Energie del futuro

Rinnovabili, calano gli investimenti ma anche i costi

Sen rinnovabili

Con la Brexit in vista, l’Unione europea è pronta a finanziare una serie di progetti infrastrutturali energetici prioritari per garantire un migliore approvvigionamento e una migliore integrazione con le fonti pulite

 

L’Europa ha investito, nel complesso, 60 miliardi di dollari in rinnovabili nel 2016, soprattutto per l’energia eolica (42 miliardi di dollari) e l’energia solare (10 miliardi di dollari). Nonostante ciò è in atto un rallentamento globale dei finanziamenti alle fonti verdi.

Gli investimenti nelle rinnovabili rallentano

eolico UeSecondo il recente “World Energy Market Observatory (WEMO)” di Capgemini, in tutto il mondo si è registrato un calo del 23%, che ha portato la quota delle somme investite nel settore a 241,6 miliardi di dollari. Se si considerano però nel complesso, gli investimenti in energie rinnovabili nei paesi in via di sviluppo sono diminuiti del 30% raggiungendo quota 116,6 miliardi di dollari, mentre quelli delle economie sviluppate sono scesi del 14% a 125 miliardi di dollari. A fronte di ciò, tuttavia, il 55% della capacità installata mondiale è stata rinnovabile, tanto che la percentuale di energia elettrica proveniente dalle fonti verdi è passata dal 10,3% all’11,3%.

Le rinnovabili costano meno, obiettivi Ue al 2030 inadeguati

In questo quadro, uno dei dati più rilevanti per il panorama delle fonti pulite è la diminuzione dei costi: entro il 2025, il valore dell’energia elettrica proveniente da impianti eolici onshore dovrebbe diminuire del 26%, quello da impianti eolici offshore – attualmente più costosi – di almeno il 35%, e quello da impianti solari fotovoltaici del 59%. Proprio questo drastico calo potrebbe rappresentare un problema soprattutto per i target europei al 2030 che rischiano di essere inadeguati e costituire un limite piuttosto che uno stimolo alla transizione energetica. Transizione che potrebbe portare, in anticipo, la sostituzione di oltre la metà dell’elettricità prodotta da carbone e gas con le rinnovabili entro il 2030. Almeno secondo quanto rivela una ricerca della società di consulenza Artelys su commissione della European Climate Foundation. Secondo l’analisi, l’Ue potrebbe tranquillamente optare per una quota del 61% di elettricità generata da fonti rinnovabili entro il 2030, invece del 49% attualmente previsto nelle proiezioni. Ciò potrebbe tradursi, sottolinea lo studio, in ulteriori 265 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 evitate e in un risparmio di 600 milioni di euro all’anno in costi del sistema energetico. Il lavoro di Artelys mette in discussione, in sostanza, gli assunti utilizzati dalla Commissione europea per le sue previsioni, tradotti nei target 2030, vale a dire la quota del 27% di rinnovabili sugli usi finali (che implica circa il 50% sui consumi elettrici) e la riduzione del 40% delle emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990. L’errore avrebbe riguardato, innanzitutto, i costi di generazione complessivi delle rinnovabili elettriche: sulla base dei dati aggiornati e degli esiti delle ultime aste nei vari paesi Ue i valori ricavati da Artelys sono risultati inferiori, infatti,  a quelli utilizzati da Bruxelles per effettuare le stime. Altri fattori che contribuiscono a ridurre sostanzialmente i costi della transizione energetica sono l’integrazione tra i diversi sistemi elettrici, che può far risparmiare fino a 3,4 miliardi di euro al 2030, e, soprattutto, il ruolo della domanda e delle smart grid. In questo quadro l’abbandono del carbone e l’aumento di fonti energetiche prive di emissioni, contribuirebbe ad accelerare la decarbonizzazione permetterebbe anche di un incremento di circa 90mila posti di lavoro.

Anche Starace conferma il taglio dei costi delle rinnovabili. Per la Ue si profila una revisione dei piani energeticifotovoltaico

In una recente intervista con Euractiv, l’amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, che ha recentemente assunto la presidenza di Eurelectric, l’associazione europea dell’industria elettrica, ha confermato che i progressi nella tecnologia delle energie rinnovabili sono stati “più veloci e più profondi del previsto” rispetto anche a quelli che Eurelectric si aspettava secondo le proiezioni al 2050: “Oggi, le rinnovabili sono chiaramente le vincitrici della battaglia sul costo del chilowattora”, ha detto Starace, aggiungendo che la neutralità del carbonio nel settore energetico è ipotizzabile “sicuramente prima del 2050”. Il calo vertiginoso dei prezzi delle rinnovabili sta convincendo la Commissione europea a rivedere i suoi piani. Sempre secondo Euractiv il vicepresidente dell’Ue responsabile per l’Unione dell’energia Maroš Šefčovič ha definito credibile un obiettivo del 30% per le energie rinnovabili per il pacchetto 2030 andando oltre quel 27% concordato dai leader dell’Ue nel 2014.

Con la Brexit la Ue sta rivedendo i piani infrastrutturali prioritari

In un simile contesto non si può non tenere conto anche della Brexit. L’Unione europea è infatti pronta a pubblicare un elenco di progetti infrastrutturali energetici prioritari per garantire un migliore approvvigionamento dei paesi Ue e una migliore integrazione con le rinnovabili e con l’Irlanda nel momento in cui la Gran Bretagna uscirà dall’Europa. Secondo quanto anticipato da Reuters, Bruxelles avrebbe stilato un piano con 173 progetti finanziati dall’Ue che prevedono il raddoppio dell’elettricità generata tramite gas. L’elenco riflette le preoccupazioni per la dipendenza dalla Russia, che fornisce circa un terzo del petrolio e del gas dell’Ue, e suggerisce come sfruttare al meglio l’energia eolica e solare. Tra i progetti è previsto un cavo sottomarino che collega l’Irlanda alla Francia, noto come Interconnettore Celtico, che sarà costruito entro il 2025 dall’operatore francese di rete elettrica RTE e dall’irlandese EirGrid. Per affrontare le strozzature della rete in Germania che si riversano negli Stati membri limitrofi, l’Ue promuoverà poi il Sudlink tra il nord e il sud del paese. Inoltre è previsto anche un nuovo cavo sottomarino chiamato COBRAcable – da COpenhagen BRuxelles Amsterdam – per contribuire a diffondere l’energia eolica generata in Danimarca. E un nuovo collegamento elettrico attraverso il Golfo di Biscaglia per raddoppiare la capacità di interconnessione tra Spagna e Francia sempre nell’ottica di incoraggiare gli investimenti nelle energie rinnovabili. Per quanto riguarda il gas, l’Ue ha inoltre intenzione di mettere in cantiere un nuovo gasdotto tra i due paesi, l’interconnettore Midi-Catalogna (Midcat). Per la prima volta, infine, l’elenco comprende anche quattro progetti transfrontalieri volti a sviluppare infrastrutture per impianti di cattura e stoccaggio del carbonio che mirano ad aiutare le industrie ad alta intensità energetica a ridurre il loro impatto sul riscaldamento globale. Molti dei progetti rivelati da Reuters si trovano in Europa centrale e sudorientale, dove la dipendenza dalle esportazioni di energia russa è più marcata. Per questo l’Ue dovrebbe spingere anche per raggiungere un accordo volto a separare le reti elettriche dei tre Stati baltici dalla Russia.

L’Ue pronta a investire in rinnovabili in Africa

Nel frattempo l’Unione europea ha dato il via libera a un piano di investimenti esterni all’Ue, soprattutto in Africa, in cinque aree per un totale di 44 miliardi di euro di risorse mobilitate complessive dirette soprattutto ad assicurare sostenibilità. Tra loro anche il settore energia e connessioni per attirare investimenti nelle rinnovabili, nell’efficienza energetica e nei trasporti.

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>