Territori

No-Tap, no limits: come il movimento di protesta inizia a far paura

no tap

I lavoratori del cantiere Tap sono costretti ad andare a lavoro protetti da una scorta armata. E il movimento No Tap ci ricorda i terroristi. L’approfondimento a puntate di Energia Oltre

Dieci miliardi di metri cubi di metano l’anno da far arrivare dall’Azerbaigian, passando per Turchia, Grecia, Albania e Adriatico, a Melendugno, all’Italia e all’Europa. L’opera è di importanza strategia, ma non è stata accolta con favore dalle popolazioni locali.

Potrebbe ridurre il turismo, rovinare la spiaggia di San Foca, deteriorare il territorio, rappresentare un pericolo costante. Dicono i No Tap, che non vogliono sentire altre ragioni. Tap è un metanodotto che una volta costruito, ribadisce l’azienda, non sarà visibile e non rappresenterà un pericolo. D’altronde sotto grandi isole turistiche, Ibiza compresa, passano gasdotti. Ma il punto non è questo.

Chi è contrario alla realizzazione di questa grande opera strategica ha diritto a manifestare la propria contrarietà, esistono tuttavia dei limiti precisi a questo diritto. Limiti che il movimento No Tap ha da tempo abbondantemente superato. Nulla di nuovo ne di strano, si dirà. Una novità in realtà sembra esserci: negli ultimi mesi il Movimento ricorre sempre più spesso ad vere e proprie azioni di sabotaggio, guerriglia. E in Salento chi lavora al Tap deve raggiungere il cantiere sotto scorta. Anche i fornitori dei fornitori sono vittime di minacce. I No-Tap stanno cambiando pelle, il movimento si sta evolvendo, le manifestazioni violente sono all’ordine del giorno, e secondo quanto più volte riportato nei dossier di intelligence, il movimento salentino sembra essere infiltrato da frange estremiste non proprio interessate alla salvaguardia del turismo a San Foca.

GUERRIGLIA IN SALENTO

Parabrezza in frantumi, muretti a secco tipici delle campagne salentine distrutti, assalti ai camionisti. In Salento la lotta è continua, le manifestazioni violente sono all’ordine del giorno.

Ieri, 11 aprile 2018, gli ultimi (di una serie, che Energia Oltre nelle puntate successive) di scontri. Quattro agenti della polizia sono rimasti feriti nel corso dei nuovi disordini che si sono registrati nella notte sulla strada provinciale 145 che collega Lecce a Melendugno, la via che i mezzi Tap percorrono per arrivare al cantiere del gasdotto. Un attivista condotto in questura aveva grosse pietre in cemento nascoste nelle tasche esterne del giubbotto: basta questo per capire che la protesta non è pacifica, che il movimento No-Tap non vuole solo manifestare le proprie idee.

Gli operai del cantiere Tap per poter lavorare devono formare un’autocolonna ed entrare sotto scorta armata.

PRESI DI MIRA ANCHE I FORNITORI DEI FORNITORI

E non è finita qui. Lunedì 9 aprile, come racconta il Sole 24 ore, davanti alla sia azienda di Martano, Alessandro Coricciati, ha trovato un telone bianco su cui era scritto, con vernice rossa, “Coricciati collabora con Tap, no Tap né qui né altrove”. Coricciati vende la sabbia alla De Pascalis, azienda che fornisce il calcestruzzo alla Saipem, e la Saipem lavora nel cantiere del gasdotto Tap in costruzione a Melendugno.

E mentre crescono le proteste, cresce anche la paura dei cittadini comuni, di persone oneste la cui unica colpa è lavorare.

LE RESPONSABILITA’ DELLA POLITICA

In Salento c’è un ulteriore dato, piuttosto preoccupante: le responsabilità della politica regionale, che in più occasioni ha scelto di cavalcare una protesta dai toni esasperati, piuttosto che farsi mediatrice. Anche quando ha responsabilità istituzionali e di governo. Mentre il sindaco di Melendugno, Marco Potì, incita la folla e la aizza contro Tap, il governatore Michele Emiliano sembra rincorrere gli umori del suo elettorato, senza preoccuparsi delle conseguenze di prese di posizioni spesso al limite, come quando, commentando il corso di alta formazione nel turismo pagato ai ragazzi pugliesi dalla società Tap, si augura che per ripicca “ nessun giovane salentino aderisca a questa offerta tradendo la sua terra” e aggiunge “che nessun operatore turistico intenda assumere coloro che parteciperanno a queste iniziative di formazione”.

(1.continua)

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