Scenari

Shale Gas, se l’Arabia Saudita lo acquista dagli Usa

USA

Secondo alcune recenti indiscrezioni del Wall Street Journal, ci sarebbe la possibilità che gli USA abbiano tra i  clienti per lo shale gas anche l’Arabia Saudita

 

I Sauditi potrebbero acquistare Shale gas dagli Usa. Lo sostiene il Wall Street, secondo cui è molto probabile l’America abbia tra i suoi clienti anche l’Arabia Saudita, la quale detiene un terzo di riserve mondiali di petrolio.

I sauditi avrebbero iniziato colloqui preliminari con diverse realtà del settore energetico USA – tra queste la Tellurian, compagnia di Houston nell’ambito del gas – e in società attive in zone di estrazione del Texas poiché sarebbero interessati sia ad acquisire asset di compagnie americane sia all’importazione di gas.

USATutto ciò sta avvenendo mentre Saudi Aramco – la grande compagnia petrolifera statale saudita e più vasta del mondo con una produzione di 10,3 milioni di barili al giorno – si prepara a una rivoluzione di diversificazione, alla cui origine c’è il giovane principe ereditario, Mohammed Bin Salman, il quale vorrebbe fare della compagnia nazionale una struttura più elastica, con asset energetici anche al di fuori dei confini nazionali.

Saudi Aramco già lo scorso anno ha acquisito asset nel settore energetico USA,  tra cui la più grande raffineria del Nord America, quella di Port Arthur, in Texas. Con una struttura del genere, Riad, oggi la seconda fonte di importazione di petrolio dell’America, mira a espandersi sul mercato locale. L’Arabia Saudita guarderebbe, però, allo shale oil e soprattutto allo shale gas americani: se i colloqui preliminari rivelati dal Wall Street Journal portassero ad accordi, aprirebbero un’epoca inedita per gli equilibri energetici. All’Arabia Saudita, che non è mai stato importatore di gas o petrolio, comperare gas americano permetterebbe di dedicare le importazioni alla produzione di elettricità per i suoi 30 milioni di abitanti e utilizzare il greggio estratto esclusivamente per l’esportazione.

La caccia “di accordi energetici nell’America dello shale”, scrive il Wsj, rappresenterebbe “uno spartiacque” per l’Arabia Saudita: “E’ stato il maggior paese esportatore al mondo di greggio per decenni, ma il boom della produzione americana ha fatto traballare il regno abbassando i prezzi e obbligando il governo a ripensare la propria dipendenza dalle rendite legate alle enormi riserve petrolifere“.

 

Giovanni Malaspina