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Xylella, se le teorie complottiste sono dure a morire

Xylella

La Xylella mette in ginocchio gli agricoltori del Salento, ma le teorie complottiste sembrano avere la meglio sul bene comune e sulla salute degli alberi

 

Si torna a parlare di Xylella, di eradicamenti e di accuse (importanti) basate solo su coincidenze. Mentre, infatti, c’è chi accusa alcune grandi multinazionali di essere il vettore di diffusione del batterio Xylella in Salento per facilitare i piani di attuazione delle grandi opere e continua, anche in questi giorni, a bloccare l’abbattimento delle piante infette, la malattia mette in ginocchio il settore e l’Europa rimprovera l’Italia per non aver agito in tempo.

I “No Tap” si sono dati appuntamento proprio per oggi, 27settembre 2017, per manifestare contro l’eradicazione di alcuni alberi, programmata nelle campagne di Oria. “Movimento No Tap”, ha chiesto agli utenti che seguono la pagina di Facebook di opporsi all’eradicazione e di provare a “curare” gli alberi malati.

Cosa è la Xylella

XylellaPartiamo dalle conoscenze scientifiche. Il batterio Xylella si chiama così perché colonizza lo xilema delle piante, ovvero l’insieme dei vasi adibiti al trasporto di acqua e soluti dalle radici alle foglie. La presenza del batterio causa un’ostruzione di tali vasi portando al disseccamento parziale o totale.

I tempi che intercorrono tra l’infezione della pianta e la comparsa del fenomeno non sono ancora noti.

Xylella: dalla negazione alle accuse verso le multinazionali

In Puglia, e nel Salento in particolare, il caso è scoppiato alla fine del 2013, ma i primi segnali che qualcosa avesse cominciato a minare la salute degli ulivi secolari del Salento, con molta probabilità, risalgono già al 2008. Qualche agricoltore pugliese se n’era già accorto. Poi bruscatura delle foglie, imbrunimenti dei rami e del fusto e disseccamenti più o meno estesi della chioma hanno lanciato segnali di allarme inequivocabili: gli ulivi erano malati.

Qualcuno ha preso del tempo, ha negato l’esistenza del microrganismo, ha sperato che non fosse così. Ha dato la colpa ai media. Quando non è stato più possibile negare è scattata la caccia alle streghe. Chi ha portato il batterio in Puglia e nel Salento?

Bisognava trovare un colpevole ed è bastata qualche coincidenza perchè qualche movimento tirasse le sue conclusioni: il batterio avrebbe facilitato i piani delle grandi aziende che per realizzare le infrastrutture avrebbero dovuto eradicare gli alberi. Nessuna prova, nessun indizio. Ma le proteste continuano, le manifestazioni pure.

La distruzione degli innesti sperimentali

Certo è che i quattro anni di Xylella hanno profondamente minato non solo gli alberi e l’ambiente, ma anche gli animi. Proprio qualche giorno fa c’è stata la distruzione di alcuni innesti realizzati sugli ulivi che compongono il grande campo sperimentale dell’olivicoltore Giovanni Melcarne in agro di Presicce, prestato alla scienza per una sperimentazione sulla lotta alla xylella.

Un atto criminale, compiuto da ignoti, che ha distrutto un lavoro prezioso per il territorio. Su quel campo, infatti, erano stati realizzati un totale di 5mila innesti con circa 270 cultivar, con l’obiettivo di validare scientificamente la tecnica di innesto di pianta resistente su pianta secolare affetta dal batterio. La sperimentazione, finanziata dal proprietario dei campi, vede la partecipazione di Istituti di ricerca sotto il coordinamento scientifico dell’Ipsp-Cnr di Bari, anch’essi in forma volontaria e gratuita.

Un settore in ginocchio

Tutto questo ha portato ad un risultato certo: Lecce, Brindisi, la Puglia e l’Italia hanno perso troppo tempo. La caccia alle streghe ha portato alla fine del Piano Silletti per il contenimento dell’emergenza, all’inizio di una gestione commissariale, e all’apertura di una inchiesta della procura di Lecce. Siamo nel 2017 e gli strascichi di una serie di scelte errate continuano a fare danni: il settore è in ginocchio.

Migliaia le piante che sono morte, i focolai si estendono e le aziende piccole del settore chiudono i battenti. I piccoli agricoltori che potevano contare su una scorta di olio prodotto con le proprie olive ora si ritrovano a dover acquistare l’olio a prezzi sempre più alti. Le scorte diminuiscono.

La vicenda nei tribunali

Intanto il caso Xylella si è spostato nei tribunali. Diverse le battaglie istituzionali che sono scoppiate intorno alla malattia. Due su tutte, però, ci aiutano a fare chiarezza e a comprendere a che punto siamo.

XylellaIl 5 aprile scorso la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma della Regione Puglia contenuta nella legge del 2016 che fissava vincoli urbanistici sui terreni interessati dall’espianto degli ulivi colpiti da Xylella, con la motivazione che il comma 3 perché prevedeva che da tali vincoli fosse esentata, a certe condizioni, solo la realizzazione delle opere pubbliche e non anche quelle private. La norma dunque avrebbe impattato sulla realizzazione di opere importanti.

Qualche giorno fa, poi, la Giunta della Puglia ha modificato la legge per combattere la Xylella, adeguandola alle indicazioni fornite dall’Europa già diversi anni fa (indicazioni simili al Piano previsto da Silletti, chiamato dal Governo italiano proprio per fronteggiare l’emergenza).

Anche la Regione ora ha imposto la rimozione immediata degli alberi infetti (o sospetti) nel raggio di 100 metri. Non solo: la nuova legge prevede l’abbattimento delle piante ospiti a prescindere dal loro stato di salute.

Gli ulivi monumentali non vanno rimossi ma isolati: ma la norma vale esclusivamente per le piante non infette ricadenti nel raggio di 100 metri di distanza da quelle infette, nella zona soggetta a eradicazione. Al fine di sostenere la vitalità degli ulivi monumentali malati è invece consentita la sperimentazione scientifica nell’area infetta ad esclusione della zona “cuscinetto” di 20 km nella quale si applicano le misure di contenimento.

Puglia, perchè solo ora?

Le raccomandazioni dell’Europa sono vecchie, anche se la Regione Puglia le ha adottate solo in queste settimane. Un monito a quanto fatto fino ad oggi arriva anche dalla prestigiosa rivista “Nature”: l’Italia, si legge, ha ignorato tutte le raccomandazioni del mondo scientifico e non ha attuato i piani di contenimento concordati con la Commissione Europea, mettendo così in pericolo l’intera Europa.

Il comportamento del Salento e della Regione ha aumentato le possibilità di diffusione della malattia, moltiplicando i problemi esistenti. La caccia alle streghe, le opposizioni al Piano Silletti e alle indicazioni dell’Europa hanno solo contribuito a fare maggiore danno. Forse sarebbe il caso di agire, lasciando le teorie complottiste da parte, esclusivamente per il bene del Salento e della Regione.

Giusy Caretto

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