Efficienza energetica e innovazione

Ue, grandi progressi su efficienza energetica

È quanto emerge dalla Valutazione 2017 dei progressi realizzati dagli Stati membri nel conseguimento degli obiettivi nazionali di efficienza energetica effettuata dalla Commissione europea

 

Se la tendenza al ribasso dei consumi di energia registrata dal 2005 continuerà nei prossimi anni, “l’Ue dovrebbe essere ancora sulla buona strada per conseguire l’obiettivo del 2020, sia per il consumo di energia primaria, sia per il consumo di energia finale” di un taglio del 20%. Tuttavia, “se gli aumenti osservati negli ultimi anni rispecchiano” al contrario “un’inversione di tendenza”, conseguire gli obiettivi del 2020 “richiederà ulteriori sforzi”. È quanto emerge dalla “Valutazione 2017 dei progressi realizzati dagli Stati membri nel conseguimento degli obiettivi nazionali di efficienza energetica per il 2020 e nell’attuazione della direttiva 2012/27” effettuata dalla Commissione europea e trasmessa al Parlamento e al Consiglio europeo. Il report rientra nell’ambito della revisione della direttiva sull’efficienza energetica del pacchetto Energia pulita proposta da Bruxelles nel novembre 2016 che mira ad adeguare la direttiva stessa all’orizzonte del 2030, fissando un obiettivo vincolante di efficienza energetica pari al 30%.

Si registrano grandi progressi sull’efficienza energetica

“Dopo una graduale riduzione del consumo energetico tra il 2007-2014, si è registrato un aumento nel 2015 in parte a causa di un inverno meno mite e dei prezzi dei combustibili più bassi”, osserva Bruxelles nel rapporto. Tale aumento del consumo di energia primaria dell’1,5% rispetto al 2014, non ha comunque pregiudicato il percorso “virtuoso” che si mantiene sempre sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo del 2020. Lo stesso vale per il consumo di energia finale, che sebbene sia anch’esso aumentato nel 2015, è rimasto comunque su valori inferiori all’obiettivo del 2020 grazie ai risparmi realizzati negli anni precedenti. Più nel dettaglio, il consumo di energia finale nell’Unione europea è calato del 9,1%, passando dai 1.192 Mtep del 2005 ai 1.084 Mtep del 2015, valore questo leggermente inferiore all’obiettivo del 2020, pari a 1.086 Mtep. Secondo l’Ue si tratta di un calo medio dello 0,9% annuo in un arco decennale, sebbene la tendenza al ribasso sia stata interrotta nel 2015 quando il consumo di energia finale è aumentato del 2,1% rispetto all’anno precedente. Il consumo energetico più elevato nel 2015 è stato registrato principalmente nel settore residenziale (+4% su base annua), nei servizi (+3,6%) e nei trasporti (+1,7%). Gli aumenti rilevati nel settore residenziale e in quello dei servizi sono dovuti principalmente all’inverno leggermente più freddo rispetto all’anno precedente, che era stato invece eccezionalmente mite.

Il consumo di energia primaria nell’Unione europea è calato invece del 10,6%, passando dai 1.713 Mtep del 2005 ai 1.531 Mtep del 2015, un valore questo superiore del 3,2% all’obiettivo del 2020, pari a 1.483 Mtep. In media è diminuito dell’1,1% l’anno tra il 2005 e il 2015. Dopo il 2015 il consumo energetico sembra però essere aumentato ulteriormente anche nel 2016 a seguito di un altro inverno meno mite anche se, a conti fatti, negli anni successivi alla recessione (2009-2015) “il consumo di energia primaria è calato notevolmente in quasi tutti gli Stati membri, dimostrando che è possibile conseguire la ripresa e la crescita economica senza aumentare la domanda nazionale di energia”, sottolinea la commissione Ue.

Il disaccoppiamento tra crescita economica e domanda di energia sempre più evidente

Secondo le rilevazioni europee, in sostanza, le variazioni meteorologiche sono uno dei motivi principali delle fluttuazioni osservate nel consumo di energia negli ultimi anni. I dati corretti per le variazioni meteorologiche suggeriscono che il consumo energetico, dopo il calo rispetto al 2005, si è mantenuto pressoché invariato fin dal 2012 mentre l’aumento dell’attività economica ha mostrato la tendenza a far aumentare il consumo di energia anche se i risparmi energetici hanno contribuito a compensare questa tendenza. Anche se il loro livello non è stato sufficiente nel 2015 e 2016 a compensare l’impatto della crescita dell’attività economica nel 2015 si è registrata una intensità di energia finale nell’industria in calo in quasi tutti gli Stati membri. Questo testimonia, per Bruxelles “che gli Stati membri stanno compiendo buoni progressi nel conseguimento dei risparmi energetici: i loro sforzi collettivi nel 2015 sono stati superiori alla traiettoria lineare tracciata per conseguire i risparmi necessari entro il 2020”. Infatti, nei loro piani d’azione nazionali 2017 per l’efficienza energetica, diversi Stati membri hanno rivisto gli obiettivi nazionali indicativi per il 2020: “Considerati nel loro insieme, gli obiettivi nazionali annunciati sono comunque coerenti con il livello di ambizione dell’Unione europea in materia di consumo di energia finale nel 2020, ma, il divario è ora maggiore per quanto concerne il consumo di energia primaria”, spiega ancora la commissione Ue.

L’Italia in prima fila

L’Italia è tra i paesi che hanno quasi raggiunto l’obiettivo di efficienza imposto dall’Europa. Secondo il report riferito al 2015, il nostro paese ha raggiunto il 99% del target. Alcuni paesi sono molto avanti come Finlandia (253%) e Austria (240%). La Germania è al 131%, la Francia al 113%, la Spagna al 95%. In fondo alla classifica Cecoslovacchia al 17%, Croazia al 19% e Cipro al 25%.

Malgrado il trend positivo potrebbero essere necessari ulteriori sforzi

Nonostante i dati più recenti mostrino un legame con i fattori meteorologici e un disaccoppiamento tra crescita economica e consumo energetico, l’Europa avverte che “gli aumenti registrati nel 2015 e che probabilmente si presenteranno anche per il 2016” potrebbero indicare la necessità di “sforzi ulteriori per raggiungere gli obiettivi fissati”. Infatti, sebbene gli inverni del 2015 e del 2016 siano stati più freddi rispetto a quello del 2014 – aumentando quindi la domanda di riscaldamento – le temperature “sono state comunque più miti rispetto alla media climatica”. Quindi “la crescita economica – puntualizza Bruxelles – ha ancora un impatto positivo sulla domanda di energia e benché gli sforzi compiuti in termini di efficienza energetica compensino in gran parte l’effetto dell’attività, potrebbero essere necessari ulteriori sforzi per evitare nuovi aumenti del consumo energetico”.

L’efficienza energetica è economicamente vantaggiosa

“Va sottolineato – ammette comunque la commissione Ue – che la crescita economica non è stata necessariamente accompagnata da una domanda più elevata di energia e diversi paesi che hanno registrato una forte crescita del Pil tra il 2005 e il 2015 sono riusciti a tenere sotto controllo il loro consumo energetico”. Tali paesi hanno persino ottenuto risultati migliori in termini di efficienza energetica rispetto ai paesi con una crescita del Pil inferiore: tra di essi vi sono la Slovacchia, Malta, il Lussemburgo, la Romania e la Lituania (Stati membri con una crescita del Pil superiore al 20% e una riduzione del consumo di energia primaria superiore al 10% nel periodo 2005- 2015). Questi risultati sono sostenuti da studi successivi che dimostrano che è economicamente vantaggioso attuare misure di efficienza energetica. Lo studio The Macroeconomic and Other Benefits of Energy Efficiency mostra che i livelli di efficienza più elevati sono associati a impatti macroeconomici positivi in termini tanto di Pil quanto di occupazione. Inoltre, “l’efficienza energetica contribuisce a ridurre le importazioni di combustibili fossili, aspetto questo che ottimizza la bilancia commerciale dell’Ue e migliora anche la sicurezza energetica degli Stati membri esposti a una forte concentrazione della loro fonte di approvvigionamento di gas”. Sempre secondo Bruxelles, inoltre, l’obiettivo vincolante di efficienza energetica del 30% proposto dalla Commissione “migliorerà la sicurezza energetica, riducendo le importazioni di combustibili fossili del 12% nel 2030, il che corrisponde a 70 miliardi di euro risparmiati sulle importazioni”.

L’efficienza ha migliorato la competitività dell’industria europea

Le due diverse metodologie di scomposizione analizzate nella relazione confermano che l’efficienza energetica è stata un fattore trainante dei miglioramenti dell’intensità energetica nei vari settori. “I valori dell’efficienza energetica hanno ampiamente neutralizzato o addirittura superato l’aumento della domanda di energia causato dall’attività economica, da livelli più elevati di comodità in relazione a riscaldamento e raffrescamento, nonché dai mutamenti dei comportamenti e dello stile di vita – osserva la commissione Ue -. La competitività dell’industria e dei servizi dell’Ue è migliorata grazie a una diminuzione dell’intensità energetica in quasi tutti i paesi dell’Ue”. Il valore che l’efficienza energetica può generare nell’industria va infatti al di là della riduzione delle bollette energetiche e include vantaggi a lungo termine più ampi. Per questo, al fine di intensificare gli sforzi, “è essenziale che le politiche e le misure proposte nei piani d’azione nazionali per l’efficienza energetica per il 2017 siano attuate in maniera efficace”, pretende l’Ue.

Sfruttare meglio l’efficientamento degli edifici

Secondo Bruxelles, l’articolo 7 sugli obblighi di efficienza energetica ha rappresentato una misura chiave del settore: i risparmi comunicati per il 2015, infatti, (28,5 Mtep in termini cumulativi) indicano buoni progressi nell’attuazione di tale articolo in tutta l’Ue. Tuttavia, questi progressi variano da paese a paese: “Alcuni hanno messo in atto misure ambiziose di efficienza energetica che consentono risparmi significativi nei primi anni del periodo obbligatorio, mentre numerosi Stati membri dovranno aumentare i loro sforzi se vogliono soddisfare i requisiti di risparmio entro la fine del 2020”, sottolinea Bruxelles aggiungendo che le politiche Ue e nazionali “dovrebbero sfruttare meglio l’elevato potenziale di risparmio energetico, efficace in termini di costi, rappresentato dal parco immobiliare e accelerare la digitalizzazione nel settore dell’energia”. Si stima infatti che il mercato della ristrutturazione di immobili “varrà 80 -120 miliardi di euro nel 2030”. Per sbloccare ulteriormente i finanziamenti privati per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili, l’iniziativa europea Finanziamenti intelligenti per edifici intelligenti propone misure specifiche proprio per utilizzare in maniera più efficace i fondi pubblici; ma anche per aggregare progetti e sostenerne lo sviluppo e modificare la percezione del rischio di finanziatori e investitori.  Le misure di efficienza energetica per gli edifici potrebbero anche svolgere un ruolo importante nella riduzione della povertà energetica. È stato stimato che farebbero potenzialmente uscire dalla povertà energetica tra 1,5 e 8 milioni di famiglie, a seconda delle misure specifiche adottate dagli Stati membri.

Migliorare l’efficienza anche nel settore trasporti

Nella maggior parte degli Stati membri sono necessari anche ulteriori miglioramenti nel settore dei trasporti. In questo contesto la revisione della legislazione in materia di emissioni Co2 dei veicoli leggeri oltre il 2020, unitamente a un miglioramento del sistema di monitoraggio, “sono aspetti di importanza fondamentale, in quanto la riduzione delle emissioni di Co2 e dei consumi di energia nei trasporti sono strettamente legati all’efficienza del carburante. Sarà altresì necessario adottare misure supplementari per promuovere un uso più efficiente dei trasporti, come ad esempio la revisione della direttiva sul trasporto combinato, il passaggio a modalità di trasporto collettivo e la transizione verso veicoli a basse o zero emissioni, in particolare ricorrendo alla mobilità elettrica”. Inoltre, la proposta di regolamento sulla governance dell’Unione dell’energia “dovrebbe migliorare il coordinamento degli sforzi sull’efficienza energetica e collocarli nel contesto più ampio di altri obiettivi della politica energetica. Tale strumento aiuterà la Commissione e gli Stati membri a dare il loro contributo e ad adottare le misure correttive corrette laddove necessario”. Per questo, “la Commissione continuerà a seguire da vicino i progressi degli Stati membri nella realizzazione dei loro obiettivi nazionali indicativi di efficienza energetica entro il 2020 e nell’attuazione della direttiva sull’efficienza energetica”.

 

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