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Tempa Rossa: se il greggio viaggerà sui camion aumenterà inquinamento – Infografica

tempa rossa

È il paradosso che si sta consumando nel comune di Corleto Perticara (PZ), nell’Alta valle del Sauro, dove la Regione Puglia sta bloccando la possibilità di inviare a Taranto tramite oleodotto il petrolio prodotto

 

È ufficialmente partito il conto alla rovescia della francese Total per l’estrazione del primo petrolio dal giacimento di Tempa Rossa, in Basilicata. Il piano messo a punto dalla multinazionale transalpina indica semaforo verde a partire dai primi mesi del 2018 quando si cominceranno a produrre fino a 2,5 milioni di tonnellate di greggio “Made in Italy” diretto verso il mercato interno e internazionale.

La scoperta a Corleto Perticara (PZ) 28 anni fa. Dal 2018, 50mila barili al giorno

Scoperto nel 1989 nel comune di Corleto Perticara (PZ), nell’Alta valle del Sauro, il giacimento è considerato uno dei più grandi a livello italiano. I francesi hanno investito 1,6 miliardi di euro negli ultimi dieci anni per arrivare all’avvio della produzione. A regime l’impianto – tra i più evoluti nel settore petrolifero – avrà una capacità produttiva giornaliera di circa 50mila barili di petrolio, 230mila mc di gas naturale, 240 tonnellate di Gpl e 80 tonnellate di zolfo. Lo sviluppo complessivo prevede la messa a regime di 8 pozzi di cui sei già perforati – cinque si trovano sul territorio del Comune di Corleto Perticara, mentre il sesto pozzo si trova nel Comune di Gorgoglione – e altri 2 da perforare una volta ottenute le autorizzazioni. Ma anche la costruzione di un centro di trattamento oli dove gli idrocarburi estratti, convogliati tramite una rete di condotte interrate, verranno trattati e separati nei diversi sottoprodotti (grezzo, gas combustibile, zolfo, Gpl) e poi, a seconda del prodotto, spediti tramite canalizzazioni interrate. E la costruzione di un centro di stoccaggio Gpl (2 serbatoi interrati della capacità totale di 3.000 mc) dotato di 4 punti di carico stradale.

Dalla Regione Puglia stop a prolungamento pontile e a due serbatoi nel porto di Taranto

Il giacimento ha la fortuna di poter beneficiare della vicinanza di diverse infrastrutture già esistenti, che distano solo 8 km: alcune serviranno per convogliare il gas alla rete locale di distribuzione Snam e altre per trasportare il petrolio tramite un raccordo interrato, fino all’oleodotto “Viggiano-Taranto”, infrastruttura che collega le installazioni petrolifere della Val d’Agri alla Raffineria della città pugliese, suo terminale di esportazione. Proprio Taranto, tuttavia, è oggetto di una disputa che rischia di scombinare i piani di Total: nel porto andrebbero realizzati, infatti, due grandi serbatoi per il deposito del carburante e il prolungamento del pontile esistente per far fronte all’aumento del numero di petroliere in attracco. A negare le autorizzazioni è però la Regione Puglia che si oppone ai progetti adducendo motivi ambientali. Con il risultato di bloccare il trasporto del greggio appena estratto. I serbatoi dovrebbero essere realizzati tra il porto della città e l’Ilva in un’area che ospita una raffineria Eni e almeno una cinquantina di cisterne che di fatto cambierebbero poco il panorama della zona. Inoltre, per attenuare l’impatto, Total si è offerta di realizzare un impianto per l’abbattimento dei vapori mentre il comune ha chiesto la metanizzazione dei bus e altre misure su cui si sta discutendo. La querelle, come previsto dalla legge, è finita sul tavolo di Palazzo Chigi che dovrà tentare di mediare tra gli attori coinvolti o imporre la sua scelta, imponendo, in caso, le prescrizioni necessarie. Con il rischio di ricorsi al Tar o alla Corte Costituzionale.

La soluzione? Trasportare il greggio con i camion verso Roma e Ancona

Nel frattempo la major che estrae in Basilicata insieme a Shell e Mitsui, ha deciso di non farsi trovare impreparata e chiesto a ministero dell’Ambiente e Sviluppo economico di poter trasportare il greggio attraverso autobotti verso le Raffinerie di Falconara Marittima e di Malagrotta a Roma: 170 mezzi e 20 mila barili totali al giorno (un po’ meno dei 50 mila previsti inizialmente) per non veder sfumata la possibilità di produrre una volta terminati gli impianti.

L’alternativa rischia però di portare a un aumento dei costi e dell’inquinamento visti i circa quattromila chilometri complessivi del tratto andata e ritorno tra Corleto Perticara e Falconara Marittima e tra Corleto Perticara e Roma che le autobotti dovranno compiere. Con il rischio di incidenti e la sicurezza di un aumento del traffico e delle emissioni. Senza calcolare l’aumento dei costi determinato da autisti e carburante. O i mancati guadagni nel caso la situazione non si dovesse sbloccare impedendo l’avvio della produzione: Corleto, ad esempio, si aspetta di ricevere 6-7 milioni l’anno di royalties. A cui vanno aggiunti i posti di lavoro e l’indotto degli impianti di cui 300 solo a Taranto grazie anche al maggior traffico navale generato nella città, calcolato in circa 90 imbarcazioni all’anno.

Zolfo sotto controllo

Grazie alla sua recente realizzazione, l’intero centro Oli di Tempa Rossa risulta essere molto avanzato dal punto di vista tecnologico. Uno dei fiori all’occhiello è, ad esempio, il processo di recupero dello zolfo. Ogni combustione, anche quella che avviene all’interno delle caldaie casalinghe, produce infatti zolfo che a sua volta può entrare in atmosfera come anidride solforosa (SO2), ossidarsi formando anidride solforica (SO3), o combinarsi con l’acqua per trasformarsi in acido solforico (H2 SO4). Per eliminare qualsiasi pericolo, l’impianto di recupero dello zolfo del Centro Oli di Tempa Rossa utilizzerà l’idrogeno solforato (H2 S) presente nel gas estratto dai pozzi e trasformerà gli altri composti contenenti la sostanza proprio nel famoso idrogeno solforato, con l’obiettivo di ricavarne, poi, zolfo allo stato liquido con una conversione minima del 99,9%. Una percentuale superiore alle specifiche di mercato, non solo in Italia ma anche a livello internazionale, dal momento che la purezza dello zolfo recuperato si attesta solitamente attorno al 99,5%. Ma che mostra il notevole sforzo tecnologico messo in campo per aumentare il rendimento dell’intero processo. Tutto ruota all’interno di una sezione di addolcimento del gas creata per consentire di ridurre dal gas estratto insieme al petrolio la presenza di idrogeno solforato (H2 S), solfuro di carbonile (COS), mercaptani e altri composti dello zolfo, che senza trattamento finirebbero nel gas a uso domestico, nel GPL per autotrazione e in atmosfera, con pericolose conseguenze. Questo impegno di Total è determinato dalla volontà di salvaguardare l’ambiente senza trascurare gli obiettivi di produzione. Il petrolio di Tempa Rossa ha infatti la caratteristica di essere piuttosto ricco di composti contenenti zolfo, caratteristica che rende difficoltose diverse fasi del processo estrattivo e più complessa la successiva lavorazione (per esempio per problemi di corrosione e rispetto delle specifiche commerciali nei prodotti come GPL e il gas per la rete nazionale).

Tempa Rossa

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