Scenari

Stop incomprensioni Russia-Arabia Saudita, sì a patto nell’energia

Yamal LNG

Asse Mosca-Riad nell’improbabile alleanza di fronte alla minaccia del boom degli shale americani. Nonostante le divergenze tra i due paesi su Siria e questioni geopolitiche

Il ministro dell’Energia saudita Khalid al-Falih, il suo omologo Alexander Novak e il presidente russo Vladimir Putin si sono ritrovati faccia a faccia a Sabetta, nell’estremo nord della Russia a -30 gradi di temperatura. Come racconta il Financial Times le delegazioni dei due paesi hanno scelto il Circolo Polare Artico per gettare la spugna e stringersi le mani in un’alleanza nel settore energetico, durante l’inaugurazione del nuovo impianto di produzione di gas naturale liquefatto (Gnl) da 27 miliardi di dollari Yamal Lng. “Comprate il nostro gas e risparmierete petrolio” ha detto il Putin ad al-Falih che ha risposto con un colpo sulla spalla al leader russo ricordando l’amicizia che lo lega ad Alexander Novak.

Lo shale oil americano ha messo tutti d’accordo

L’interscambio di dicembre evidenzia come Russia e Arabia Saudita negli ultimi 18 mesi abbiano messo in piedi un’improbabile alleanza nel settore energetico, pur essendo su posizioni opposte su altre questioni, prima fra tutte il conflitto siriano. Rivali tradizionali nel settore petrolifero – insieme producono un quinto del greggio mondiale – hanno deciso ora di parlare con una voce unica sulle questioni legate all’energia e inquadrano il loro rapporto in termini strategici. Il fattore scatenante di un riavvicinamento che sembrava impensabile solo qualche anno fa, è rappresentato da un “nemico” comune: lo shale oil americano. Il crollo dei prezzi del petrolio a partire dal 2014, grazie alla tecnica dell’hydraulic fracturing, ha sbloccato un’ondata di greggio statunitense che ha colpito i bilanci degli altri produttori, rimettendo di fatto in moto la loro collaborazione. Naturalmente la partnership tra i due paesi è stata promossa da Putin e da Mohammed bin Salman, il re dell’Arabia Saudita ma spetta a Falih e Novak attuare la strategia e convincere il mondo della sua forza. Proprio al Financial Times, Falih ha ammesso che l’alleanza tra i due paesi “ha il potenziale per diventare una delle più forti partnership energetiche nel mondo”.

Nord StreamRussia e Arabia Saudita unite non solo sull’energia

Gli sforzi di Arabia Saudita e Russia per frenare la produzione di greggio, ridurre le scorte petrolifere e aumentare i prezzi sono cresciuti nel corso dell’ultimo anno in un impegno più profondo che ha riguardato anche proposte di joint venture aziendali, investimenti e accordi militari. Il nuovo fondo sovrano dell’Arabia Saudita ha stanziato 10 miliardi di dollari per investimenti in Russia, con 1 miliardo di dollari già erogati. I fondi con sede a Mosca guardano invece con interesse all’Arabia Saudita, e i due paesi hanno istituito un fondo tecnico congiunto da 1 miliardo di dollari e delineato aree di collaborazione come ricerca e lo sviluppo. “L’economia dei due paesi è molto simile in termini di intenzioni, diversificazione e passi verso lo sviluppo del settore high-tech”, ha spiegato Novak. In precedenza le relazioni erano caratterizzate da reciproca sfiducia e sospetti, specialmente sulla politica energetica e in particolare sulla geopolitica, data la storica cooperazione dell’Arabia Saudita con gli Stati Uniti. Quando i prezzi del petrolio hanno iniziato a calare dal loro picco di 115 dollari al barile, l’Arabia Saudita è stata la sola a cercare di convincere il mondo che il boom dello shale americano non era una minaccia a lungo termine per i produttori tradizionali. Mentre oggi, il Regno saudita ha un alleato ed esecutore che si chiama Russia, e aiuta il “vecchio ordine” petrolifero a combattere il nuovo determinato dal risorgere degli Stati Uniti.

Tasso record di crescita per lo shale americano secondo le previsioni

Secondo le previsioni, la produzione di shale oil statunitense crescerà a un tasso record quest’anno e nel 2019, ed è destinata a superare l’Arabia Saudita e a competere con la Russia, che rimane il principale produttore globale. Mentre alcuni osservatori del mercato petrolifero temono che un’impennata della produzione statunitense possa controbilanciare e annullare l’impatto dei tagli da parte di altri produttori mondiali, i due nuovi “amici” hanno sminuito l’impatto dello shale statunitense, affermando che non sarà sufficiente per soddisfare il futuro fabbisogno energetico. “Lo shale è solo uno dei tipi di produzione esistente e tale crescita non può soddisfare la domanda globale – ha affermato Novak -. Dobbiamo monitorare lo stato del mercato, ma non esageriamo con lo shale”. Lo stesso Falih ha spiegato che la domanda è in crescita e lo shale va visto in relazione al contesto.

Per il momento il rialzo dei prezzi ha fatto bene alle casse di Mosca e Riad

Il prezzo del petrolio è salito di recente a circa 70 dollari al barile e ha contribuito a rimpinguare le casse di Riad e a preparare il terreno per una valutazione più elevata della vendita di azioni programmata da Aramco, l’azienda saudita attiva nel settore petrolifero, gestita dallo Stato. Anche il Cremlino ha apprezzato le maggiori entrate specialmente in vista delle elezioni presidenziali del mese prossimo, dopo aver attraversato una lunga recessione che ha danneggiato la sua economia. L’accordo di cooperazione a lungo termine nel settore petrolifero e del gas delineato dai due paesi va dalla collaborazione sul gas ai progetti petrolchimici, fino alla navigazione e al commercio di energia e al settore militare.

Non tutti sono convinti che l’alleanza durerà a lungo

L’anno scorso la Russia ha raggiunto un accordo per vendere sistemi di difesa missilistica al Regno Saudita, storicamente il principale mercato statunitense di esportazione di armi. La nuova alleanza è nata quando la Russia ha iniziato una sorta di espansione della sua influenza nel Medio Oriente, attraverso il sostegno al regime del presidente Bashar al-Assad nella guerra civile siriana, che tuttavia aveva visto Mosca dalla parte opposta rispetto all’Arabia Saudita. La Russia ha anche firmato accordi energetici e finanziari con il Kurdistan iracheno e l’Iran, da sempre nemico regionale di Riad. Considerati gli interessi strategici divergenti in altri settori, alcuni osservatori non sono ottimisti sul fatto che il nuovo partenariato si dimostrerà resistente, affermando che durerà solo finché sarà necessario a riequilibrare il mercato petrolifera. Anche eventuali passi sbagliati potrebbero solo alimentare tensioni. Per esempio, i grandi produttori sono preoccupati del fatto che i vertici dei due paesi potrebbero ripetere gli errori del 2014 e sottovalutare la produzione di shale statunitense e il suo effetto negativo sui prezzi. Per ora, tuttavia, Arabia Saudita e Russia sono ansiosi di mostrare unità. Sottolineando il significato del loro rapporto di fronte alle telecamere durante la riunione nell’Artico, Falih si è rivolto a Putin dicendo: “Abbiamo cambiato lo scenario mondiale dell’energia”.