Fact checking e fake news

Ecobonus in Manovra, i dubbi del Servizio Bilancio del Senato

Gli effetti finanziari della norma Ecobonus sarebbero “aleatori” in virtù delle “numerose variabili ed ipotesi da ponderare”. Per questo si propone un monitoraggio ad hoc per registrare ex post le variazioni di gettito

 

 

La stima dell’effetto finanziario delle norme inserite in Manovra e riguardanti le agevolazioni fiscali per ristrutturazioni, riqualificazione antisismica, energetica ed acquisto mobili, “presenta alcuni elementi di aleatorietà che derivano dalle numerose variabili ed ipotesi da ponderare nell’analisi dei predetti effetti, la cui complessità è tale da rendere difficile l’elaborazione di previsioni corrette e prudenziali”. Lo si legge nella documentazione del Servizio Bilancio del Senato riguardante la manovra 2018 che evidenzia, di fatto, la difficoltà nel fornire cifre precise dell’impatto finanziario della norma.

Servirebbe un monitoraggio ad hoc per registrare ex post le variazioni di gettito

Secondo la disamina di Palazzo Madama “andrebbe chiarito se sia stato predisposto un monitoraggio ad hoc, per ciascuna tipologia di detrazione, volto a registrare ex post le variazioni di gettito”. Infatti, anche la Corte dei conti, richiamata dai tecnici del Senato, riferendosi a questo tipo di detrazioni, si è soffermata più volte sull’avvenuta “quantificazione e contabilizzazione a copertura di oneri di rilevanti quote di effetti indotti” ribadendo l’esigenza di adottare “una cautela estrema nel ricorrere a tali forme di valutazione dell’onere netto (e della relativa copertura), considerate le numerose variabili in gioco e in ordine ai cui effetti non vengono sempre fornite adeguate stime né di dettaglio né tali da offrire una sufficiente attendibilità”.

Discorso simile per quanto concerne la rimodulazione della detrazione fiscale per interventi di riqualificazione energetica. Secondo il Servizio Bilancio “la stima ha opportunamente tenuto conto della previsione di percentuali differenziate (65% e 50%) in relazione alle diverse tipologie di interventi”. Tuttavia, il documento evidenzia che “la norma pone a carico del fondo per l’efficienza energetica gli oneri per il rilascio di garanzie per finanziamenti per interventi di efficienza energetica senza determinarli e prevedendo solamente in via facoltativa l’integrazione del fondo per importi prefissati. Andrebbe quindi chiarito se si procederà comunque ad assegnare parte delle risorse del fondo rotativo a tali interventi o se ciò avverrà soltanto a seguito dell’integrazione di risorse”.

Sulle risorse provenienti dalle aste di quote di emissione di CO2, prosegue il Servizio Bilancio, “andrebbe confermato che i restanti interventi previsti potranno realizzarsi anche ove si prelevassero annualmente gli importi qui previsti per destinarli al fondo di rotazione in esame”. E in ogni caso andrebbe confermato che “gli effetti ipotizzabili in relazione anche a tali utilizzi non determinino l’alterazione e/o la modifica degli effetti da ritenersi già scontati a legislazione vigente”, visto che il decreto legislativo 30/2013 “prevede espressamente che la riassegnazione alle risorse per le finalità di spesa ivi previste possa avvenire solo in riferimento a spese per investimenti, nel qual caso dovrebbe prevedersi il risorse all’apposito fondo iscritto nello stato di previsione del ministero dell’Economia”.

Gli effetti finanziari per gli interventi di efficienza energetica, ristrutturazione edilizia, acquisto di mobili e sistemazione a verdeefficienza energetica

Per quanto riguarda le spese relative ad interventi di riqualificazione energetica in manovra, che a decorrere dal 2018 riconoscono una detrazione pari al 36% da suddividere in 10 quote annuali di pari importo, la stima prevede una spesa annua pari “a 1.287 milioni di euro per infissi sui singoli immobili, pari a 111 milioni di euro per schermature solari e pari a 520 milioni di euro per caldaie a condensazione e a biomassa”. Ai fini delle previsioni inserite in manovra, il governo ha considerato prudenzialmente “una spesa complessiva per il 2018 pari a 4.250 milioni di euro, di cui  1.918 milioni di euro sono relativi alle spese per le quali si può fruire della detrazione al 50% e 2.332 milioni di euro si riferiscono alle spese per le quali si può fruire della detrazione al 65%”. A conti fatti, eliminando detrazioni e considerando un’Iva al 10% e un’aliquota media delle imposte dirette pari al 30% “si stima un incremento di gettito conseguente all’effetto incentivante sugli investimenti legato all’introduzione della norma, pari per il 2018 a +43,9 milioni di IVA e +131,8 milioni di IRPEF/IRES/IRAP”.

Per gli Istituti autonomi per le case popolari le spese stimate complessive annue per la riqualificazione energetica sono calcolate in 150 milioni di euro, ripartite in 75 milioni di euro di spesa base e in ulteriori 75 milioni di euro di spesa addizionale. Con un’aliquota IVA del 10% e un’aliquota media delle imposte dirette pari al 30% il governo stima un incremento di gettito, conseguente all’effetto incentivante sugli investimenti legato all’introduzione della norma, pari per il 2018 a +1,7 milioni di IVA e +5,1 milioni di IRPEF/IRES/IRAP.

Per quanto riguarda le detrazioni per spese relative ad interventi di ristrutturazione edilizia pari al 36% da suddividere in 10 quote annuali di pari importo, fino a un ammontare complessivo di 48 mila euro per unità immobiliare, si stima un ammontare totale di spesa nel 2018 pari a 19.500 milioni di euro. Di questa somma il 15% (2.925 milioni di euro) viene previsto corrispondere alla spesa indotta dall’effetto incentivante della presente agevolazione. Da qui il governo calcola un incremento di gettito conseguente all’effetto incentivante sugli investimenti legato all’introduzione della norma pari per il 2018 a +66,5 milioni di IVA e +199,4 milioni di IRPEF/IRES/IRAP.

Sulla detrazione per interventi antisismici agli IACP pari al 50% per le spese sostenute tra il 1 gennaio 2018 e il 31 dicembre 2021 e per un importo complessivo pari a 96.000 euro per ciascuna unità, la relazione Tecnica prevede un intervento su circa 500 unità abitative ogni anno per il periodo 2018-2021 e considera una spesa pari a 96.000 euro per unità. Il governo stima quindi una spesa complessiva annua pari a 48 milioni di euro dal 2018 al 2021. In base ai calcoli si stima un incremento di gettito conseguente all’effetto incentivante sugli investimenti legato all’introduzione della norma, pari per il periodo 2018-2021 a +1,1 milioni di IVA e +3,3 milioni di IRPEF/IRES/IRAP.

Considerando invece le detrazione per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici finalizzati la stima prudenziale per l’anno 2018 è di circa 1.700 milioni di euro, per una rata annua di detrazione di 85 milioni di euro con un incremento di gettito IVA pari a circa +30,7 milioni di euro ed un incremento di gettito pari a circa +20,9 milioni di euro di IRPEF/IRES/IRAP.

efficienzaPer le detrazioni riguardanti le spese per la sistemazione a verde e per la realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili, la Relazione Tecnica evidenza che in base ai dati degli archivi catastali, risulta un numero di abitazioni in ville, villini, castelli e palazzi di eminenti pregi artistici di circa 2,3 milioni di unità. L’esecutivo ipotizza interventi su un 15 per cento incrementato di un ulteriore 10 per cento per tener conto di altri immobili di singoli privati e aggiungendo un altro 5 per cento che emerge dai dati Censis da cui risultano circa un milione di condomini di immobili ad uso abitativo. Applicando un costo medio di 5.000 euro per gli interventi sui condomini e di 2.500 euro per quanto concerne le restanti tipologie di abitazioni, il governo stima una spesa complessiva di circa 1.200 milioni di euro. Si ipotizza inoltre che la metà di tale spesa sarebbe stata comunque effettuata e che la restante metà sia una spesa indotta dall’agevolazione fiscale concessa dalla norma in esame. Considerando l’aliquota di detrazione del 36% e la ripartizione in 10 quote annue di pari importo, l’esecutivo prevede una spesa di competenza annua di circa -43,2 milioni di euro. Ma con Iva e imposte si stima un incremento di gettito conseguente all’effetto incentivante sugli investimenti legato all’introduzione della norma, pari per il 2018 a +40,9 milioni di IRPEF/IRES/IRAP e +13,6 milioni di IVA.

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