Scenari

Gas, la domanda aumenterà fino al 2040

Il ritmo di questa crescita sarà determinato da una serie di fattori, tra cui l’accessibilità economica del gas rispetto ad altri combustibili e tecnologie, le politiche messe in atto dai governi e l’impatto di un mercato globale del gas sempre più liquido e interconnesso sugli investimenti e sulla sicurezza degli approvvigionamenti

 

 

Il ruolo che il gas naturale può svolgere nel futuro globale dell’energia è legato indissolubilmente alla sua capacità di contribuire ad affrontare i problemi ambientali. É quanto emerge dalle anticipazioni del World Energy Outlook 2017 (WEO) dell’Agenzia internazionale per l’energia  (Aie), in attesa della pubblicazione completa dello studio il prossimo 14 novembre. Secondo gli autori del rapporto Tim Gould, numero uno dell’Energy Supply Outlook Division del WEO, e del senior analyst Christophe McGlade, “considerate le preoccupazioni per la qualità dell’aria e i cambiamenti climatici che si profilano, il gas naturale offre molti vantaggi potenziali nel caso sostituisca i combustibili più inquinanti”. Ciò è particolarmente vero, aggiunge lo studio, “se si considerano i limiti di rapidità con cui le opzioni in materia di rinnovabili possono essere utilizzate”, il fatto che “opzioni a zero emissioni di carbonio economicamente vantaggiose possono essere più difficili da trovare in alcune parti del sistema energetico” e se si valuta che la flessibilità che il gas naturale apporta al sistema energetico “può renderlo particolarmente adatto all’aumento di fonti rinnovabili variabili come l’eolico e il fotovoltaico”.

Grazie a queste caratteristiche, sottolinea l’Agenzia internazionale per l’energia, “la domanda di gas aumenterà fino al 2040 in tutti gli scenari del WEO-2017. Il ritmo di questa crescita sarà determinato da una serie di fattori, tra cui l’accessibilità economica del gas rispetto ad altri combustibili e tecnologie, le politiche messe in atto dai governi e l’impatto di un mercato globale del gas sempre più liquido e interconnesso sugli investimenti e sulla sicurezza degli approvvigionamenti”. Non solo. Il suo successo “dipenderà anche dalla credibilità dell’industria nel dimostrare che le emissioni di metano prodotte dalle attività petrolifere e del gas sono ridotte al minimo”.

Gas: emissioni ridotte rispetto ad altre fossili

Le emissioni derivanti dalla combustione di gas naturale, infatti, sono ben note e presentano evidenti vantaggi rispetto ad altri combustibili fossili. Le emissioni di CO2 per unità di energia prodotta generate dal gas sono inferiori di circa il 40% rispetto al carbone e di circa il 20% rispetto al petrolio. Il vantaggio si rafforza se si considerano le emissioni dei principali inquinanti atmosferici, comprese le polveri sottili (PM 2.5), gli ossidi di zolfo, principalmente anidride solforosa (SO2) e gli ossidi di azoto (NOX). Secondo il rapporto speciale Aie, Energy and Air Pollution 2016, questi tre inquinanti sono i responsabili degli impatti più diffusi dell’inquinamento atmosferico. La combustione del gas produce livelli significativi di ossidi di azoto (NOX), con circa il 10% delle emissioni globali di NOX derivanti dall’uso di gas. Tuttavia, non produce praticamente emissioni di SO2 e livelli trascurabili di PM2,5. L’uso del carbone, al contrario, domina le emissioni globali di SO2, i prodotti petroliferi utilizzati per i trasporti sono la fonte principale di NOX, mentre la combustione del legno e di altri combustibili solidi tradizionali è responsabile di oltre la metà delle attuali emissioni di PM2,5 secondo l’ultimo rapporto speciale dell’Aie, Energy Access Outlook 2017.

La questione del metano

Le basse emissioni del gas naturale, contribuiscono a rafforzare il suo status di combustibile relativamente pulito rispetto ad altri fonti fossili, anche se ciò, avverte l’Aie, non significa necessariamente che il gas abbia un impatto sulla salute. La concentrazione di metano in atmosfera è attualmente circa due volte e mezzo superiore ai livelli preindustriali. Questo aumento ha importanti implicazioni per il cambiamento climatico. Nel 2012, ultimo anno per il quale sono disponibili dati esaurienti, le emissioni globali di metano sono stimate intorno ai 570 milioni di tonnellate (Mt) includendo sia le emissioni da fonti naturali (circa il 40% delle emissioni) sia quelle antropogeniche (il restante 60%). La principale fonte di queste ultime è l’agricoltura, responsabile di circa un quarto del totale, seguita dal settore energetico, che comprende le emissioni di carbone, petrolio, gas naturale e biocarburanti.

Secondo quanto emerge dai dati del World Energy Outlook 2017 si stima che nel 2015 le emissioni di metano provenienti dalle attività petrolifere e gassose siano state pari a 76 Mt, suddivise in parti approssimativamente uguali tra fonti naturali e umane. Tali emissioni provenivano da un’ampia varietà di fonti lungo le catene di valore di petrolio e gas, dalla produzione convenzionale e non convenzionale, alla raccolta e lavorazione del gas, fino alla trasmissione e distribuzione ai consumatori finali. Alcune emissioni sono accidentali, ad esempio a causa di una guarnizione difettosa o di una valvola che perde, mentre altre sono intenzionali, spesso per motivi di sicurezza. L’Aie stima che le grandi aree petrolifere e gassose di Eurasia e Medio Oriente siano le regioni con le maggiori emissioni, rappresentando quasi la metà delle emissioni totali a livello mondiale, seguite dall’America del Nord. La stima dell’Agenzia internazionale per l’energia sulle emissioni della catena di gas naturale (42 milioni di tonnellate nel 2015) si traduce in un’intensità di emissione per il gas pari all’1,7%, che rappresenta la percentuale media di gas prodotto che viene dispersa nell’atmosfera prima che raggiunga il consumatore.

Nonostante sia complicato fare dei calcoli rispetto alle emissioni provocate dal carbone (l’Aie ricorda ad esempio che il metano intrappola molto più calore del CO2 per unità di massa mentre è in atmosfera, ma rimane lì per un tempo molto più breve), tenendo conto delle stime dell’Agenzia internazionale per l’energia sulle emissioni di metano proveniente sia da gas sia da carbone, risulta che in media, si generano molte meno emissioni di gas serra rispetto a quelle che si generano dal carbone quando si produce calore o elettricità, indipendentemente dai tempi considerati. In ogni caso, precisa lo studio, “l’interesse ambientale per il gas non dipende dal fatto che supera le prestazioni in termini di emissioni rispetto ai combustibili ad alta intensità di carbonio”, ma dal fatto che la sua “intensità di emissione è la più bassa possibile”. Inoltre, aggiunge l’Aie, esiste un modo per affrontare il problema delle emissioni di metano proveniente dalle attività di estrazione petrolifere e del gas (rispetto ad altre fonti antropogeniche): immettere sul mercato il metano “catturato” per venderlo. “Se il valore di questo metano è superiore al costo della tecnologia per catturarlo, è possibile evitare le emissioni di un potente gas serra generando contemporaneamente un profitto”, nota il rapporto che stima come sia possibile in questo modo evitare l’immissione in atmosfera di circa tre quarti delle attuali 76 Mt di emissioni di metano. Ancor più significativo è il fatto che circa il 40-50% delle attuali emissioni potrebbe essere evitato senza alcun costo netto.

Da implementazione misure aumento temperature giù di 0,07 gradi entro il 2100

Snam gasLa domanda semmai è perché se una quota elevata delle emissioni attuali può essere mitigata con misure che si ripagano da sole non siano già state ampiamente adottate. “Tra le possibili ragioni vi sono la mancanza di consapevolezza dei livelli di emissioni o il rapporto costo-efficacia dell’abbattimento – spiega l’Aie –. Ma anche la concorrenza dei capitali all’interno delle imprese con una varietà di opportunità di investimento; periodi di rimborso non sufficientemente rapidi per superare la soglia di investimento; e la possibilità di dividere gli incentivi” facendo si che il proprietario dell’apparecchiatura non tragga direttamente vantaggio dalla riduzione delle perdite o il proprietario del gas non veda il suo pieno valore. Invece, il vantaggio di superare questi ostacoli sarebbe enorme, sottolinea l’Aie: “L’implementazione delle sole misure di abbattimento che hanno valori netti attuali positivi ridurrebbe di 0,07 gradi l’aumento della temperatura entro il 2100 rispetto alla traiettoria che non prevede riduzioni esplicite. Potrebbe non sembrare molto, ma è immenso in termini climatici. Per ottenere la stessa riduzione sarebbe necessario emettere 160 miliardi di tonnellate in meno di CO2 per tutto il resto del secolo. Ciò equivale grosso modo alle emissioni di CO2 che si sarebbero risparmiate chiudendo immediatamente tutte le centrali a carbone esistenti in Cina”. Le tecnologie e gli approcci per affrontare il problema delle emissioni di metano prodotte dal settore petrolifero e del gas “sono già disponibili e in questo settore si registra un numero crescente di iniziative volontarie e normative. Vi sono alcuni segnali di progresso: negli ultimi anni l’intensità delle emissioni di gas negli Stati Uniti, ad esempio, ha registrato una costante tendenza al ribasso. Tuttavia, per realizzare queste misure di abbattimento sarà necessario un cambiamento radicale nelle ambizioni, in un settore in cui pochi paesi dispongono di quadri specifici di mitigazione. L’opportunità di ulteriori azioni è convincente”.

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