Energie del futuro

Terna, un nuovo elettrodotto tra Campania e Puglia per decongestionare la rete

Terna

L’elettrodotto di Terna attraverserà due regioni e cinque comuni, sarà distribuito su 77 sostegni ad un’altezza media di 39 metri 

Esattamente tra un anno partirà da parte di Terna la costruzione di un nuovo elettrodotto da 380 chilovolt che attraverserà l’irpinia e i Monti Dauni per ricongiungersi alla Puglia, unendo con 35 chilometri di rete aerea le due centrali elettriche di Bisaccia, in provincia di Avellino e Delicato, in provincia di Foggia.

OBIETTIVO: DECONGESTIONARE LA RETE ELETTRICA

L’investimento di 30 milioni di euro è frutto di oltre dieci anni di concertazione tra la società e gli enti locali, e permetterà di sfruttare l’energia degli impianti eolici a confine tra le due regioni e di scambiare in sicurezza tutta la produzione di energia rinnovabile proveniente dal mezzogiorno.

Raccogliendo tutta l’energia prodotta dai parchi eolici del tavoliere si potrà cosi decongestionare la rete elettrica attuale ampliandone l’offerta con importanti benefici infrastrutturali ed economici per il territorio.

L’opera si inserisce all’interno di un insieme di infrastrutture aeree (Foggia-Candela, Matera-Santa-Sofia) collegate alla locale rete Alta Tensione. “Le suddette opere – si legge nella Scheda progettuale pubblicata dal portale della Regione Campania – secondo il PdS 2010 libereranno nuova capacità produttiva in Puglia e sul versante adriatico. Uno degli obiettivi del Piano di Sviluppo (PdS) è quello di ricercare il giusto equilibrio tra le esigenze di sviluppo della rete elettrica e la salvaguardia dell’ambiente e del territorio”.

L’OPERA

L’opera infatti si snoda attraversando oltre che due regioni, 5 comuni: Bisaccia (12,7 km), Lacedonia (6,1 km), Rocchetta Sant’Antonio (5,3 km), Sant’Agata di Puglia (6,9 km) e Deliceto (4 km).

Il tutto distribuito su 77 sostegni a un’altezza media di 39 metri. “Mentre nei tratti terminali il tracciato percorre aree prevalentemente a carattere seminativo con scarsa vegetazione e contraddistinto da una elevata concentrazione di parchi eolici – si legge nel documento progettuale -, la parte centrale assume un carattere più collinare ed è caratterizzata dall’affiancamento al torrente Calaggio e all’Autostrada A16″.
Una vera e propria autostrada di energia per ammodernare la rete che compenserà il territorio con oltre 200 mila euro per strade e scuole.

PERCHÉ L’OPERA?

Le ragioni dell’opera risiedono in una accresciuta capacità produttiva degli impianti a confine tra le due regioni che richiede maggiore capacità di trasporto. La limitata capacita attuale infatti non consente di sfruttare a pieno l’energia degli impianti produttivi esistenti al confine tra Puglia e Campania, e questo diventa un problema considerando che i consumi della regione tirrenica, a differenza di quella adriatica, sono maggiori del 50% rispetto dell’energia prodotta.

L’opera inoltre permetterà di ridurre i vincoli di produzione del polo di generazione di Foggia ed aumentare la magliatura della rete nazionale attraverso il potenziamento del collegamento tra le due dorsali.

Ciò consentirà di sbloccare l’energia prodotta soprattutto da eolico che viene generata principalmente in Puglia e di convogliarla a tutta la rete raggiungendo tutti i centri di distribuzione locali.

Sul territorio l’investimento si traduce in un miglior collegamento degli impianti di produzione energetica alla rete nazionale, oltre che attraverso maggiore stabilità del sistema elettrico locale.

Il progetto ha coinvolto con un duro lavoro di relazioni e autorizzazioni i comuni su cui insiste, le province e regioni, e diversi ministeri.

LE PRESCRIZIONI AMBIENTALI

Nel 2015 è arrivata l’Aia del Ministero Ambiente e quello Beni Culturali, nel 2016 l’intesa con la Regione Puglia, nel 2017 l’autorizzazione della Regione Campania e infine il Decreto del Mise.

Il rispetto delle prescrizioni ambientali prevede, al completamento, il ripristino dello stato originale dei luoghi e un monitoraggio per eventuali impatti residui e relative misure di eliminazione.

Prima dei lavori, sorvegliati da un Assistente di cantiere ambientale, che supervisionerà il rispetto degli adempimenti ambientali, ci sarà almeno un anno di monitoraggio: periodo utile per capire dove poter effettuare scavi senza intaccare l’aspetto geografico e naturalistico del territorio.
Mentre sono gia partite le contrattazioni con i proprietari dei terreni da espropriare. Anche se si tratta di una concessione solo temporanea perchè al completamento dell’opera è previsto il ripristino totale dello stato originario dei luoghi, ad esempio con campi che potranno continuare ad essere coltivati senza cambiamenti.

UN PROGETTO CONDIVISO CON I CITTADINI

Nonostante ciò il progetto è stato condiviso in ogni sua fase, anche per le localizzazione, con i cittadini. Anche se ovviamente non sono mancate, nella fase iniziale, delle proteste di comitati locali.

Un punto su cui si è poggiata la difesa degli oppositori all’elettrodotto riguardava l’esistenza di un altro elettrodotto, di dimensioni e potenza minori, un tracciato simile a quello previsto. “Ma rispetto a quello – diceva il sindaco di Bisaccia -, questo di Terna è nettamente più impattante e, in generale, incide molto di più anche in riferimento alla salute. Le istituzioni sono lontane dal comprendere i disagi delle comunità. I disagi diventeranno drammi, e questa distanza fa male e amareggia”.
L’impianto del resto insiste su un territorio già oggetto di una pesante colonizzazione dovuta alla presenza di numerosi parchi eolici, sovente realizzati in modo “selvaggio” in assenza di leggi e regolamenti e dei necessari studi di fattibilità atti a tutelare la salute delle popolazioni e la difesa ambientale, che hanno davvero stravolto il paesaggio del tavoliere.
In secondo luogo i “noeletrrodotto” lamentavano l’assenza di un Piano delle Aree, incombenza che richiede d’appellarsi al principio di precauzione.
Per questa ragione i comitati e i sindaci delle due città irpine (nessuna polemica stranamente dalla Puglia) hanno chiesto che l’elettrodotto aereo fosse trasformato in interrato. Esattamente ciò che invece non si vuole fare con la tap.

L’APPROVAZIONE DELLA CAMPANIA

Ma La Giunta Regionale della Campania, seguendo tutti gli altri enti, ha infine qualche mese fa autorizzato definitivamente Terna alla realizzazione dell’elettrodotto aereo Bisaccia – Delicato, accantonando definitivamente l’ipotesi del cavidotto, cioè dell’interramento, in virtù del parere risalente allo scorso ottobre, licenziato dal Ministero dello Sviluppo Economico secondo il quale non è possibile realizzare tale opera a causa delle condizioni dell’area interessata, oggetto di un forte dissesto idro-geologico. “L’interramento non è un’alternativa praticabile a causa delle forti incertezze dal punto di vista della sicurezza della rete”. In particolare, è scritto nella delibera, “la relazione tecnica allegata evidenzia che l’interramento risulta una soluzione non percorribile né dal punto di vista tecnico, perché comporterebbe un insostenibile aumento delle criticità per la sicurezza e l’affidabilità della rete elettrica, né dal punto di vista ambientale”. Inoltre, la soluzione prospettata non converrebbe neanche dal punto di vista economico, andando poi a gravare sul costo dell’energia per cittadini e imprese. Si parla poi della “presenza, sin dal 2008, dell’infrastruttura aerea nel Piano di sviluppo della rete di trasmissione nazionale, rispondendo all’esigenza di garantire la sicurezza della rete in una zona caratterizzata da inadeguatezza della magliatura della rete di trasmissione a 150 KV, a causa di elevate perdite di rete, nonché di elevati rischi di energia non fornita”.

Insomma l’elettrodotto aereo si farà. Anche se davvero in questo caso sparuti sono stati i nimby, a dimostrazione che quando anche le grandi aziende dialogano con le istituzioni e i cittadini, rispettando ambiente e territorio, nessuno fa finta di preferirsi accendere la candela.

Questa del dialogo continuo con istituzioni locali e cittadini è una prassi costante di Terna. Lontani da progetti calati dall’alto o imposti.
Il che permetterà all’azienda col nuovo piano industriale 2018-2022, senza conflitti politici e sociali, di investire 5,3 miliardi di cui il 60 per cento nel centro sud.

Ce n’era bisogno.