Scenari

Gazprom: la strategia per rimanere la numero uno

gazprom

Con le più grandi riserve di gas del mondo e un accesso senza pari al mercato europeo il monopolista russo è costretto a impiegare massicciamente risorse in nuovi progetti per salvaguardare la crescita, aumentando significativamente i prestiti e mettendo a rischio il cash flow

Guai in vista per Gazprom e i suoi progetti di espansione. Per gli Stati Uniti il gasdotto Turkish Stream che dalla Russia dovrebbe portare gas alla Turchia lungo il mar Nero, non va realizzato. Secondo quanto riferisce Reuters il vice segretario aggiunto del Dipartimento di Stato per le risorse energetiche, John McCarrick, ha espresso la contrarietà definitiva di Washington al progetto, al pari di altri progetti simili su cui l’amministrazione Usa aveva posto il veto in passato. Stesso discorso, ha precisato McCarrick, anche per il Nord Stream 2 che sempre dalla Russia dovrebbe trasportare combustibile in Germania e sul quale pesano le sanzioni Usa. Per questo, ha precisato il funzionario americano, se si raggiungerà un accordo tra Gazprom e i suoi finanziatori europei, sarà necessario esaminare i “contorni” dell’intesa prima di decidere se le aziende europee debbano o meno essere assoggettate alle misure punitive statunitensi.

Nord StreamNon solo. McCarrick ha definito il Nord Stream 2 “un progetto politico del governo russo” che ha come scopo principale quello di “deviare i flussi esistenti” che attualmente passano attraverso l’Ucraina e si dirigono verso l’Europa per “privare l’Ucraina dei pagamenti dovuti per i diritti di transito”. E aggiunto che gli Stati Uniti stanno liberalizzando le regole per aumentare le esportazioni di Gnl e lavorando con gli alleati europei per determinare le infrastrutture necessarie a stimolare la domanda.

I grandi progetti di Gazprom si sono ridimensionati

Queste decisioni rappresentano un duro colpo per il colosso energetico statale russo la cui ascesa, solo un decennio fa, sembrava inarrestabile. Con le più grandi riserve di gas del mondo e un accesso senza pari al mercato europeo, il numero uno di Gazprom Alexei Miller era abbastanza fiducioso nel prevedere che entro sette-dieci anni la sua azienda sarebbe stata valutata 1 trilione di dollari, rendendolo il re indiscusso dell’industria energetica mondiale. Il monopolista delle esportazioni di gas russo valeva all’epoca 255 miliardi di dollari. Ma nell’arco del decennio, invece di quadruplicare il valore, l’azienda è andata nella direzione opposta: oggi Gazprom, secondo il Financial Times, vale “solo” 55 miliardi di dollari ed costretta a impiegare massicciamente risorse in nuovi progetti per salvaguardare la crescita, aumentando significativamente i prestiti e mettendo a rischio il free cash flow, cosa che Miller avrebbe faticato a immaginare nel 2007.

Il primo colpo è arrivato dopo la crisi finanziaria del 2008, che ha colpito i prezzi dell’energia e abbattuto la domanda europea, il principale mercato di esportazione dell’azienda attraverso una vasta rete di gasdotti di epoca sovietica. Poco dopo, l’emergere della produzione statunitense di shale ha ridotto i prezzi dell’energia a lungo termine e creato un rivale che esporta Gnl. Le tensioni geopolitiche, infine, hanno fatto il resto inducendo alcuni paesi a cercare fornitori alternativi, mentre l’Ue ha aperto un indagine sulle strategie di Gazprom in materia di prezzi dopo che i clienti europei hanno iniziato a chiedere contratti meno costosi, costringendo l’azienda a sostituire gli accordi, molto lucrativi, con accordi più vicini al prezzo di mercato globale. Nel tentativo di combattere questa deriva, Gazprom ha scommesso forte aumentando i prestiti e “attaccando” il suo capitale, buttandosi a capofitto nella realizzazione di nuove infrastrutture in tutto il mondo che il Cremlino spera, garantiranno nel lungo periodo un nuovo aumento delle vendite.

Per il colosso russo aumentano gli investimenti

Il mese scorso Gazprom ha annunciato l’intenzione di stanziare il 24% in più di risorse per investimenti a lungo termine, spese in conto capitale e acquisizioni precedentemente previste. Questa settimana, Miller ha dichiarato inoltre che la spesa dell’anno prossimo raggiungerà il record di 1,28 milioni di rubli (22 miliardi di dollari), con un aumento del 13 per cento rispetto all’esborso del 2017, e di 1,4 milioni di rubli l’anno successivo, nell’intento di garantire la crescita delle esportazioni di gas. Tra il 2014 e il 2016 le spese per investimenti sono  aumentate del 26 per cento, mentre il prezzo medio al metro cubo è sceso di circa il 45 per cento. In questa ottica Gazprom sta finanziando contemporaneamente la costruzione di nuovi gasdotti in tre dei quattro angoli della Russia. In Estremo Oriente, sta spendendo circa 55 miliardi di dollari per il gasdotto Power of Siberia, lungo 3.000 km e diretto verso la Cina. Allo stesso tempo, sta costruendo il gasdotto Turkish Stream lungo 940 km per un investimento di 13 miliardi di dollari  e ha iniziato a lavorare al progetto Nord Stream 2 da 11,5 miliardi di dollari per approvvigionare con il suo gas la Germania e l’Europa settentrionale.

In passato Gazprom avrebbe cercato di ripartire i costi con i consumatori. Ma le sanzioni degli Stati Uniti contro la società , imposte a partire dal 2014 dopo l’invasione russa della Crimea e rafforzate quest’estate proprio contro i gasdotti, hanno sollevato dubbi sul fatto che le banche occidentali o le imprese possano continuare a fornire finanziamenti. Questo potrebbe lasciare Gazprom da sola a pagare il conto. Questo mese l’azienda russa ha rivelato che le sanzioni hanno messo a rischio tutti i piani sulle infrastrutture di esportazione, anche se in precedenza aveva assicurato di avere i mezzi per finanziarle indipendentemente dall’intervento degli istituti finanziari anche a costo di mettere a rischio il cash flow. “Pensiamo che il coinvolgimento in progetti infrastrutturali ad alta intensità di capitale come Power of Siberia, Turkish Stream e Nord Stream 2. . . possano benissimo esercitare pressioni sul futuro free cash flow di Gazprom”, ha dichiarato in una nota ai clienti questa settimana la banca russa VTB Capital. A riprova delle difficoltà, Miller qualche giorno fa ha dichiarato che per almeno i prossimi due anni non ci saranno aumenti di dividendi. In ogni caso per finanziare parte di questa spesa, l’azienda attingerà a finanziamenti esterni per il 2018 pari  a 417 miliardi di rubli, il 45% in più rispetto all’importo previsto per quest’anno. Gazprom continua a vantare comunque le più grandi riserve di gas al mondo, e rimane il principale fornitore europeo. “Nel breve termine, vediamo una più forte concorrenza sui prezzi tra i principali fornitori, ma Gazprom si sente a suo agio in queste condizioni”, ha ammesso qualche settimana fa il numero due di Gazprom Alexander Medvedev. La crescita futura avrà dunque un costo per continuare a sperare di raggiungere l’obiettivo del trilione di dollari.

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