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Trump minaccia attacco in Siria. E fa schizzare il prezzo del petrolio

Il prezzo del petrolio torna a crescere: il Brent tocca quota 73 dollari al barile e il Wti si è spinto oltre 67 dollari. Articolo Giusy Caretto 

Le tensioni geopolitiche fanno correre il prezzo del petrolio. Mentre si fa sempre più probabile un attacco americano in Siria, il Brent tocca quota 73 dollari al barile, i massimi da tre anni. Cresce anche il Wti, che si è spinto oltre 67 dollari.

Ma non sono solo le minacce di The Donald a far schizzare il prezzo del greggio: gli Houthi, fazione ribelle sciita che controlla lo Yemen del Nord, hanno sferzato una serie di attacchi alle infrastrutture petrolifere saudite. A pesare sempre sul mercato, lo shale oil americano, la cui produzione continua a crescere.

TRUMP VERSO L’ATTACCO ALLA SIRIA

Donald Trump ha minacciato un intervento militare in Siria, in risposta al sospetto attacco chimico della settimana scorsa. Ed Eurocontrol, l’organizzazione europea che vigila sulla sicurezza dei voli, ha messo in allerta le linee aeree sulle rotte verso il Mediterraneo orientale per «possibili azioni militari» nel giro di 72 ore.

GLI HOUTHI ATTACCANO L’ARABIA SAUDITA

Non solo Siria. A minacciare gli equilibri del Medio Oriente anche le azioni degli Houthi che da settimane stanno attaccando le infrastrutture petrolifere saudite. L’ultimo tentativo di attaco, poche ore fa: quando un drone ha bombardato la provincia sudorientale di Jizan, dove Saudi Aramco possiede diversi impianti e sta costruendo una raffineria da 400mila barili al giorno.

CRESCE LA PRODUZIONE DI SHALE OIL

E ancora. Analizzando il mercato e i fattori che influenza il prezzo, non possiamo non far riferimento alla produzione americana da shale oil, che continua a crescere: la settimana scorsa, secondo i dati del Sole 24 Ore, ha superato 10,5 mbg secondo l’Eia.