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Petrolio, se l’Opec chiede aiuto agli Usa per stabilizzare il mercato

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Per stabilizzare il mercato del petrolio, i soli sforzi dell’Opec non bastano. Arriva allenza con gli Usa?

 

Mantenere il prezzo del petrolio stabile, meglio se lo si riuscisse a far salire. E’ questo l’obiettivo di Opec e dei produttori di shale oil, che se pur su fronti diversi, beneficerebbero di un prezzo al barile che si mantenesse sopra i 50 dollari. Il business potrebbe essere l’unico argomento di condivisione.

E così che l’Opec lancia un appello al mondo a stelle e strisce.  “Esortiamo i nostri amici nei bacini di shale del Nord America ad assumere questa responsabilità condivisa con tutta la serietà che merita”, avrebbe detto Mohammed Barkindo, segretario generale dell’Opec, riferendosi appunto ad un rallentamento della produzione.  Barkindo è impegnato in questi giorni ad organizzare, secondo quanto svelato da Reuters, ha rivelato alla un nuovo incontro con compagnie indipendenti ed hedge funds.

A dirla tutta, l’Opec ha già incontrato i cugini americani n marzo a Houston, in Texas. In questa occasione, Barkindo, aveva incontrato, tra gli altri, il ceo di Continental Resources, Harold Hamm, e quello di Pioneer Natural Resources, Scott Sheffield, ora in pensione.

Difficile, comunque, che l’America ceda ad un deliberato taglio della produzione, anche se per Barkindo gli Americani “al momento concordano di avere una responsabilità condivisa nel mantenere la stabilità del mercato, perché neppure loro sono isolati dall’impatto del ciclo ribassista”.

Le previsioni Aie: le scorte potrebbero aumentare nel 2018

A preoccupare l’Opec però non c’è solo l’America, ma anche la Cina. Secondo quanto sostiene l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) e in particolare Olivier Lejeune, analista dell’Aie, nel 2018 l’aumento di produzione dello shale oil statunitense e l’incertezza che ruota attorno alle importazioni di greggio della Cina potrebbero portare ad una crescita delle scorte petrolifere, nonostante il taglio sostanziale dell’output da parte dei paesi Opec e non-Opec (si guardi alla Russia).

petrolioSupponendo che la produzione dei paesi Opec rimanga costante non riusciamo davvero a vedere un grande ‘pareggio’ nelle scorte petrolifere dei paesi Ocse (Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo) nei prossimi 6-9 mesi”, ha precisato Olivier Lejeune parlando del mercato delle riserve di greggio. “I nostri conti indicano un accumulo per il 2018”, ha aggiunto Lejeune riferendosi al caso di una produzione Opec costante.

Il motivo delle previsioni è l’aumento di produzione di petrolio da scisto Usa , che dovrebbe essere pari a 1,1 milioni di barili al giorno, ha riferito Lejeune.

Ma non solo. Ai problemi a stelle e strisce si aggiunge anche la Cina: la mancanza di dati di stoccaggio attendibili per la Cina limita la capacità di stimare la domanda futura, ma l’entità delle importazioni di Pechino relative a quest’anno evidenzia un incremento abbastanza consistente delle riserve commerciali.

“La Cina sta probabilmente accumulando riserve”, ha dichiarato Olivier Lejeune.