L’Europa è diventata sempre più dipendente dal diesel americano dopo che la guerra, le interruzioni nei trasporti marittimi e i blocchi delle raffinerie hanno drasticamente ridotto le forniture provenienti dal Medio Oriente e dalla Russia
La minaccia di Donald Trump di bloccare le esportazioni statunitensi di diesel potrebbe costringere gli autotrasportatori europei ad affrontare un nuovo, brusco aumento dei costi del carburante, con conseguente rincaro delle merci per i consumatori.
Mercoledì scorso il presidente americano ha detto che stava ancora valutando l’ipotesi di un divieto all’esportazione, mentre la sua amministrazione cerca di abbassare i prezzi record del carburante sul mercato interno. La Casa Bianca sta inoltre verificando se i Paesi europei possano immettere sul mercato le proprie riserve di diesel a prezzi più contenuti.
Come spiega Politico, un aumento del prezzo del diesel potrebbe avere ripercussioni a catena in tutta Europa. “Tutto ciò che si trova sugli scaffali costerà di più”, ha affermato Cristina Scarfia, responsabile Affari europei di Confetra, la confederazione italiana del trasporto merci.
L’EUROPA DIPENDE DAL DIESEL AMERICANO
L’Europa è diventata sempre più dipendente dal diesel americano dopo che la guerra, le interruzioni nei trasporti marittimi e i blocchi delle raffinerie hanno drasticamente ridotto le forniture provenienti dal Medio Oriente e dalla Russia. Questa dipendenza espone ora a gravi rischi gli autotrasportatori europei, operanti in un settore che lavora già con margini ridotti e ha scarsa capacità di assorbire un ulteriore shock.
“C’è un rischio enorme di fallimento per le piccole e medie imprese, mentre le aziende più grandi hanno maggiori probabilità di sopravvivere applicando tariffe più alte per i propri servizi”, ha spiegato Scarfia.
IL PREZZO DEL DIESEL NELL’UNIONE EUROPEA
Secondo l’International Road Transport Union (IRU), il prezzo medio del diesel nell’UE ha raggiunto i 2,26 euro al litro il 17 settembre, segnando un aumento del 38% rispetto alla fine di febbraio.
Si tratta di un nuovo record, che supera il precedente picco registrato durante la crisi energetica del 2022, scatenata dall’invasione russa dell’Ucraina su vasta scala. Scarfia ha riferito che, secondo le stime di Confetra, un eventuale divieto di esportazione da parte degli Stati Uniti potrebbe far lievitare i prezzi del diesel nell’UE ben oltre i 3 euro al litro.
POCHE OPZIONI A DISPOSIZIONE
Poiché le esportazioni dal Medio Oriente sono diminuite in seguito alle tensioni belliche che hanno coinvolto Iran, Stati Uniti e Israele — causando interruzioni nelle spedizioni di carburante attraverso lo Stretto di Hormuz — l’Europa si è rivolta sempre più agli Stati Uniti per colmare il vuoto.
Secondo i dati dell’IRU, il diesel americano rappresenta ormai circa la metà delle importazioni europee via mare. Se Washington dovesse vietare le esportazioni, il trasporto merci su gomma si troverebbe in una posizione particolarmente vulnerabile.
Secondo David Doherty, responsabile ricerca sulle risorse naturali per BloombergNEF, il settore logistico è il principale consumatore di diesel in Europa. Secondo Eurostat, i trasporti assorbono il 77% del consumo di diesel e gasolio nell’UE. “Le alternative sono davvero limitate, quantomeno quelle attuabili in tempi brevi”, ha osservato Doherty, aggiungendo: “io e te possiamo decidere di smettere di guidare, se i prezzi diventano proibitivi, senza che il mondo vada a rotoli. Se però i camion smettessero di circolare in Germania o in Polonia (i due mercati più grandi) probabilmente inizieremmo ad avvertire delle serie criticità”.
Le ripercussioni vanno ben oltre il semplice costo elevato del diesel: “si rischia la mancanza di carburante dove serve, tempi di rifornimento prolungati e lunghe code. Le ore trascorse in attesa di fare rifornimento ridurrebbero inoltre il tempo a disposizione degli autisti per l’effettiva consegna delle merci”, ha detto ancora Doherty.
IL PESO DEL GASOLIO NEL SETTORE DELL’AUTOTRASPORTO
È probabile che la pressione maggiore sulle aziende di autotrasporto sia di natura finanziaria. Secondo Jan Buczek, presidente dell’Associazione polacca degli autotrasportatori internazionali, il gasolio incide per circa il 30% sui costi operativi di un’impresa di autotrasporto internazionale. Se i prezzi del carburante dovessero salire eccessivamente, alcuni viaggi non sarebbero più economicamente vantaggiosi e le aziende rischierebbero di esaurire la liquidità necessaria per proseguire l’attività.
“Le aziende di autotrasporto devono anticipare le spese per carburante, salari e pedaggi”, ha spiegato Buczek, mentre i pagamenti dei clienti per i servizi svolti possono richiedere settimane prima di arrivare. Un improvviso aumento dei prezzi del carburante potrebbe causare un’immediata crisi di liquidità: le scadenze dei pagamenti arriverebbero prima dell’incasso dei compensi necessari a coprirle.
ALCUNI CAMION POTREBBERO DECIDERE DI FERMARSI
“Con prezzi del gasolio intorno ai 3 euro al litro, il rischio di fallimento per alcuni operatori sarebbe molto concreto, soprattutto se tali livelli dovessero mantenersi per un periodo prolungato”, ha affermato Buczek.
È probabile che le aziende di autotrasporto diventeranno più selettive nell’accettare gli incarichi. I primi ad essere scartati sarebbero quelli meno remunerativi: tratte che prevedono lunghi percorsi a vuoto, destinazioni da cui è difficile reperire carichi per il viaggio di ritorno e servizi che comportano lunghe attese per le operazioni di carico o scarico.
“Se il costo per fornire il servizio supera i ricavi generati, dal punto di vista dell’operatore potrebbe essere economicamente più razionale lasciare il camion fermo, piuttosto che generare un’ulteriore perdita”, ha spiegato Buczek.
I DUE POSSIBILI SCENARI
Scarfia ha delineato due possibili scenari. Le aziende più piccole, non potendo trasferire sui clienti i maggiori costi del gasolio, potrebbero semplicemente rifiutare gli incarichi, costringendo i clienti a rivolgersi altrove. Le aziende più grandi, invece, hanno maggiori probabilità di disporre di contratti che consentono di applicare un supplemento carburante (una tariffa aggiuntiva legata al prezzo del gasolio), permettendo loro di continuare a trasportare merci e di trasferire i costi extra alla clientela.
Se i prezzi estremamente elevati dovessero protrarsi per settimane, accompagnati da effettive carenze di carburante, secondo Buczek l’Europa potrebbe assistere a una riduzione della capacità di trasporto su alcune tratte, a difficoltà nel reperire camion disponibili e a ritardi a catena lungo le filiere logistiche.
Per le aziende di autotrasporto, “l’impatto sarebbe significativo e certamente immediato”, ha dichiarato Robin Loos, responsabile trasporti e mobilità dell’organizzazione di consumatori BEUC.
“Se la capacità di trasporto iniziasse a venire meno sul mercato, le conseguenze si estenderebbero molto rapidamente ben oltre il settore dell’autotrasporto stesso. A quel punto, l’approvvigionamento di gasolio diventerebbe una questione di ‘sicurezza economica’”, ha concluso Buczek.

