Scenari

Il governo Prodi tris. Dove non poté l’ulivo poté l’alga

Continuano a dividersi su tutti i fronti i ministri del governo gialloverde, vicino a diventare un governo Prodi tris, visto il numero di diatribe tra ministri manifestate dalla sproloquiante vivacità degli stessi. E cosi come per tutti i temi: migranti, porti, ilva, anche su Tap abbiamo il ministro di lotta e quello di governo.

Il tutto ovviamente ottenendo come unico risultato lo stallo nazionale.
Se vi avevamo annunciato lo scoop, sottaciuto dal governo, di come questo aveva ufficialmente dato il suo ok alla Tap approvando attraverso il Ministero delle Finanze il finanziamento al gasdotto da parte della Banca Europea Per la Ricostruzione e lo Sviluppo, non si fa attendere la reazione del ministro di lotta, in questo caso rappresentato da quello dell’ambiente Sergio Costa. Il quale proprio ieri ha annunciato la probabile riapertura dell’autorizzazione di Via al gasdotto. Questo dopo aver avviato un’ulteriore verifica di impatto ambientale legata alla presenza di posidonia a San Foca.

Quell’approdo fu selezionato infatti proprio perché il fondale a differenza di quello di Brindisi non era popolato da quest’alga.

Nel corso degli anni non sono mancate le polemiche su questo tema tra No Tap e Consorzio, ma il Comitato Via e il ministero dopo aver vagliato le mappe, confermarono l’assenza dell’alga.

Ma al nuovo ministro sembrano rispuntare i dubbi. Cosi ha risposto ieri durante un’audizione in commissione ambiente al Senato :”In relazione, al gasdotto trans-adriatico, il progetto è stato oggetto di procedura di Via conclusasi con decreto ministeriale positivo di compatibilità ambientale n. 223 dell’11 settembre 2014, modificato con decreto ministeriale n. 72 del 16 aprile 2015; l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio è stata data dal Mise con propri autonomi provvedimenti, tenuto conto che il ministero dell’Ambiente non ha competenza rispetto alle valutazioni in ordine alla opportunità della realizzazione dell’opera. Il decreto positivo è stato condizionato al rispetto di 58 prescrizioni riferite a diverse tematiche ambientali da attuarsi in relazione a differenti fasi di realizzazione dell’opera (progettazione esecutiva, avvio dei lavori, cantiere). Ricordo, in particolare, che è stata chiesta una verifica specifica sulla posidonia, per la quale si è in attesa di conoscerne l’esito tecnico”.

In linguaggio meno tecnico, il ministro ha specificato meglio la verifica durante un’intervista a Rai Tre: “Non è questione se il Tap sia inutile o no. La questione è ambientale. Limitatamente alla mia competenza stiamo semplicemente verificando se la valutazione di impatto ambientale è adatta a quel ramo di mare sul quale il Tap interviene. Verifichiamolo fino in fondo. C’è una questione collegata con delle sottospecie di posidonia, è semplicemente un fatto tecnico. Sicuramente non riguarda solamente il ministero dell’Ambiente, riguarda il governo. Io non posso parlare a nome del governo, non sarebbe corretto. Ma a nome dell’Ambiente stiamo verificando l’aspetto della tutela ambientale della Tap, tutto il resto riguarda il governo nel suo intero”.

Come vedete lo scaricabarile continua. Dopo il ministro del Sud Lezzi, eletta tra le fila No Tap, che una volta al governo si scrolla dalle responsabilità affidandole al Comitato di conciliazione (a proposito: esiste?) e a un accordo internazionale già scritto (prima di essere eletta non lo sapeva?), ora Costa passa la palla al Mise.

E così dove non poté l’ulivo, nel bloccare un gasdotto di 878 chilometri di cui solo 8 in Salento, forse potrà l’alga.

L’85% dei lavori però è già completato. Come per Di Maio ancora intento a leggere le 23mila pagine Ilva, i lavori avanzano.
Senza di loro.