Scenari

Energia: Mosca si espande, ma rischio guerra dei prezzi

Putin all'inaugurazione di un gasdotto a Vladivostok
Russia’s Prime Minister Vladimir Putin signs an autograph on a natural gas pipeline Sakhalin-Khabarovsk-Vladivostok in the Russian Far East city of Vladivostok on September 8, 2011, during the pipeline's launch ceremony. AFP PHOTO/ RIA-NOVOSTI POOL/ ALEXEY DRUZHININ (Photo credit should read DMITRY ASTAKHOV/AFP/Getty Images)

 Gazprom può contare su un asso nella manica rappresentato dal basso costo marginale di produzione per difendere la sua quota di mercato in Europa. Ma dovrà guardarsi le spalle dalla concorrenza di Novatek e Rosneft

 

Russi inarrestabili nella strategia di espansione energetica a livello mondiale. Non c’è solo l’Europa nel mirino di Mosca ma anche un rafforzamento in Africa e Asia. Tuttavia, la supremazia della Russia nel settore gas, potrebbe essere messa in discussione dall’aumento dell’export del Gnl (Gas naturale liquefatto) che si sta verificando in particolare ad opera di Stati Uniti e Australia.

Mosca leader in Asia, patto d’acciaio con la Cina

gazpromÈ soprattutto in Asia che si fa sentire il predominio russo nel settore energetico, specialmente nell’asse con la Cina che si fa via via sempre più saldo. Dopo l’annuncio di pochi giorni fa dell’avvio nel 2019 delle forniture di gas ai cinesi da parte di Gazprom attraverso il nuovo gasdotto Sila Sibiri – in grado di trasportare fino a 38 miliardi di metri cubi di gas naturale ogni anno per i prossimi 28 anni –, è ancora più recente l’annuncio del presidente Vladimir Putin di un’intesa nel settore energetico con le due coree durante un vertice con l’omologo di Seul Moon Jae-in a Vladivostok: l’idea sarebbe quella di fornire gas russo alla Corea del Sud tramite una serie di metanodotti integrando, al contempo, le reti elettriche e ferroviarie dei tre paesi per rafforzare fiducia e stabilità nella penisola. D’altronde, molte società sudcoreane già partecipano ai progetti di estrazione gas ‘Sakhalin-1‘ e ‘Sakhalin-2’ e sono in corsa per aumentare gli acquisti di Gnl russo. Proprio nel settore del gas naturale liquefatto sta per partire la prima fase di produzione dell’impianto di Yamal previsto a novembre 2017. L’annuncio è arrivato direttamente dal ministro russo dell’Energia, Alexander Novak: “Quest’anno lanceremo il nuovo stabilimento nel nord del nostro paese. Una costruzione grandiosa su larga scala”, ha detto durante un incontro con la controparte marocchina.

Nuovi accordo con Marocco, Nigeria e Ghana

Ed è in Marocco che la Russia è pronta a entrare di prepotenza e a firmare, entro ottobre, durante la prevista visita del premier Dmitry Medvedev, un memorandum su nucleare e forniture di gas. Nel corso di un incontro con il ministro dell’Energia marocchino Aziz Rebbah, Novak ha spiegato che la Russia è disposta “ad accelerare l’esame di alcuni documenti sull’uso pacifico dell’energia nucleare, sulla cooperazione nella fornitura di Gnl, in particolare da parte di Yamal-Lng e Arctic Lng, sulla costruzione di un terminale di rigassificazione e sull’uso del gas per generare energia elettrica”. Rimanendo in Africa, il ministro Novak ha discusso invece, la settimana scorsa in Nigeria, le prospettive di sviluppo con il ministro nigeriano delle risorse petrolifere Emmanuel Ibe Kachikwu. “Nel quadro della cooperazione bilaterale abbiamo dibattuto di collaborazioni con Gazprom in attuazione di progetti comuni. Gli interessi di Gazprom risiedono soprattutto nel commercio di gas naturale liquefatto e nello sviluppo in comune dello stoccaggio sotterraneo di gas”, ha dichiarato Novak al canale televisivo Rossiya 24.

Sempre la scorsa settimana, il colosso energetico russo ha anche firmato un accordo con la National Petroleum Corporation (Gnpc) del Ghana per la vendita di Gnl. Il presidente ghanese Nana Akufo-Addo, ha definito l’intesa “positiva” e in grado di giocare “un ruolo molto importante nella vita economica del paese”. L’accordo dovrebbe aggiungere fino a 1.000 MW all’alimentazione elettrica del Ghana, facendo risparmiare oltre un miliardo di dollari e vedrà la costruzione di un terminale di rigassificazione proprio a Tema, città portuale vicino alla capitale Accra.

gasL’intesa, inoltre, dovrebbe sostituire due contratti concorrenti firmati per lo stesso progetto “Tema LNG” dal governo del precedente presidente John Dramani Mahama, entrambi considerati troppo cari e sovradimensionati per il Ghana. Pavel Oderov, capo delle attività internazionali di Gazprom, si è detto soddisfatto dell’accordo perché si tratta del “secondo più grande contratto di fornitura di Gnl nel portafoglio” dell’azienda russa. Secondo gli analisti il flusso di gas trasformerà il Ghana in un hub dell’energia che faciliterà la fornitura di idrocarburo anche ai paesi limitrofi, creando opportunità significative per occupazione e impresa. Gli approvvigionamenti al Ghana saranno probabilmente consegnati dal vicino Camerun, dove Gazprom ha diritti esclusivi per il gas prodotto dai campi SanagaSud e Ebome. La vicinanza aiuterà a mantenere i prezzi bassi e ad aumentare la sicurezza dei rifornimenti.

Turchia ed Europa

Spostandosi in Asia minore, Gazprom si è detta pronta, invece, a stanziare ulteriori 50 miliardi di rubli (866 milioni di dollari circa) per finanziare e completare il progetto del gasdotto Turkish Stream. Il nuovo programma di investimenti 2017 varato dal Consiglio di amministrazione del colosso energetico ha previsto, infatti, un aumento rispetto ai 42 miliardi di rubli già preventivati.

Sul fronte europeo il progetto più importante messo in cantiere dai russi rimane il Nord Stream 2. La decisione del Consiglio europeo sul mandato alla Commissione Ue per i negoziati con la Russia, secondo quanto rivelato da una fonte di Bruxelles alla Tass, non sarà presa prima di dicembre 2017 mentre una riunione di esperti si terrà a porte chiuse già il prossimo 28 settembre. Sul gasdotto pesano le recenti sanzioni statunitensi contro Mosca che “vogliono seppellire il progetto per promuovere i propri fornitori, sostituendo la Russia nel mercato del gas dell’Ue”, ha detto il premier Dmitry Medvedev al termine dei colloqui con la controparte finlandese Juha Sipilä. Il gasdotto, tuttavia, potrebbe risultare conveniente per l’Europa, almeno secondo uno studio condotto dall’organizzazione non-profit ewi ER&S per conto di Nord Stream 2. La realizzazione dell’infrastruttura, si legge nel rapporto, potrebbe abbassare i prezzi del gas per i consumatori dell’Ue di almeno l’8 per cento pari a 7,9 miliardi di euro nel 2020, aumentando la concorrenza sul mercato dell’energia e riducendo la domanda di import di gas naturale liquefatto.

Nel caso di una domanda mondiale di Gnl relativamente bassa, infatti, i prezzi all’ingrosso del gas nell’Ue nel 2020 saranno mediamente di 1,6 euro/MWh se Nord Stream 2 sarà disponibile, rispetto a uno scenario senza Nord Stream 2. Nel caso di un’elevata domanda globale di Gnl, al contrario, Nord Stream 2 potrebbe contribuire a ridurre la bolletta del gas dell’Ue al 2020 di ben 24,4 miliardi di euro. Pensato anche per bypassare la rete di trasporto ucraina ed evitare le diatribe che negli scorsi anni hanno portato al blocco delle forniture all’Europa, la settimana passata si è riaperto anche uno spiraglio che potrebbe far tornare nuovamente a cooperare Ucraina e Russia. Secondo Yury Vitrenko, direttore commerciale della società energetica ucraina Naftogaz, citato dal giornale Novoe Vremya, entro il 2030 Kiev potrebbe ancora comprare gas e petrolio dalla Russia nel caso di mancato sviluppo di un “sistema sostenibile” nel paese.

I rischi del Gnl e i vantaggi per i consumatori europei

gas lngTuttavia, come detto, la Russia che attualmente fornisce oltre un terzo degli approvvigionamenti di gas all’Europa potrebbe essere “detronizzata” nei prossimi cinque anni dalla rapida crescita della produzione di Gnl proveniente principalmente dall’Australia e dagli Stati Uniti. L’ondata di gas liquefatto in eccesso, scrive in un commento sul Financial Times Ronald Smith, senior Russian oil & gas analyst alla Citi Research, “dovrebbe dirigersi verso le coste europee attratta dall’enorme mercato del gas della regione, il più grande e liquido disponibile, e dalla sua eccedenza di capacità di importazione di Gnl.

Avendo già riempito il grande mercato asiatico e una miriade di mercati secondari come il Medio Oriente, questo eccesso di Gnl per definizione avrà poche destinazioni alternative. In qualità di principale fornitore unico di gas in Europa, e avendo tradizionalmente svolto il ruolo di equilibratore del mercato europeo, Gazprom sarà il produttore più direttamente interessato da questo forte aumento della concorrenza”.

Gazprom però, avverte l’analista, può contare su un asso nella manica rappresentato dal basso costo marginale di produzione, per impegnarsi in una “guerra dei prezzi” e difendere la sua quota di mercato. Anche se, aggiunge, potrebbe entrare in gioco un altro fattore fondamentale: e cioè la fine del monopolio legale di esportazione di Gazprom verso l’Europa ad opera dei principali produttori indipendenti interni Novatek e Rosneft che hanno “influenza nei circoli politici russi e stanno esercitando pressioni per ottenere l’accesso ai margini più elevati disponibili sul mercato europeo del gas” dando però, in questo modo, ancor più impulso al una politica aggressiva dei prezzi. A vantaggio dei consumatori europei di gas.