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Elezioni, rinnovabili ed efficienza energetica nei programmi

In vista della tornata elettorale del 4 marzo, gli schieramenti hanno cominciato ad elaborare e proporre ai cittadini le idee che hanno intenzione di mettere in campo una volta al governo. Decarbonizzazione, difesa dell’industria italiana e fonti alternative i leit motiv.

C’è tanta voglia di innovazione, rinnovabili ed efficienza nei programmi stilati dai partiti politici in vista delle elezioni del 4 marzo. Dopo l’economia, il fisco e i temi sociali, il settore energia e ambiente rappresenta uno dei campi in cui gli schieramenti si sfideranno per conquistare la maggioranza del paese. Centrodestra, Movimento 5 Stelle e +Europa hanno già diffuso il loro programma elettorale mentre Pd e Liberi uguali dovrebbero completarlo in queste ore.

Il centrodestra: rinnovabili e sicurezza degli approvvigionamenti in primis

Per il centrodestra unito – composto da Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi per l’Italia – occorre puntare sulle tecnologie innovative applicate all’efficientamento energetico e della rete e al risparmio energetico. Senza trascurare la sicurezza degli approvvigionamenti, il sostegno alle rinnovabili e l’efficienza della produzione energetica e dei consumi nell’edilizia, nell’industria e nei trasporti. Più nel dettaglio entra il programma elaborato da Fratelli d’Italia che esorta a una “difesa dei nostri beni strategici e della nostra capacità produttiva dall’aggressione straniera a partire dalla tutela di Enel, Eni, Ferrovie dello Stato, Fincantieri, Generali, Leonardo, Poste, così come delle reti e delle infrastrutture logistiche, tecnologiche e trasportistiche”. E punta a un’Italia “sostenibile” basata su “difesa del territorio, del paesaggio e della natura” “sostegno alle energie rinnovabili e alla ricerca in questo campo con lo scopo di avvicinare l’Italia il più possibile all’autonomia energetica”.

Il centrosinistra: spingere su decarbonizzazione e rinnovabili

Il Pd, come accennato, non ha ancora presentato il suo programma ufficiale ma tra la bozza presentata l’anno scorso e le dichiarazioni dei leader è possibile ricostruire alcune delle linee guida dei democratici nel settore dell’energia in cui spicca sicuramente la volontà di puntare su uno sviluppo legato alla Green e Blue economy nell’ottica di un’economia circolare ed ecosostenibile. Ecobonus e decarbonizzazione entro il 2050 con lo sviluppo delle rinnovabili oltre il 50% al 2030 sono gli altri punti cardine, assieme alla riduzione dei prezzi dell’elettricità e all’azzeramento del gap di costo del gas italiano.

Anche +Europa punta su più fonti rinnovabili, gas come fonte di transizione, elettrificazione dei consumi, fiscalità ambientale, promozione della concorrenza. Il tutto con un “nuovo approccio che assuma la sostenibilità ambientale come stella polare nella formazione di tutte le decisioni”. I più urgenti obiettivi ambientali sono per il partito guidato da Emma Bonino “la riduzione delle emissioni-serra, responsabili dei cambiamenti climatici in atto, e la riduzione dell’inquinamento dell’aria”. Per raggiungere, invece, l’obiettivo ambizioso della decarbonizzazione “è necessario che la transizione sia graduale ma inesorabile, con un apporto sempre maggiore di energie rinnovabili e l’uso del gas naturale come fonte di transizione – si legge -. È utile favorire disincentivi di mercato all’uso di fonti inquinanti come il sistema europeo di scambio delle quote di emissione”. Anche l’introduzione di una carbon tax “può disincentivare i processi ad alta intensità di emissioni, nel quadro di una complessiva riduzione della pressione fiscale. Ci batteremo perché gli impegni del Governo a uscire dal carbone entro il 2025 e ottenere entro il 2030 che il 55% dell’elettricità provenga da fonti rinnovabili vengano rispettati senza compensazioni illegittime ai produttori che tardino ad adeguarsi”. Altre linee d’azione sono poi “l’elettrificazione dei consumi energetici, compresi quelli per il trasporto privato attraverso la diffusione dei veicoli elettrici (anche ibridi in una fase di transizione) e la riduzione delle emissioni nocive nei centri urbani” e la “transizione al mercato del settore dell’energia deve essere completata con una regolamentazione corretta (non esosa per i cittadini rispetto alle buone prassi internazionali e nello stesso tempo mirata allo sviluppo) delle reti gestite in monopolio e una promozione senza indugi della concorrenza nei settori in competizione, limitando il potere di mercato degli ex monopolisti”.

Il Movimento Cinque Stelle: no ai combustibili fossili e sì a energia rinnovabile al 100%

Per il Movimento Cinque Stelle “un Paese dove le politiche energetiche vengono decise dai grandi gruppi industriali” e dove “si continua a puntare sui gasdotti in un contesto di calo dei consumi invece che investire su rinnovabili, efficienza e tecnologie per la riduzione dei consumi”, è da trasformare “in un Paese che utilizzi energia rinnovabile al 100%”. Si parte dal risparmio e dall’efficienza energetica per arrivare a dare l’addio al carbone, petrolio e gas entro il 2050, coinvolgendo industria, agricoltura, trasporti e scelte individuali. In particolare l’obiettivo pentastellato è quello di “ridurre i consumi finali di energia del 37% rispetto al livello del 2014” sul fronte dell’efficienza energetica e di innalzare i consumi elettrici al 65% dei consumi finali di energia. Tra i punti votati dagli iscritti il sì a politiche che scoraggino l’usa di benzina e gasolio, lo spostamento degli incentivi verso le rinnovabili, la democrazia energetica e lo stop all’energia nucleare anche importata. Infine, l’incentivo allo stoccaggio domestico e la ripubblicizzazione di Terna.

LeU, Mdp, Si e Possibile: carbon tax, più efficienza e addio alle fonti fossili

A sinistra la lista unitaria Liberi e Uguali guidata da Pietro Grasso e composta da Mdp, Si e Possibile ha presentato una bozza di programma che punta a una “conversione ecologica dell’economia”. Secondo LeU “è il nostro Green New Deal, un piano coordinato di interventi che apra la strada alle potenzialità della nostra imprenditoria migliore. Non un settore, ma la sfida enorme, assieme alle altre grandi nazioni che hanno scelto questa strada, di creare una nuova prospettiva di sviluppo sostenibile finanziando investimenti in energia pulita e rinnovabile, rigenerando le nostre città attraverso l’efficienza energetica che produce risparmi reali per tutti muovendo nella direzione di un’economia circolare”. Tra le leve da introdurre per LeU vi è “la razionalizzazione delle imposte sull’energia con la carbon tax. Un piano capace di liberarci dal vincolo energetico che crea relazioni internazionali pericolose e che può consentirci di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici anche in quei luoghi del mondo dove hanno conseguenze devastanti”. Ma anche un’Italia “capace di marciare senza le fonti fossili. Un’Italia che viaggia a trazione rinnovabile e grazie all’efficienza energetica”. “Basta partire con il piede giusto, mettere in campo un piano clima ed energia che porti nel 2030 a un paese Carbon-free – si legge nella bozza -. Un piano capace di ridurre la CO2 e di creare nuova occupazione. In linea con la Strategia energetica nazionale, ma con target più ambiziosi ed obiettivi al 2030 coerenti con l’Accordo di Parigi. Uno sviluppo più spinto ma rispettoso del territorio e del paesaggio che punti sulle fonti rinnovabili e sull’efficienza energetica sia nel vettore elettrico che in quello termico, raggiungendo così risultati ben più significativi in termini di risparmio di combustibili con un conseguente risparmio di risorse pari a 5,5 mld di euro all’anno, oltre a un aumento dei posti di lavoro nei settori emergenti dell’energia e dell’innovazione tecnologica pari a 2,7 milioni, tra permanenti e temporanei. Fonti rinnovabili ed efficienza energetica come chiave con cui ripensare i settori dell’edilizia, dei trasporti, dell’industria e dell’agricoltura”.

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