Scenari

Ecco come Eni si muoverà nel Medio Oriente

Zohr la chiave del Cane a sei zampe per diversificare le su attività. L’approfondimento di Energia Oltre

Eni ha venduto una partecipazione del 10 per cento di Zohr, il gigantesco giacimento di gas al largo della costa nord dell’Egitto, a Mubadala, il fondo di investimento degli Emirati Arabi Uniti, per 934 milioni di dollari. L’accordo arriva a pochi mesi dall’inizio della produzione di Zohr, scoperto nell’agosto 2015 da Eni e che sta già ridisegnando la geopolitica dell’energia nel Mediterraneo orientale, mantenendo le promesse di sviluppo della regione ma anche alimentando tensioni tra i paesi vicini. Dalla scoperta del giacimento egiziano, Eni ha venduto una quota del 10 per cento a BP, il gruppo petrolifero britannico, e un’altra quota del 30 per cento alla russa Rosneft. Con la vendita a Mubadala, Eni lascia in mano straniere il 50 per cento di Zohr, con BP e Rosneft che hanno ciascuna l’opzione di poter acquistare un ulteriore 5 per cento. Per Claudio Descalzi, amministratore delegato del Cane a sei zampe, l’ accordo di Mubadala segna un “ulteriore segnale circa la forza e la qualità di questo asset di classe mondiale sviluppato da Eni”.

eniLa vendita della partecipazione di Zohr è stata annunciata domenica assieme all’altra intesa realizzata con la compagnia statale degli Emirati Arabi Uniti Adnoc con la quale Eni ha firmato due Concession Agreement per l’ingresso con una quota del 5% nel giacimento a olio di Lower Zakum e con una quota del 10% nei giacimenti a olio, condensati e gas di Umm Shaif e Nasr, nell’offshore del Paese, per un corrispettivo di circa 875 milioni di dollari complessivi e una durata di 40 anni. Alla cerimonia di firma hanno partecipato il Principe Ereditario di Abu Dhabi, lo Sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, e il Primo Ministro italiano, Paolo Gentiloni, oltre all’Amministratore Delegato della società di stato ADNOC, Sultan Ahmed Al Jaber, e all’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi. “Questi accordi rappresentano una mossa strategica per Eni per l’ingresso in un Paese con riserve di idrocarburi tra le più grandi al mondo”, sottolinea in una nota la stessa azienda.

Lower Zakum si trova offshore a circa 65 chilometri al largo di Abu Dhabi. La scoperta risale al 1963 e la produzione è iniziata nel 1967, con un target di produzione di 450mila barili di olio al giorno. Umm Shaif e Nasr si trovano in offshore a circa 135 chilometri dalla costa di Abu Dhabi e hanno un target di produzione di 460mila barili di olio al giorno. “Sono molto contento di questo accordo che ci dà la possibilità di allargare la nostra presenza in Medio Oriente, in linea con la nostra strategia di espansione, e di creare una forte alleanza con ADNOC e Abu Dhabi – ha ammesso Descalzi -. Le due concessioni danno accesso a giacimenti giant con un enorme potenziale e Eni vuole contribuire alla massimizzazione della produzione futura con la sua migliore tecnologia”. Per l’Amministratore Delegato di ADNOC, Al Jaber “Questi accordi mettono in evidenza la fiducia del mercato internazionale nei piani di crescita a lungo termine di ADNOC e nel negli Emirati Arabi come contesto stabile e affidabile dove investire. Inoltre, ampliano e diversificano le nostre partnership, contribuendo nel contempo ad acquisire esperienza, tecnologia, accesso al capitale e al mercato. La nostra partnership con Eni, così come con gli altri partner nelle concessioni – ha aggiunto –, ci consentirà di accelerare la nostra crescita, aumentare le entrate e migliorare l’integrazione lungo la catena del valore nell’Upstream, come parte della nostra continua trasformazione, e accrescere ulteriormente le basi che sono state poste per fornire un business Upstream più redditizio. Con questi accordi, ADNOC continua a fare leva sul suo patrimonio di 46 anni di partnership di successo nel settore dell’energia, a sostegno della sua strategia 2030”.petrolio usa

“Eni è molto forte nell’Africa settentrionale, ma è stata tradizionalmente sottoesposta in Medio Oriente rispetto ai suoi concorrenti”, ha dichiarato Tom Quinn, un analista di ricerca senior di Wood Mackenzie al Financial Times. “L’azienda ha blocchi esplorativi in Oman e Libano ed essendo attività di frontiera, sono ad alto rischio ma potenzialmente altamente remunerative. Per bilanciarle l’affare Adnoc fornisce basso rischio e barili a lungo termine”, ha concluso l’analista.

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