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Nuovi ostacoli all’orizzonte per Nord Stream 2. Ecco quali

The 25-metre-long connecting segment between the onshore and offshore parts of Line 1 of the Nord Stream Pipeline is precisely positioned in order to complete the final weld, or golden weld.

L’Europa è ancora divisa sul progetto, Polonia in prima fila contro il gasdotto. Tutti gli aggiornamenti sul progetto russo

Un nuovo ostacolo si profila all’orizzonte del Nord Stream 2, il gasdotto progettato dai russi di Gazprom per raddoppiare la quantità di gas da fornire all’Europa attraverso il terminal tedesco. L’autorità Antitrust polacca ha infatti dichiarato che il colosso russo e le cinque società europee (la francese Engie, l’austriaca Omv, l’anglo-olandese Shell e le tedesche Uniper e Wintershall) che finanziano l’infrastruttura non avrebbero fatto abbastanza per rendere il progetto “conforme” alle normative polacche.

ANTITRUST POLACCO: TENTATIVO DI AGGIRARE LE DECISIONI DI VARSAVIA

PoloniaLa Polonia si oppone da tempo all’espansione del principale collegamento tra Russia e Germania, il più grande mercato europeo per il gas, sostenendo che ciò aumenterebbe la dipendenza dell’Europa da Mosca rischiando di isolare i paesi di transito come l’Ucraina. Già nel 2016 Gazprom aveva concluso uno “shareholder agreementcon Royal Dutch Shell Plc, Wintershall, Uniper, OMV ed Engie dopo che l’autorità di regolamentazione polacca aveva bloccato la costituzione di una società comune adducendo preoccupazioni circa il fatto che ciò avrebbe ostacolato la concorrenza sul mercato nazionale del gas. Le società europee hanno invece offerto prestiti per il progetto, un cambiamento che “potrebbe essere un evidente tentativo di aggirare la mancanza di consenso per creare una società che finanzia la costruzione del gasdotto”, ha detto il regolatore polacco. “Il nostro obiettivo non è bloccare il progetto, ma assicurarci che la legge venga rispettata, ma allo stesso tempo il progetto potrebbe subire un ritardo – ha detto da Varsavia Marek Niechchal, a capo dell’Antitrust secondo quanto riportano vari media tedeschi –. Per noi la procedura è un precedente importante, perché qualcuno sta cercando di bypassare la decisione precedente semplicemente ridipingendola”.

POTREBBE COSTITUIRE UN OSTACOLO ALLA CONCORRENZA SUL MERCATO POLACCO

Il regolatore sostiene che Nord Stream 2, raddoppiando la capacità del gasdotto esistente fino a quasi il 30% della domanda dell’Unione Europea quando inizierà a funzionare, presumibilmente alla fine del prossimo anno, potrebbe costituire un ostacolo alla concorrenza sul mercato polacco, rafforzando la posizione negoziale di Gazprom nei confronti degli acquirenti locali di gas. La Russia è, infatti, il più grande fornitore del paese. A fine aprile, al temine di un’indagine durata circa un anno e dopo aver ottenuto tutti i documenti sul finanziamento a Gazprom, l’Antitrust polacco ha quindi formulato i suoi addebiti nei confronti delle aziende e concesso 21 giorni di tempo per rispondere. Al termine di questo periodo l’Authority polacca dovrà quindi esaminare le risposte e decidere se imporre o meno sanzioni. Solo nel caso in cui le aziende europee decidessero di ritirare il loro appoggio finanziario lasciando i russi da soli nel portare avanti il progetto, il regolatore polacco non potrebbe protestare, ha detto Niechcial. “Gazprom sta lavorando pienamente in linea con la legislazione e le decisioni dei regolatori”, ha replicato il portavoce di Gazprom Sergei Kupriyanov senza entrare nel merito del caso. Second Bloomberg Engie e Uniper si sono rifiutati di commentare, OMV ha preso tempo prima di chiarire mentre Shell e Wintershall hanno detto di stare ancora valutando la lettera.

L’UCRAINA RISCHIA GROSSO

Il governo polacco protesta da tempo contro la costruzione del gasdotto sostenendo che potrebbe consentire a Gazprom di aggirare le vie di transito attraverso l’Ucraina. Ma il mese scorso il vice presidente della società russa Alexander Medvedev si era pronunciato sulla questione affermando fosse troppo presto per commentare i volumi di transito del gas dopo la scadenza del contratto con l’Ucraina nel 2019. Che comunque, secondo Kiev, avrebbe bisogno di almeno 40 miliardi di metri cubi all’anno per coprire i costi di gestione della rete ma anche per coprire parte del bilancio con i diritti di transito del valore di circa 1 miliardo di dollari.

PER GLI ESPERTI LA GERMANIA NON CAMBIA IDEA SUL PROGETTO MA C’È IL NODO FINANZIAMENTI

In ogni caso la costruzione del terminal tedesco è iniziata nella città di Lubmin sulla costa del Mar Baltico il 3 maggio e ha già raggiunto l’obiettivo di seminare discordia tra i paesi europei. Nonostante i tedeschi abbiano aggiustato il tiro recentemente – con la cancelliera Angela Merkel che ha riconosciuto l’importanza di proteggere gli approvvigionamenti di Kiev – qualche analista non è convinto del cambiamento di rotta. È il caso di Tim Boersma, direttore dei mercati globali del gas naturale della Columbia University che ha parlato con Deutsche Welle: “Non credo che la Merkel abbia cambiato la sua posizione riguardo al Nord Stream 2. Se è vero che il progetto, anche in Germania, non è privo di controversie, e che il tono della Merkel di un paio di settimane fa era diverso da quello del passato, il messaggio non lo è stato”. Anche le sanzioni stanno causando problemi alle banche russe, ostacolate nella raccolta dei fondi da Usa e Ue, tanto che Julia Pfeil, avvocato alla Dentons, ha detto al quotidiano tedesco Handelsblatt: “Non credo che il gasdotto sarà completato a breve. Le banche esiteranno a fornire finanziamenti”.

norMANCANO LE AUTORIZZAZIONI DI SVEZIA, FINLANDIA E DANIMARCA

Svezia e Finlandia, comunque, non hanno ancora rilasciato le autorizzazioni necessarie al gasdotto per attraversare la loro zona economica esclusiva, mentre la Danimarca, nelle cui acque territoriali passerebbe il tubo sottomarino, sono riluttanti a prendere posizione e non vogliono affrettare la decisione adducendo possibili danni alla flora del Mar Baltico. Il consorzio Nord Stream 2 ha dichiarato in ogni caso che sta effettuando indagini per trovare una rotta alternativa a nord dell’isola danese di Bornholm al di fuori dei confini territoriali della Danimarca, ma che costerebbe tempo e denaro. Secondo Reuters almeno il 5 per cento dei costi totali. Per il professor Brenda Shaffer, esperto di Russia presso la Georgetown University, però il gasdotto rimane necessario per tre motivi: “In primo luogo, significa energia più pulita per la Germania – ha detto a Deutsche Welle –. Berlino parla, ma non cammina sulle emissioni. Senza più gas nel suo mix energetico, la Germania continuerà a dipendere eccessivamente dal carbone, soprattutto dopo la prossima fase di chiusura delle centrali nucleari. Secondo, per la Germania, le relazioni con la Russia sono estremamente importanti e il commercio del gas è visto come una componente positiva della loro cooperazione. Terzo, il transito del gas fino all’Ucraina e il backup fino alla Germania è destinato a diventare molto più costoso dopo che la Russia inizierà a produrre nel nord artico”.