Mentre le diplomazie ufficiali si accapigliavano su Taiwan, nelle stanze della Grande Sala del Popolo, Donald Trump e Xi Jinping hanno posto le basi per un patto d’acciaio (e di litio) che sposta l’asse del mondo. Al centro del piano c’è il controllo dell’energia fossile e il futuro dell’auto elettrica. Con un convitato di pietra che ha rubato i riflettori: Elon Musk.
IL PATTO DEL BARILE PER HORMUZ
Il primo punto all’ordine del giorno è stato lo Stretto di Hormuz. Con il Medio Oriente in fiamme, il rischio di un petrolio a 150 dollari spaventa sia la Casa Bianca (che teme l’ira degli elettori alle pompe di benzina) sia Pechino (il primo importatore mondiale).
Per questa ragione, Trump e Xi hanno discusso di una protezione condivisa delle rotte marittime. Trump ha ottenuto da Xi una pressione diplomatica senza precedenti sull’Iran per mantenere il flusso costante, in cambio di un allentamento sulle sanzioni tecnologiche secondarie.
LA NUOVA TREGUA DI BUSAN
La partita forse più rischiosa per l’Ue si è giocata sul fronte dell’automotive. La Cina controlla il 90% delle terre rare e dei magneti permanenti, mentre gli USA controllano i software e i mercati di sbocco. Pechino ha promesso di riapre i rubinetti del gallio e del germanio, materie prime centrali per l’industria automobilistica USA. In cambio, Trump ha assicurato che non alzerà i dazi oltre il 100% sui componenti EV cinesi prodotti in Messico, salvando le catene di approvvigionamento di Detroit.
L’industria americana delle auto elettriche può esultare per un’altra ragione. La Cina continuerà a fornire la tecnologia per la transizione verde americana – soprattutto le batterie di CATL e BYD – a patto che gli USA non soffochino l’espansione dei marchi cinesi nei mercati emergenti dell’Asia e del Sud America.
Un primo passo verso una “Tregua di Busan 2.0″, che verrà raggiunta grazie anche alla mediazione dell'”ambasciatore ombra” Elon Musk.
L’UE RISCHIA DI RIMANERE A BOCCA ASCIUTTA?
Gli accordi preliminari di oggi sembrano un primo passo verso una “Tregua di Busan 2.0”, il “trattato di non belligeranza tecnologica” siglato l’anno scorso che ha impedito il collasso totale della catena di approvvigionamento globale durante l’ultima fase della guerra commerciale tra Trump e Xi.
Usa e Cina hano deciso di spartirsi la torta dell’energia e delle auto, invece di continuare la guerra commerciale. L’Ue, invece, rischia di doversi accontentare delle briciole. Infatti, mentre Washington e Pechino si spartiscono le sfere d’influenza su petrolio e terre rare, l’industria europea rischia di finire schiacciata tra l’incudine americana (che attrae sempre più investimenti con il nuovo Inflation Reduction Act) e il martello cinese, che domina i costi di produzione).


