato da Okinawa un aereo P-8A.