Scenari

Ecco le vere ragioni dell’accordo tra Egitto ed Israele sul gas

Motivi economici, religiosi ma anche di opportunità hanno sancito un’intesa che sembrava impossibile fino a qualche tempo fa

La scoperta del gigantesco giacimento di gas egiziano di Zohr nell’agosto 2015 era stata annunciata come la soluzione ai problemi energetici del paese. Eppure, nonostante abbia già cominciato la produzione di gas, di recente l’Egitto ha siglato un accodo per importare gas naturale dal suo ex nemico Israele. La Dolphinus Holdings, una società privata egiziana, ha firmato il 19 febbraio un’intesa con Noble Energy e i suoi partner per acquisire gas proveniente dai due più grandi giacimenti offshore di Israele e cioè Leviathan e Tamar. Il controverso accordo non è che l’ultimo capitolo di una saga egiziana del gas che è passata dal trionfo alla tragedia, per giungere ora a una sorta di rinascimento.

UN PO’ DI STORIA

Nel 2006 l’allora ministro del Petrolio egiziano Sameh Fahmy era stato accusato dalle compagnie petrolifere internazionali che lavoravano nel paese di mantenere i prezzi del gas troppo bassi, rendendo di fatto difficile se non impraticabile sviluppare il settore. La primavera araba, poi, fece definitivamente crollare la produzione nel 2011. Al tempo stesso i gasdotti che attraversavano il Sinai per raggiungere l’Egitto da Israele e Giordania vennero distrutti dagli insorti, creando una situazione di carenza di combustibile nel paese. Anche i due impianti di Gnl costruiti da BG (ora Shell) e Idku vicino Alessandria e da Eni a Damietta, nel Delta orientale del Nilo interruppero l’export, aggravando ulteriormente i problemi del paese. La svolta è arrivata con il governo del Presidente Abdel-Fattah Al-Sisi che ha affrontato il problema a partire dal 2015, aumentando i prezzi del combustibile, tagliando le sovvenzioni e iniziando a importare Gnl attraverso nuovi terminali galleggianti realizzati per alimentare una serie di centrali elettriche rapidamente messe in servizio per porre fine ai frequenti blackout nel paese. Tuttavia, gli acquisti di Gnl sono risultati costosi, pari a circa 3,55 miliardi di dollari per l’esercizio finanziario 2015-2016, e hanno rappresentato una quota consistente del disavanzo delle partite correnti dell’Egitto, pari a 18,7 miliardi di dollari. Il rapido sviluppo di Zohr, a soli due anni e mezzo dalla scoperta ha rappresentato quindi una svolta grazie all’aumento dei prezzi di gas e all’urgenza del governo di trovare in fretta altre fonti di approvvigionamento. Da allora, infatti, insieme ad altre scoperte di Eni e BP, ha notevolmente ridotto il fabbisogno di Gnl, con l’obiettivo di terminare le importazioni quest’anno per avere un’eccedenza a partire dal 2019.

LE VERE RAGIONI DELL’ACCORDO TRA ISRAELE ED EGITTO

Alla luce di ciò, risulta ancora più difficile capire lo scopo dell’accordo con Israele. In realtà, invece, la spiegazione è semplice secondo Robin Mills di Bloomberg: “Da un lato, l’Egitto deve coprire la domanda futura. Il rapido declino della produzione di base e l’aumento della domanda da parte delle nuove centrali possono far sì che, in assenza di nuovi sviluppi, il paese possa tornare ad essere un importatore netto già nel 2021”. Per questo il paese “dovrà gestire la sua domanda di gas ricorrendo all’energia solare, eolica e carbonifera e, se mai, a una centrale nucleare di costruzione russa che dovrebbe entrare in funzione solo nel 2029”. Ma l’Egitto ha anche l’ambizione di trasformarsi in un hub del gas. Un target “strategico” secondo Bloomberg visto che la commercializzazione del gas nel Mediterraneo orientale è sempre stata difficile a causa dei contrasti sui confini e per via due importanti ostacoli diplomatici: “Il mancato riconoscimento della Repubblica di Cipro da parte della Turchia e la mancanza di relazioni tra Israele e Libano2. A riprova di ciò il 23 febbraio scorso, alcune navi da guerra turche hanno impedito, infatti, all’Eni di perforare un pozzo a est di Cipro, sostenendo che anche la parte turco-cipriota dell’isola doveva avere voce in capitolo. A ciò va aggiunta la modestia dei mercati di Cipro, Israele, Libano e Giordania e il fatto che le scoperte effettuate finora, tutte in acque profonde, non erano economicamente convenienti in presenza di bassi prezzi del gas. Ma a livello più generale tutto ciò significa, in sostanza, che realizzare progetti di export richiede aggregazioni di paesi e società diverse e l’utilizzo di un mix di infrastrutture preesistenti e nuove. egitto

Anche le rivalità aziendali svolgono un ruolo importante. “Il consorzio Noble si trova ad affrontare un nuovo concorrente in Israele: la società greca Energean, che, pur operando in campi più piccoli, ha gareggiato aggressivamente sui prezzi, rendendo difficile per il primo aggregare vendite sufficienti per procedere con lo sviluppo del Leviathan – sottolinea Bloomberg -. Eni ha appena fatto una grande scoperta, chiamata Calypso, forse grande come Zohr, al largo della costa sud-occidentale di Cipro, e preferirebbe svilupparla attraverso il gasdotto Zohr e probabilmente utilizzare parte del gas per il suo impianto Gnl di Damietta. L’Eni non ha particolari ragioni per aiutare lo sviluppo del gas di Noble, né quello del più piccolo giacimento cipriota di Afrodite di proprietà di Noble/Shell, che è ancora in fase di sviluppo. La prospettiva di concorrenza di Calypso può avere forzato la mano di Noble nei suoi rapporti con Dolphinus. Il prezzo apparente del gas concordato è infatti leggermente inferiore a quello di Zohr”.

ASPRE CRITICHE SULL’ACCORDO IN EGITTO

L’accordo attuale ha suscitato accese critiche all’interno dell’Egitto, dove gli oppositori del progetto sono scontenti di acquistare gas da Israele quando si suppone che il loro paese abbia raggiunto l’autosufficienza. Senza dimenticare che le parti non hanno scelto una via di export tra le varie opzioni: e cioè passare attraverso la Giordania (le cui importazioni di gas da Israele hanno pure suscitato proteste), per cercare di resuscitare il gasdotto distrutto da Ashkelon a El Arish, oppure costruire un nuovo gasdotto sottomarino che scavalchi il Sinai settentrionale. Non bisogna trascurare, infine, il fatto che i due impianti di Gnl egiziani sono in grado di esportare circa 7,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno mentre la fornitura concordata con Dolphinus è di 64 miliardi di metri cubi in un decennio circa, che, se non fosse necessaria per usi domestici, consentirebbe agli impianti di Gas liquefatto di operare quasi a pieno regime facendo ritornare il paese alle esportazioni. “Un’altra possibilità è un accordo con l’Arabia Saudita, che è a corto di gas nonostante la sua ricchezza petrolifera, e attualmente sta discutendo la possibilità di importare gas naturale liquefatto con la Russia – ha sottolineato Bloomberg – . La sua nuova città di Neom nel nord-ovest del paese, adiacente a Giordania, Israele ed Egitto, potrebbe essere un buon posto per importare gas egiziano adeguatamente rietichettato”. Insomma, chiosa il quotidiano finanziario “se gli egiziani riusciranno a superare il disagio di acquistare da Israele, avranno la possibilità di soddisfare le proprie esigenze future e di essere l’attore indispensabile del gas del Mediterraneo orientale”.

ACCORDO STRATEGICO ANCHE PER ISRAELE

gasdottoL’accordo sul gas naturale siglato con l’Egitto ha un grande valore strategico anche per Israele. “Nella nuova realtà creatasi, qualsiasi danno da parte di Hezbollah o Hamas alla capacità di Israele di produrre gas influenzerà anche la fornitura di energia elettrica in Giordania, Egitto e Autorità palestinese”, ha ammesso l’Istituto per gli Studi di Sicurezza Nazionale (INSS) in uno studio dei ricercatori Oded Eran, Ofir Winter, ed Elai Rettig pubblicato la scorsa settimana. Secondo quanto riporta il sito Globes citando la ricerca, questo interesse “diventerà una componente importante nella cooperazione di intelligence e sicurezza con i paesi vicini per identificare e prevenire il sabotaggio, e un catalizzatore per cercare la calma in caso di scoppio di combattimenti con una di queste organizzazioni”. Insomma l’accordo “potrebbe migliorare l’equilibrio di potere in Medio Oriente e la stabilità con il Libano e l’Autorità Palestinese, e alleviare la minaccia iraniana”.

È inoltre probabile che costituisca un punto di svolta per i decisori del ministero delle Infrastrutture, dell’Energia e delle Risorse idriche di Gerusalemme. “La costruzione di un gasdotto tra Israele e l’Italia non è economicamente conveniente, e dovrebbe essere riconsiderata alla luce dell’accordo che è stato firmato. La quantità di gas naturale nel Mediterraneo orientale è relativamente ridotta rispetto al consumo in Europa, che può essere in parte fornito dai giacimenti della nostra regione trasportando il gas agli impianti di liquefazione in Egitto e inviandolo in Europa in autocisterne”. Secondo lo studio dei ricercatori israeliani, inoltre, l’Egitto ha avuto una serie di importanti ragioni per sostenere l’accordo: “In primo luogo, l’Egitto cerca di liquidare gli 1,76 miliardi di dollari a titolo di risarcimento che le società egiziane del gas sono state chiamate a versare all’Israel Electric Corporation (IEC) nell’ambito di una sentenza arbitrale internazionale del 2015. In secondo luogo, la decisione di destinare la maggior parte del gas del campo di Zohr al consumo interno egiziano apre la strada al flusso di gas da Israele, Cipro e altri paesi verso gli impianti di liquefazione di Damietta e Idku per l’esportazione in Europa… La terza considerazione è la promessa di entrate stimate a circa 22 miliardi di dollari in 10 anni”. Per quanto riguarda Israele, al di là dei vantaggi economici, “l’obiettivo celebrato da al-Sisi sembra aver posizionato Israele ed Egitto come giocatori della stessa ‘squadra’ che lavorano per promuovere obiettivi condivisi”, afferma l’articolo. Ma secondo i ricercatori, “…è ancora troppo presto per considerare l’accordo una svolta nella normalizzazione delle relazioni. Poiché dagli anni ’80 esistono accordi in materia di energia tra Israele e l’Egitto. Inoltre, in questa fase è difficile valutare in che misura i frutti dell’intesa si ripercuoteranno sull’opinione pubblica egiziana e rafforzeranno il suo entusiasmo per la pace”.