Sostenibilità

Il puzzle delle rinnovabili in Giappone: quando il solare minaccia l’ambiente

Il paese si appresta a ridurre del 26% le emissioni ma gli ambientalisti sono preoccupati per come le autorità hanno deciso di procedere

Nell’era post-Fukushima le autorità locali in tutto il Giappone stanno corteggiando con sempre maggiore insistenza gli investimenti privati per aumentare la quota di rinnovabili nel paese e contribuire con le fonti pulite a una quota del mix energetico nazionale. Il programma dovrebbe aiutare il Giappone – al momento il quinto maggior emettitore mondiale di Co2 – a rispettare il suo impegno preso a Parigi di ridurre del 26% entro il 2030 le emissioni rispetto ai livello del 2013.

I TIMORI DEGLI AMBIENTALISTI NIPPONICI

giapponeSulla superficie del bacino della diga di Yamakura, per esempio, sono stati appoggiati migliaia di pannelli solari, un vero e proprio parco solare galleggiante collocato nella prefettura di Chiba, il più grande del suo genere in Giappone – e uno dei più grandi del mondo – che copre 180.000 metri quadrati, pari a circa 25 campi da calcio. Nei prossimi vent’anni i suoi 51 mila pannelli genereranno circa 16.170 megawattora all’anno, sufficienti per alimentare migliaia di famiglie locali. Ma alcuni ambientalisti hanno storto il naso di fronte al progetto sostenendo che la corsa a coprire ampie aree con pannelli solari ha il potenziale di scatenare catastrofi ambientali, anche se l’intenzione è quella di ridurre le emissioni di CO2. Un esempio concreto è il parco solare di Kamogawa la cui realizzazione contempla la distruzione di 300 ettari di foresta e della sua capacità di assorbire anidride carbonica.

IL GIAPPONE È IN FORTE RITARDO SULLE RINNOVABILI

Tra tutti i paesi che investono nelle energie rinnovabili, pochi hanno bisogno di un ripensamento radicale della politica energetica come il Giappone. Il paese ha recentemente festeggiato il settimo anniversario del disastro di Fukushima – che ha portato alla chiusura di decine di reattori nucleari – ma è ancora in ritardo rispetto ad altri paesi nello sviluppo dell’energia pulita. Secondo un rapporto del 2017 dell’Agenzia internazionale per l’energia, la Cina è di gran lunga il maggiore investitore in rinnovabili. Entro il 2022, sottolinea il rapporto, la capacità solare ed eolica cinese potrebbe raggiungere il doppio dell’attuale capacità energetica totale del Giappone. Nei prossimi quattro anni si prevede che la crescita della capacità di produzione di energia pulita in Stati Uniti, India e ‘Unione europea superi quella nipponica.

PER IL PREMIER SHINZO ABE OBIETTIVI RINNOVABILI AL 2030 TROPPO AMBIZIOSI

Secondo il ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria, le energie rinnovabili rappresentano quasi il 15% del mix energetico del Giappone, ma sono sminuite dal carbone al 30% e dal gas naturale liquefatto a quasi il 40%. In risposta, il governo sta cercando di aumentare la quota delle energie rinnovabili tra il 22% e il 24% entro il 2030, un obiettivo descritto come “ambizioso” dal primo ministro, Shinzo Abe, e criticato dal suo ministro degli Esteri, Taro Kono. “Per troppo tempo, il Giappone ha chiuso un occhio sulle tendenze globali, come il drastico calo del prezzo delle rinnovabili e l’inevitabile passaggio alla decarbonizzazione di fronte al cambiamento climatico”, ha detto Kono in una riunione dell’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili negli Emirati Arabi Uniti all’inizio di quest’anno, aggiungendo che l’impegno del Giappone per il 2030 è tristemente inadeguato, dato che le rinnovabili rappresentano già il 24% della produzione totale di energia a livello globale. “Come ministro degli Esteri giapponese, considero deplorevoli queste circostanze”.

PER IL JAPAN RENEWABLE ENERGY INSTITUTE CRESCENTE PREOCCUPAZIONE PER L’IMPATTO CHE I MEGA-IMPIANTI POSSONO AVERE SULLE AREE NATURALI

Nel suo rapporto sull’industria 2017, il Japan Renewable Energy Institute ha rilevato una crescente preoccupazione per l’impatto che i mega-impianti stanno avendo sulle aree di importanza naturale e storica, facendo eco ai timori degli attivisti secondo i quali la distruzione di terreni montani boschivi potrebbe aumentare il rischio di inondazioni e frane. Mega progetti solari sono in costruzione in altre parti del paese, anche in aree di bellezze naturali come la penisola di Izu e Nikko, un parco nazionale. Ma fintanto che le autorità locali considereranno i megasistemi solari una fonte di gettito fiscale – oltre che di elettricità a basso costo – gli oppositori saranno impotenti.