Energie del futuro

Petrolio, per nuova stabilità dei prezzi servono grandi sacrifici dell’Opec

petrolio

Mentre sale la produzione Usa, le calamità naturali fanno diminuire la domanda (e aumentare le scorte)

Se è vero che la domanda di petrolio non dovrebbe diminuire nel giro di breve termine e che auto elettriche e accordi di Cop21 non faranno diminuire drasticamente il bisogno di questa fonte fossile, è vero anche che le scorte sono ancora troppe. E che Nigeria, Libia e Usa mettono ancora a repentaglio la stabilità dei prezzi.

L’Opec dovrà fare grandi sacrifici per veder salire nuovamente e realmente i prezzi al barile e sperare in una nuova stabilità. Ma andiamo per gradi.

La domanda di petrolio non diminuirà

petrolioLa domanda di greggio, secondo le previsioni dell’International Energy Agency tenderà ad aumentare nei prossimi anni. Il recente report “Market Report Series: Oil 2017”, che analizza la domanda dei prossimi cinque anni (2017-2022) per il mercato del petrolio, la richiesta crescerà di 1,2 milioni di barili al giorno.

A dire il vero, la domanda dei paesi OECD si ridurrà in media di 0,2 milioni di barili al giorno all’anno (proprio a causa dei miglioramenti degli standard di efficienza e dei cambiamenti demografici). A crescere, invece, sarà quella dei paesi non-OECD, di 1,4 milioni di barili al giorno.

Tante scorte, e non solo

Nonostante un mercato ancora attivo, il problema della produzione c’è, e soprattutto, c’è, come spiega l’analista Alexandre Andlauer a Bloomberg, quello delle troppe riserve accumulate negli anni passati.

Oltre alle scorte, in seno all’Opec, ci sono problemi legati a Nigeria e Libia, che presto potrebbero ripristanare la loro produzione. E il problema più grande, però, arriva dall’America. E dagli Usa in particolare, dove la produzione è salita a 9,32 milioni di barili nei mesi scorsi. Si tratta di una crescita di 550mila barili nell’ultimo anno. Le mosse Usa, dunque, cancellano almeno un terzo degli impegni che prende l’Opec.

E poi ci sono anche le calamità naturali degli ultimi giorni a pesare sulla domanda. Se gli uragani che hanno investito le coste Usa non hanno inciso fortemente sull’offerta, è vero anche che hanno provocato non pochi danni a raffinerie e altri stabilimenti petrolchimici, ovvero ad impianti che il greggio lo utilizzano come materia prima.

Non solo. Gli uragani hanno distrutto milioni e milioni di auto e rallentato (non poco) l’economia, che avrà bisogno di tempo per riprendersi. Secondo Goldman Sach la domanda petroliferà diminuirà di 900mila barili al giorno. E se è vero che questa è solo una situazione momentanea, è anche vero che attualmente il mercato del greggio resta instabile.

Opec: servono grandi tagli per nuova stabilità

OpecAll’Opec non resta che valutare bene le possibili contromisure, ma per far tornare stabilità serve un grande sacrifico soprattutto di Arabia Saudita e Russia.

Forse sarebbe tempo di valutare un accordo globale, che coinvolga anche gli Stati Uniti.

“Se l’Opec dovesse raggiungere un accordo per nuovi tagli alla produzione, ciò potrebbe comunque non essere sufficiente a creare un contesto di maggiore stabilità dei prezzi dell’oro nero”, ha spiegato Nizam Hamid di WisdomTree a Bloomberg.

 

Giusy Caretto

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>