L’impianto, inutilizzato dallo stop di Gazprom, sarà trasferito a Kiev. L’AfD cavalca la protesta nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore in vista delle elezioni regionali di settembre.
A Lubmin, piccolo snodo energetico affacciato sul Baltico e diventato negli anni simbolo del legame tra Germania e gas russo, una centrale nata per alimentare il sistema di Nord Stream finirà smontata pezzo per pezzo e spedita in Ucraina. La vicenda racconta meglio di molte analisi la trasformazione energetica tedesca degli ultimi anni, ma anche la difficile eredità della dipendenza energetica tedesca dalla Russia.
Fino a poco tempo fa quell’impianto serviva appunto il sistema Nord Stream, il grande corridoio del gas russo verso la Germania. Ora verrà smantellato e trasferito in Ucraina. La notizia, rilanciata con toni allarmistici da ambienti filorussi e dall’universo mediatico alternativo, è diventata rapidamente un caso politico regionale, alimentando la propaganda di AfD. Anche perché arriva a pochi mesi dalle elezioni del 20 settembre nel Land nord-orientale, dove il partito di estrema destra guida i sondaggi con il 35% inseguito dall’Spd in ripresa. La partita elettorale è dunque aperta e il caso della centrale sta diventando terreno di scontro politico.
IL NODO ENERGETICO DI LUBMIN
Nei post più condivisi sui social media la vicenda viene descritta come il simbolo di un paese che “smantella il proprio futuro energetico” mentre sarebbe alle prese con una cronica carenza di capacità produttiva. Ma guardando alla storia e alle caratteristiche dell’impianto, il quadro appare molto diverso. La centrale di cogenerazione di Lubmin non nasceva infatti per alimentare città o industrie tedesche in senso tradizionale. Era stata costruita per sostenere il funzionamento del terminale di Nord Stream 1, producendo il calore necessario al trattamento e al trasporto del gas naturale proveniente dalla Russia attraverso il Baltico.
Quando, dopo l’invasione dell’Ucraina, Gazprom ha iniziato a ridurre le forniture fino allo stop completo del settembre 2022, l’impianto ha perso quasi all’improvviso la sua funzione originaria. Pochi giorni dopo arrivò anche il sabotaggio dei gasdotti nel Mar Baltico: tre delle quattro linee di Nord Stream furono distrutte e il futuro dell’intero hub energetico di Lubmin entrò in una zona grigia da cui non è più uscito.
Da allora la centrale è rimasta inattiva. La proprietà fa capo alla Industriekraftwerk Greifswald GmbH, partecipata dalla SEFE Energy GmbH, società controllata dal governo federale dopo la nazionalizzazione delle attività tedesche dell’ex Gazprom Germania, insieme a Eon Energy. Secondo quanto spiegato dalla stessa SEFE all’emittente pubblica ARD, senza il flusso di gas russo l’impianto non aveva più alcuna sostenibilità economica. Negli ultimi mesi erano state valutate diverse opzioni, compresa una possibile vendita, ma nessuna trattativa si è concretizzata. A quel punto, tra rottamazione e smantellamento, si è aperta la strada del trasferimento in Ucraina.
LO SMONTAGGIO E IL TRASFERIMENTO
L’impianto verrà quindi smontato, trasportato e ricostruito da un operatore energetico ucraino. Il processo richiederà mesi. Non si tratta di un semplice trasferimento logistico: turbine, moduli tecnici e componenti della centrale devono essere separati, certificati e autorizzati prima del trasporto. Le operazioni dovrebbero partire nel corso dell’estate.
Anche sul piano energetico il caso è meno decisivo di quanto sostengano i critici. La centrale dispone di una potenza netta di 38,2 megawatt, una quantità limitata se confrontata con il sistema elettrico tedesco, che supera i 270 gigawatt di capacità installata complessiva. Non è dunque un impianto considerato strategico per la sicurezza energetica nazionale. Il ministro dell’Economia del Land, Wolfgang Blank, ha difeso apertamente la scelta, sostenendo che la struttura non svolge più alcun ruolo essenziale per l’approvvigionamento tedesco e che la decisione spetta ai gestori industriali.
AFD ATTACCA IL GOVERNO REGIONALE
Proprio questo passaggio è diventato terreno di scontro politico. AfD ha trasformato il caso Lubmin in uno dei temi della campagna elettorale regionale, accusando il governo del Land e Berlino di sacrificare gli interessi tedeschi a favore di Kiev. La deputata regionale Petra Federau ha parlato di una “politica contro la propria popolazione”, mentre il co-presidente del partito Tino Chrupalla ha rilanciato la vicenda nei talk show nazionali.
La polemica si è inserita in una fase delicata della campagna elettorale. AfD guida da tempo i sondaggi, con percentuali attorno al 36%, ma nelle ultime settimane il suo consenso viene indicato in calo, mentre l’Spd – che governa da molte legislature la regione – è in recupero, anche se le distanze restano al momento importanti (l’ultimo riscontro dava i socialdemocratici al 27%). Insomma, la questione della centrale, con il coinvolgimento emotivo della questione ucraina in un Land che per anni è stato il terminale simbolico della dipendenza energetica tedesca dalla Russia, è legna utile a rialimentare il fuoco.
Dal governo regionale, però, la linea resta quella della continuità industriale: meglio riutilizzare un impianto senza prospettive economiche che mantenerlo inattivo in un’ex piattaforma del gas russo il cui ruolo nel nuovo sistema energetico tedesco è ancora tutto da ridefinire.


