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Frascati ospiterà la DTT per la fusione nucleare. C’è approvazione Enea

Il cda dell’Enea, coordinatore del programma nazionale di ricerca sulla fusione nucleare, ha approvato la graduatoria finale che posiziona al primo posto Frascati, nel Lazio, per ospitare  la Divertor Tokamak Test facility (DTT)
Lo scorso 4 aprile, il consiglio di amministrazione dell’ENEA ha approvato la graduatoria finale per scegliere il sito che ospiterà la Divertor Tokamak Test facility (DTT), il Centro di eccellenza internazionale per la ricerca sulla fusione nucleare. Sulla base dei requisiti tecnici, economici e ambientali richiesti, la commissione di valutazione ha assegnato il punteggio più elevato al sito di Frascati, nel Lazio, seguito da Cittadella della Ricerca (Brindisi) e Manoppello (Pescara).

LA DTT MADE IN ITALY

La macchina sperimentale porta la firma di Giuseppe Calabrò, Professore di tecnologie per la fusione nucleare all’Università degli Studi della Tuscia, membro del team che ha partorito il progetto. In una intervista al Messaggero, il Calabrò ha spiegato che per comprenderne la vasta portata basta pensare che 9mila tonnellate di carbone producono la stessa energia ottenuta da un chilo di combustibili usati nella fusione. Alla base della DTT c’è la tecnologia made in Italy, ideata dall’ENEA in collaborazione con CNR, INFN, Consorzio RFX, CREATE e alcune tra le più prestigiose università italiane. La DTT sarà un cilindro ipertecnologico alto 10 metri con raggio 5, all’interno del quale saranno confinati 33 metri cubi di plasma con un’intensità di corrente di 6 milioni di Ampere (pari alla corrente di sei milioni di lampade) e un carico termico sui materiali fino a 50 milioni di watt per metro quadrato (oltre due volte la potenza di un razzo al decollo).

UN RITORNO DI 2 MILIARDI DI EURO

Nel progetto saranno coinvolte oltre 1500 persone di cui 500 direttamente e altre 1000 nell’indotto con un ritorno stimato di 2 miliardi di euro, a fronte di un investimento di circa 500 milioni di euro. L’avvio dei lavori della DTT è atteso entro il 30 novembre 2018, con la previsione di concluderli in sette anni. Tra i finanziatori, sia pubblici sia privati, spiccano Eurofusion, il consorzio europeo che gestisce le attività di ricerca sulla fusione (60 milioni di euro) per conto della Commissione europea, il MIUR (con 40 milioni), il MISE (40 milioni impegnati a partire dal 2019, la Regione Lazio (25 milioni), l’ENEA e i partner con 50 milioni cui si aggiunge un prestito BEI da 250 milioni di euro. Partner straniero del progetto è la Repubblica Popolare Cinese con un investimento di 30 milioni.