Energie del futuro

Norvegia: dire addio al petrolio significa rinunciare a 50 miliardi di euro

Veduta di Oslo con bandiera della Norvegia

Sotto l’arcipelago delle Lofoten, in Norvegia, potrebbe esserci più di un miliardo di barili di petrolio, ma il divieto di perforazioni petrolifere non sarà rimosso.

Al di là di come andranno le prossime elezioni dell’11 settembre in Norvegia, il divieto di fare
perforazioni petrolifere nell’arcipelago delle Lofoten, non sarà rimosso: 1,3 miliardi di barili di petrolio, per un valore di più di 50 miliardi di euro, saranno lasciati sotto le acque del Mar Glaciale Artico.

A dare la notizia è stato l’Economist, anche se le versioni non coincidono con quanto dichiarato dal partito Conservatore e da quello Laburista, che avevano assicurato alla Statoli, compagnia petrolifera interamente controllata dal governo, che sarebbero ricominciate le estrazioni.

Norvegia

Queste promesse con buone probabilità non saranno mantenute e avranno la meglio le ragioni ambientali.

D’altronde le Lofoten presentano da un punto di vista ambientale una risorsa che i cittadini norvegesi non vogliono alterare. La presenza della più grande barriera corallina in acque fredde e il fatto che la zona sia la principale fonte di sostentamento per foche e balene, rendono questo arcipelago un’ecosistema da proteggere.

Si calcola che la produzione di petrolio norvegese, nei prossimi due anni calerà dell’11%, ma questo potrebbe essere in linea con le politica adottate dall’Europa, tra i suoi più importanti acquirenti, che sta cercando alternative non inquinanti per i suoi consumi.
Inoltre la Norvegia ha siglato l’accordo di Parigi sul clima e sfruttare questi campi petroliferi rappresenterebbe una violazione dell’accordo