Territori

Israele fiduciosa su nuove aste per il gas offshore

Il ministro dell’Energia Yuval Steinitz ha espresso ottimismo sulle prospettive di export ma nel frattempo il paese è indietro con le quote previste e le grandi scoperte egiziane minano le certezze

C’è fiducia in Israele sul fatto che la seconda asta per vendere i diritti per sviluppare nuovi campi di gas naturale offshore abbia più successo rispetto a quanto accaduto con la prima tranche. Alcuni paesi arabi hanno dimostrato, infatti, maggiori aperture alle importazioni di combustibile secondo quanto riferito dal ministro dell’Energia israeliano Yuval Steinitz.

A OTTOBRE O NOVEMBRE ALL’ASTA 20 O 25 BLOCCHI NEL MEDITERRANEO

Israele, che ha scoperto grandi riserve di gas offshore nel 2009, terrà una seconda asta in ottobre o novembre, offrendo 20 o 25 blocchi nel Mediterraneo, riferisce Reuters. La prima asta, l’anno scorso, ha ottenuto offerte solo da due aziende; in quel momento alcune delle principali major del petrolio si erano mostrate, infatti, preoccupate dalle possibili reazioni da parte dei ricchi paesi petroliferi degli Stati arabi, ostili a Israele.

STEINITZ SPERA NELL’EFFETTO “TRAINO” DELLE VENDITE DI GAS IN EGITTO E GIORDANIA

Ma le cose stanno cambiando. L’Egitto, per esempio, ha accettato all’inizio di quest’anno di acquistare 15 miliardi di dollari in gas israeliano. Steinitz è fiducioso che questa vendita, così come una analoga effettuata in Giordania, aiuti l’asta di quest’anno a ottenere una maggiore attenzione. L’Egitto e la Giordania sono gli unici due paesi arabi ad avere trattati con Israele. Anche se i potenti Stati sunniti del Golfo come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti non riconoscono Israele, gli alleati degli Stati Uniti hanno una preoccupazione condivisa per l’influenza iraniana nella regione. “Penso che in passato le aziende fossero scettiche riguardo alle possibilità di esportazione” di Israele, ha detto Steinitz in un’intervista alla Reuters. “Ma le cose ora stanno diversamente”. Altro esempio è offerto dalla Giordania. Nel mese di marzo, i partner di Israele nel campo di Leviathan, uno dei principali field di gas naturale offshore del paese, si erano pronunciate a favore di una fornitura di combustibile alla Giordania per favorire al generazione di elettricità, ritenendo soddisfatte tutte le condizioni poste in essere negli accordi. Nel 2016 i partner di Leviathan avevano firmato, infatti, un accordo per un periodo di 15 anni del valore di 10 miliardi di dollari per la fornitura di gas alla Giordania, soggetto a condizioni e approvazioni. 

STEINITZ IN CERCA DI ADESIONI. PROBABILE OFFERTA DI INCENTIVI AD AZIENDE INTERESSATE

Steinitz ha incontrato a margine della Conferenza mondiale sul gas di Washington, cinque aziende energetiche questa settimana, in parte anche per suscitare interesse e raccogliere adesioni in vista dell’asta. Tra loro figurano Exxon Mobil, la francese Total, e l’australiana Woodside Energy. Ma il paese potrebbe vedersi costretto a offrire degli incentivi alle aziende interessate per sviluppare giacimenti offshore di gas, ha sentenziato Steinitz.

GASDOTTI O GNL PER CONVOGLIARE IL GAS ISRAELIANO

Le aziende che sviluppano i campi di piccole e medie dimensioni non affronterebbero limiti all’export, ha detto il ministro. Mentre le aziende che sviluppano campi più grandi vedrebbero i limiti all’esportazione come “minimi, quasi insignificanti”, ha ammesso Steinitz. Inoltre, alcune imprese non dovrebbero necessariamente collegarsi al sistema israeliano di trasporto del gas naturale e avrebbero la possibilità di convogliare il gas a Cipro o in Egitto o di costruire una piattaforma galleggiante per il gas naturale liquefatto. Israele ha molti piani in questo senso per il suo gas. Spera, in particolare, di vendere di più all’Egitto, dove il combustibile potrebbe essere convertito in GNL per l’esportazione, e di costruire due gasdotti – uno in Giordania, da dove il gas potrebbe essere inviato in India, evitando il Canale di Suez –, e un altro in Europa.

ISRAELE E LIBANO PRONTE A SUPERARE DISPUTE SU ESPLORAZIONI NEL MEDITERRANEO ORIENTALE

Israele e Libano, nel frattempo, hanno combattuto aspramente per superare le dispute riguardanti le esplorazioni nel Mediterraneo orientale. Il governo degli Stati Uniti ha cercato di contribuire a risolvere il disaccordo partecipando ai colloqui. Steinitz ha ammesso che sono intervenute nuove idee su come risolvere il problema, ma senza svelarle. Israele vorrebbe contribuire a porre fine al problema, una questione ancora più urgente per il Libano perché il gas contribuirebbe ad aiutare la sua economia, il pensiero del ministro israeliano.