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Il boom dello shale oil Usa comincia a raffreddarsi?

Il rallentamento della produzione dei nuovi pozzi potrebbe essere il sintomo che il Bacino del Permiano abbia un potenziale inferiore a quanto stimato finora

L’industria statunitense dello shale oil sta rallentando per colpa delle sempre più stringenti sfide logistiche, il costo del lavoro, la mancanza di un’adeguata capacità delle pipeline. A suonare l’allarme sono stati gli amministratori delegati di alcune delle maggiori società di produzione e servizi petroliferi durante una conferenza alla Barclays a New York.

I SEGNALI DEL RALLENTAMENTO DAI NUOVI POZZI

Come riporta il Financial Times, le prove che il boom dell’industria shale cominciato due anni fa si stia raffreddando soprattutto nel suo centro nevralgico, il bacino permiano del Texas occidentale e del New Mexico orientale lo dimostrano le dichiarazioni dei numeri uno di Schlumberger e Halliburton, due delle più grandi società di servizi petroliferi quotate in borsa, che hanno entrambi evidenziato un rallentamento nel numero di nuovi pozzi in produzione. Jeff Miller, amministratore delegato di Halliburton, ha parlato di una “diminuzione dell’urgenza dei clienti” che ha messo sotto pressione i prezzi che le aziende possono applicare. Con i ritardi nello sviluppo dei progetti in Medio Oriente, il rallentamento potrebbe portare addirittura a un taglio di 8-10 centesimi ad azione nel terzo trimestre per Halliburton. Anche Paal Kibsgaard di Schlumberger, ha avvertito che il mercato nordamericano del fracking si è “già ammorbidito significativamente più di quanto ci aspettassimo” nel terzo trimestre. Il Bacino Permiano, in particolare, ha ammesso Kibsgaard, sta affrontando sfide che ci si aspettava avessero “un effetto frenante sulla crescita della produzione, sui prezzi e sui livelli di investimento nel prossimo anno”.

MA NON TUTTI SONO D’ACCORDO

Il rimbalzo nell’industria petrolifera statunitense dello shale dal 2016 è stato notevole, con un aumento della produzione di greggio del paese di 1,5 milioni di barili al giorno nei 12 mesi fino a luglio. I dirigenti del settore stanno ora discutendo se il rallentamento è solo una pausa necessaria per dare respiro al settore, o un segno che la crescita impetuosa degli ultimi due anni sia terminata. Kibsgaard sostiene che potrebbe esserci un problema più importante nel Permiano rispetto alle difficoltà logistiche che causano l’attuale rallentamento: i pozzi appena perforati mostrano una produzione inferiore rispetto a quelli di vecchia data rispetto al peso della sabbia utilizzata dal fracking per portarli in attività. “Ciò suggerisce che il potenziale di crescita del Permiano potrebbe essere inferiore a quanto previsto in precedenza”. Miller, al contrario, si è mostrato più ottimista sulle prospettive a lungo termine per il petrolio e il gas negli Stati Uniti, sostenendo che, nonostante i problemi immediati, “siamo ancora agli inizi di un forte ciclo nordamericano”.