Sostenibilità

Eolico, quanto valgono gli investimenti in Ue? Report WindEurope

Tower men climb a tower near a wind turbine in Elgin, Minnesota, U.S. Photographer: Ariana Lindquist/Bloomberg

Tutti i numeri di un mercato in crescita nell’ultimo rapporto di WindEurope che  evidenzia però prospettive poco chiare

L’Europa ha installato 16,8 GW (di cui 15,7 GW nell’Unione europea) di capacità eolica aggiuntiva lorda nel 2017, segnando un anno record per le installazioni. Con una capacità netta totale di 169 GW – di cui 153 GW forniti da impianti a terra e 16 GW da centrali offshore -, l’energia eolica rimane la seconda più grande forma di produzione di energia elettrica nel Vecchio Continente, avvicinandosi agli impianti a gas, con una quota del 18 per cento sul mix complessivo. È quanto emerge dall’ultimo rapporto di WindEurope sull’eolico onshore e offshore.

Le cifre dell’Europa. Italia lontana dai vertici della classifica guidata dalla Germania

I nuovi impianti eolici sono cresciuti del 20% rispetto al 2016 e hanno superato il precedente record di 12,8 GW del 2015. La capacità eolica di terra è cresciuta di 12,5 GW mentre l’eolico offshore di 3,1 GW. Sette Stati membri dell’Ue hanno registrato un anno record: Germania (6,6 GW), Regno Unito (4,3 GW), Francia (1,7 GW), Finlandia (577 MW), Belgio (476 MW), Irlanda (426 MW) e Croazia (147 MW). Sempre nel 2017 il vento ha generato in totale 336 TWh, sufficienti a coprire il 12% della domanda di elettricità dei Ventotto. E se la Germania rimane il Paese con la più grande capacità eolica installata (56 GW), la Danimarca è quello in cui l’eolico soddisfa una quota maggiore dei consumi (44%). Anche l’Italia è cresciuta ma difficilmente i volumi attuali possono inserirla nei primi posti delle classifiche europee: nel 2017 ha installato 252 MW eolici portando così a capacità nazionale cumulata a 9.479 MW, con una percentuale media annua di elettricità coperta dal vento del 5,2%.

Nel 2017 l’eolico rappresenta la metà della potenza installata

Secondo il rapporto di WindEurope, l’energia eolica ha rappresentato lo scorso anno il 55,4% di tutta la potenza installata (con 15,7GW) mentre le energie rinnovabili hanno rappresentato, nel complesso, quasi tutta la potenza delle nuove centrali elettriche installate in Ue: 24,1 GW su un totale di 28,3 GW di capacità lorda di produzione elettrica. Il solare fotovoltaico si è posizionato al secondo posto con 6 GW (21,5%), seguito dal gas con 2,6 GW (9,2%); il carbone ha aggiunto 1,7 GW di nuova capacità (6,1% degli impianti totali), l’ idroelettrico 1 GW (3,9%) e la biomassa 964 MW. Sempre nel 2017 i paesi hanno smantellato 7,5 GW di capacità elettrica generata da carbone, 2,2 GW di capacità generata da gas e 2,1 GW di capacità generata da olio combustibile. Anche 640 MW di energia eolica sono stati dismessi.

Il volume degli investimenti ha raggiunto i 22 miliardi di euro, in calo del 19% rispetto al 2016

Non solo. Il 2017 è stato anche un anno record per i nuovi investimenti nei futuri parchi eolici: 11,5 GW di progetti hanno raggiunto la decisione finale di investimento di cui 9 GW per l’eolico onshore e 2,5 GW per l’offshore. Nonostante ciò, però, il valore di questi investimenti, pari a 22,3 miliardi di euro (14,8 miliardi di euro a terra e 7,5 miliardi di euro all’estero), è diminuito del 19% rispetto al 2016 con l’eolico offshore in calo del 60%, rispetto a un onshore da record. La riduzione dei costi nella catena di approvvigionamento dell’industria eolica e l’aumento della concorrenza nelle aste hanno dato agli investitori più capacità per meno liquidità. La Germania è stato il maggiore investitore generando un’attività finanziaria complessiva di 6,7 miliardi di euro per la costruzione di nuovi parchi eolici. Ciò rappresenta il 30% degli investimenti totali in energia eolica effettuati nel corso dell’anno passato. Il Regno Unito è al secondo posto con 5 miliardi di euro, pari al 22% degli investimenti totali.

Per Giles Dickson, CEO di WindEurope prospettive a medio e lungo termine incerte

“Il 2017 è stato un anno importante per l’energia eolica, con un alto numero di nuovi impianti e un installato che rappresenta il 12% dell’elettricità europea – ha ammesso Giles Dickson, CEO di WindEurope -. È un’ulteriore prova che il vento è mainstream e fornisce un ritorno dell’investimento. Inoltre è economico, sempre più stabile, e i consumatori industriali si rivolgono ad esso come fonte energetica. I governi non hanno nulla da temere nell’essere ambiziosi sull’eolico e sulle rinnovabili in senso ampio. Il fatto che si sia trattato di un anno record riflette l’avvio dei nuovi progetti che ora beneficiano delle tariffe di riacquisto e di altri vecchi regimi di sostegno ancora in vigore. Ciò vale in particolare per la Germania, con i suoi 5 GW di nuova installazione onshore, e vale anche per il Regno Unito e la Francia”. Nonostante le cifre tuttavia, avverte Dickson “le prospettive a medio e lungo termine per l’eolico sono incerte. Il passaggio alle aste è stato più lungo del previsto. E, aspetto cruciale, ci manca chiarezza da parte di molti governi sulle loro ambizioni sulle rinnovabili dopo il 2020. I paesi devono iniziare a chiarire la quantità di energia eolica che intendono utilizzare in futuro. Questo darà visibilità all’industria, permettendoci di pianificare in anticipo e ridurre i costi. Consentirà inoltre ad altri, come i gestori dei sistemi di trasmissione, di pianificare la necessaria costruzione delle infrastrutture. L’industria eolica non investirà nell’economia europea se le prospettive di mercato non ci sono. I paesi hanno ora la possibilità di trasformare i loro piani nazionali per l’energia e il clima in opportunità di investimento impegnandosi a realizzare volumi eolici più ambiziosi. È ormai chiaro, data la recente espansione delle energie rinnovabili e il rapido calo dei costi, che l’Europa può raggiungere l’obiettivo del 35% di energie rinnovabili entro il 2030 – ha concluso il Ceo di WindEurope -. Un obiettivo del 35% non è solo accessibile, ma economicamente auspicabile. È quello che vuole il Parlamento europeo. La Commissione sembra sostenere un obiettivo più elevato. Gli Stati membri devono ora riconoscere i vantaggi sociali ed economici di una maggiore ambizione. L’industria eolica ha dimostrato di essere in grado di fornire risposte. Ora abbiamo bisogno anche della politica”.