Territori

Iran e Pakistan ai ferri corti per colpa di un gasdotto

An Iranian worker stands in front of a section of a pipeline after the project was launched during a ceremony with presidents of Iran and Pakistan on March 11, 2013 in the Iranian border city of Chah Bahar. The two leaders jointly unveiled a plaque before shaking hands and offering prayers for the successful conclusion of the project, which involves the laying of a 780 kilometre (485 mile) section of the pipeline on the Pakistani side, expected to cost some $1.5 billion. AFP PHOTO/ATTA KENARE (Photo credit should read ATTA KENARE/AFP/Getty Images)

La vicenda risale al 2009 e coinvolge anche le sanzioni internazionali

Islamabad ha invitato il vicino Iran a riprendere i colloqui sul progetto riguardante la realizzazione del gasdotto Iran-Pakistan. Secondo quanto riportano alcuni media locali, citando un alto funzionario del Dipartimento petrolifero del ministero dell’Energia, Islamabad avrebbe chiesto ai funzionari di Teheran di recarsi in visita in Pakistan proprio per condurre i negoziati sul gasdotto prima del mese del Ramadan, che si svolge a partire dalla terza settimana di maggio.

LA GENESI DELLA VICENDA

La vicenda nasce nel 2009 quando Pakistan e Iran firmarono un Gas Sales Purchase Agreement (SPGA), sulla base del quale il Pakistan avrebbe dovuto pagare una multa di 1 milione di dollari al giorno nel caso non si fosse approvvigionato di gas dall’Iran. Ma se Teheran ha realizzato la sua parte di infrastruttura, Islamabad non ha nemmeno cominciato per via delle sanzioni internazionali. Alla fine del 2016 alcune fonti avevano ipotizzato che il Pakistan avesse messo fine al progetto anche a causa delle pressioni politiche esercitate da un paese del Golfo. Per questo l’Iran ha chiesto 1,2 miliardi dollari in danni al Pakistan a febbraio di quest’anno come conseguenza della clausola, conteggiata a partire dal 1 gennaio 2015. Il governo iraniano ha minacciato anche di presentare all’Aia una richiesta di arbitrato internazionale contro il Pakistan per aver accantonato unilateralmente il progetto del gasdotto tra i due paesi. Per questo i primo ministro pakistano Shahid Khaqan Abbasi ha recentemente incaricato il dipartimento petrolifero del suo governo di invitare le autorità iraniane in Pakistan per proseguire i negoziati sul gasdotto. Il Pakistan ha dichiarato di non aver raccolto fondi per il progetto giustificandosi con le sanzioni di Stati Uniti e Nazioni Unite e ha chiesto a Teheran di evitare di applicare la clausola da 1 milione di dollari al giorno, ma il paese vicino si è rifiutato. La richiesta iraniana di 1,2 miliardi di dollari di danni è quasi pari al costo totale del progetto.