Eurogas chiede di archiviare l’obbligo di riempimento degli stoccaggi dopo il 2027 e propone riserve strategiche finanziate dagli Stati. Perché l’associazione punta il dito contro la strategia per la sicurezza energetica dell’Ue
La normativa europea sugli stoccaggi di gas rischia di trasformarsi in un boomerang per le tasche di cittadini e imprese. A lanciare l’allarme è Eurogas, l’associazione che rappresenta i giganti del settore a Bruxelles. Ecco perché la strategia di Bruxelles è messa sotto accusa e cosa propone l’associazione per evitare che la sicurezza energetica diventi sinonimo di bollette insostenibili.
PERCHE’ EUROGAS BOCCIA LE NORME UE SUGLI STOCCAGGI DI GAS
Nel suo ultimo policy paper, intitolato “Rethinking Gas Storage in the Review of the Security of Supply Framework”, Eurogas chiede un taglio netto con la strategia messa in atto per contrastare la crisi energetica del 2022. Secondo l’associazione, infatti, l’obbligo di riempimento UE non deve essere rinnovato oltre la sua scadenza naturale del dicembre 2027.
Gli industriali europei del gas puntano il dito contro il meccanismo introdotto da Bruxelles durante la crisi, che avrebbe portato a significative distorsioni di mercato. Eurogas sostiene infatti che obbligare gli operatori a comprare gas a tutti i costi, anche quando i prezzi sono alle stelle, gonfia artificialmente la domanda e svuota i portafogli. Una tesi confermata dalla stessa Gas Market Task Force della Commissione Europea nel giugno 2026, che ha evidenziato come l’attuazione di tali obblighi rischi di “amplificare la pressione sui prezzi nel mercato del gas”.
“L’EU Gas Storage Regulation è stata introdotta nel 2022 come risposta di emergenza a condizioni di mercato senza precedenti […]. Sebbene adeguati livelli di stoccaggio contribuiscano alla sicurezza dell’approvvigionamento in Europa, il design del regolamento – in particolare l’obiettivo di riempimento obbligatorio al 90% – ha introdotto significative distorsioni di mercato e dovrebbe essere visto come un intervento dettato dalla crisi piuttosto che come uno strumento sostenibile”, si legge nel policy paper dell’associazione.
EUROGAS BOCCIA IL DOGMA EUROPEO
Eurogas boccia senza appello l’approccio standardizzato di Bruxelles. La ragione è che in Europa ci sono Paesi con enormi capacità di stoccaggio e altri che dipendono interamente dai gasdotti dei vicini o dai rigassificatori di GNL (Gas Naturale Liquefatto).
“Un approccio ‘one-size-fits-all’ (taglia unica) attraverso obblighi di stoccaggio a livello UE è inadatto al variegato panorama del gas in Europa, dove gli Stati membri differiscono per dipendenza dal gas, capacità di stoccaggio e accesso a fonti di approvvigionamento alternative”, scrive l’associazione.
GAS, LA RICETTA DI EUROGAS PER LA SICUREZZA ENERGETICA
Cosa fare, quindi, dal 1° gennaio 2028, quando scadranno le vecchie regole e l’Europa dovrà fare a meno del gas russo via tubo (il cui addio definitivo è fissato proprio per la fine del 2027)? Eurogas propone di ridisegnare l’architettura della sicurezza energetica attorno a due pilastri fondamentali, Prima di tutto, lasciar fare al mercato. L’associazione chiede anche lo stop alla burocrazia. Inoltre, l’associazione spinge per potenziare i collegamenti transfrontalieri per far viaggiare il gas dove serve e quando serve. Eurogas suggerisce di guardare a lungo termine (10 anni) e di unire le valutazioni di rischio di gas ed elettricità. Bisogna essere pronti ai picchi di domanda invernali o ai fenomeni di Dunkelflaute (i periodi prolungati di assenza di sole e vento che azzerano le rinnovabili).
RISERVE STRATEGICHE STATALI E CHI ROMPE PAGA
L’associazione chiede anche che ogni Stato possa decidere riguardo le riserve strategiche di gas in base alle proprie esigenze. Un altro punto centrale che Eurogas vuole far passare è chi rompe paga. In altre parole, secondo Eurogas dovrebbero pagare i governi con la fiscalità generale, senza scaricarla sulle bollette tramite accise o tariffe di rete mascherate.
“Questi costi dovrebbero essere sostenuti dagli Stati membri e riflessi nei loro bilanci, piuttosto che essere socializzati tra i fornitori e gli altri partecipanti al mercato o incorporati in tariffe di trasporto maggiorate”.
L’ultima proposta di Eurogas per la sicurezza energetica è l’introduzione del prezzo di rilascio blindato. In altre parole, il gas delle riserve strategiche non potrà mai essere svenduto a prezzi inferiori a quelli di mercato per evitare che le aziende smettano di comprare gas per aspettare i “saldi” dello Stato, danneggiando il mercato commerciale.


