Scenari

Per le Big Oil il gas è la risposta al riscaldamento globale

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La Conferenza mondiale sul gas di Washington ha ribadito il suo ruolo come combustibile del futuro dando ragione al rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia del 2011 sull’avvento di una potenziale “età dell’oro”

Per ridurre le emissioni e fornire elettricità a prezzi accessibili, il mondo deve bruciare più combustibili fossili, non meno. Questo è il messaggio che le più grandi aziende energetiche del mondo, racconta Bloomberg, hanno lanciato alla Conferenza mondiale sul gas di Washington questa settimana, durante la quale hanno sostenuto a gran voce il ruolo del gas naturale come combustibile del futuro, piuttosto che come semplice carburante per colmare il divario verso le energie rinnovabili.

NEL 2011 L’AIE PARLAVA DELL’AVVENTO DI UN’ETÀ DELL’ORO DEL GAS SUSCITANDO ILARITÀ

E pensare che nel 2011 l’Agenzia internazionale per l’energia parlava di una potenziale “età dell’oro del gas”, suscitando ilarità tra gli esperti del settore visto il crollo dei costi delle rinnovabili e la crescita costante dell’uso del carbone in alcune parti dell’Asia che sembravano aver contribuito a soffocare il potenziale di un cambiamento significativo del mix energetico globale verso il gas. Sette anni dopo, il giudizio positivo sul gas è stato almeno in parte confermato.

TRA IL 2010 E IL 2017 IL CONSUMO DI GAS È CRESCIUTO PIÙ RAPIDAMENTE DI QUALSIASI ALTRO COMBUSTIBILE FOSSILE

Nel periodo 2010-17 il consumo di gas è cresciuto, infatti, più rapidamente di qualsiasi altro combustibile fossile e i suoi vantaggi in termini di flessibilità, minore inquinamento e minori emissioni di gas a effetto serra sono sempre più interessanti per gli acquirenti in molte parti del mondo. L’ultimo rapporto dell’Aie sulle prospettive del gas, pubblicato la scorsa settimana, prevede che la domanda globale cresca in media dell’1,6 per cento all’anno fino al 2023, una cifra molto diversa dalla crescita media annua prevista per il consumo di petrolio, pari a circa l’1,4 per cento, ma sensibilmente più elevata. La crescita della domanda dovrebbe essere trainata principalmente dai mercati asiatici emergenti, in particolare dalla Cina. L’Aie prevede che il paese orientale rappresenterà un terzo della crescita della domanda mondiale di gas fino al 2022, in parte grazie al suo impegno a contenere l’uso del carbone e a ridurre l’inquinamento atmosferico locale. Un punto che colpisce nell’analisi dell’Aie, tuttavia, è che il gas per la produzione di energia elettrica e per uso residenziale e commerciale dovrebbe rimanere una fonte minoritaria di domanda in Cina al contrario dell’uso industriale e petrolchimico che rappresenterà il principale motore di crescita del consumo di gas cinese.

DAL GAS LA RISPOSTA A PIÙ ELETTRICITÀ E MINORI EMISSIONI SECONDO SHELL

Nel frattempo, il mondo sta affrontando una duplice sfida: quella di aumentare la fornitura di energia elettrica – che secondo Royal Dutch Shell Plc deve aumentare cinque volte nei prossimi 50 anni – e quella di ridurre le emissioni per raggiungere gli obiettivi di cambiamento climatico. Secondo le aziende energetiche, il gas ha un duplice vantaggio: se utilizzato per la produzione di energia, rispetto al carbone produce la metà delle emissioni di Co2, è abbondante e relativamente economico. La “grande sfida per noi del settore è aiutare le persone a riconoscere il gas come carburante di destinazione, non solo come carburante di transizione”, ha dichiarato Bob Dudley, amministratore delegato di BP Plc, nel corso di una tavola rotonda raccontata da Bloomberg. “C’è un altro schieramento, uno schieramento che stupisce, intento invece a screditare il gas come opzione”. Si tratta, in sostanza di una parte della politica e dell’opinione pubblica mondiale secondo cui, riferisce il quotidiano, i combustibili fossili, gas compreso, stanno causando i cambiamenti climatici e dovrebbero essere gradualmente eliminati. “Il gas non sarà una soluzione per la povertà in un mondo in cui il cambiamento climatico sta portando più persone alla povertà”, se le emissioni di metano continuano, ha detto Rachel Kyte, Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per l’Energia Sostenibile per Tutti, secondo quanto riferito sempre da Bloomberg.

IL GAS COME COMPLEMENTO ALLE RINNOVABILI

Secondo De la Rey Venter di Shell, riporta ancora Bloomberg, il gas dovrebbe essere visto anche come un complemento alle energie rinnovabili per quando le condizioni atmosferiche riducono la produzione di energia eolica e solare. “Se si vuole davvero avere molta energia rinnovabile nel proprio mix energetico, è necessario avere una spina dorsale nel mix energetico rappresentata proprio dal gas. Questo concetto del gas come fattore finale di penetrazione profonda delle rinnovabili in un mix energetico è molto forte”. Mike Wirth, Ceo di Chevron, ha avvertito infatti che concentrarsi esclusivamente sulle rinnovabili rischia di ignorare le esigenze dei paesi in via di sviluppo, dove un miliardo di persone non ha accesso all’elettricità. “Ognuna di queste persone merita l’accesso a un’energia affidabile e a prezzi accessibili”, ha detto aggiungendo che la domanda di energia aumenterà del 30 per cento fino al 2040, spinta dall’aumento della popolazione.

ALTRO PROBLEMA LE TENSIONI TRA USA E ALTRI PAESI

usaUn altro tema ampiamente discusso durante la conferenza, secondo quanto riporta Forbes, è stato l’intensificarsi delle controversie commerciali tra Stati Uniti e gli altri paesi. Darren Woods, amministratore delegato della ExxonMobil, e Michael Wirth, suo omologo alla Chevron, hanno entrambi espresso preoccupazione per l’impatto che queste contese possono provocare sull’industria energetica in particolare e sull’economia mondiale in generale. Patrick Pouyanné di Total è tra coloro che hanno evidenziato un problema specifico nelle crescenti tensioni commerciali: la prospettiva cioè che il Gnl statunitense possa soffrire di un accesso limitato al più importante mercato di crescita del mondo, la Cina.

PERDITE DI GAS E FLARING UNA MINACCIA PER IL SETTORE

Tra le minacce alla crescita del gas, sempre più al centro dell’attenzione dell’industria è il tasso di perdita di metano da pozzi, gasdotti e impianti. L’industria evidenzia spesso i dati scientifici secondo cui l’uso del gas produce minori emissioni di Co2 rispetto al carbone, ma i risultati sono condizionati anche dall’entità delle perdite derivanti dalla produzione, dallo stoccaggio e dall’uso del gas stesso. Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Aie, ha sostenuto che è nell’interesse dell’industria ridurre il più possibile le perdite di metano e contribuire a dare sostegno al gas perché “se la differenza sarà molto piccola in termini di emissioni, credo che ciò rappresenterà un cattivo risultato per le imprese del gas. Quindi, più ampie saranno le differenze di emissioni tra gas e carbone, meglio sarà per le imprese”, ha riportato Forbes. Le aziende energetiche hanno riconosciuto da tempo il metano come l’anello debole nella discussione sulla riduzione delle emissioni di gas e partecipano a una serie di programmi di condivisione delle tecnologie e di definizione di obiettivi per affrontarlo. Combattere le fughe di metano “sarebbe positivo per l’intero settore se vogliamo che il gas naturale trovi spazio per il futuro”, ha ammesso, secondo quanto riporta secondo Bloomberg, Pouyanne di Total che ha criticato nel corso della Conferenza di Washington Ryan Lance, CEO di ConocoPhillips, per non essersi unito a una coalizione di settore nata per combattere le fughe di metano. “È importante, dobbiamo farlo insieme”. Lance ha risposto ammettendo che Conoco non aveva bisogno di firmare un accordo per combattere qualcosa che stava facendo già da un decennio: “Sono contento che stiate riducendo il flaring Patrick perché la nostra azienda ha fatto un paio di anni fa” ha detto Lance. “Affrettatevi e recuperare”.