Ecco il piano segreto dei super-cargo porta petrolio per sfuggire alla guerra con l’Iran
Mentre il mondo trema per il blocco totale del petrolio, un gruppo di navi fantasma sta mettendo in atto un’evasione multimilionaria nel buio più assoluto. Ecco come stanno aggirando i missili di Teheran.
COME I TANKER AGGIRANO IL BLOCCO DI HORMUZ
Un quarto dei super-tanker stranieri rimasti intrappolati all’interno del Golfo Persico allo scoppio della guerra con l’Iran è riuscito misteriosamente a sfuggire alla trappola mortale dello Stretto di Hormuz. Un elemento che sta cambiando le sorti dei mercati energetici globali proprio mentre le riserve mondiali si stanno prosciugando a un ritmo record mai visto prima.
I dati riservati sui flussi di spedizione marittima dipingono uno scenario da thriller geopolitico: 29 delle 109 grandi navi cisterna in grado di trasportare da 700.000 a oltre 2 milioni di barili di greggio bloccate dallo scorso 28 febbraio sono riuscite a varcare il corridoio d’oriente. Come è possibile che questi colossi d’acciaio riescano a passare inosservati davanti alle batterie missilistiche costiere iraniane?
LE NAVI FANTASMA
La maggior parte dei capitani ha scelto la via del rischio assoluto: “andare al buio”. Le navi hanno disattivato l’Automatic Identification System (AIS), ilsistema globale obbligatorio che comunica in tempo reale la posizione, la rotta e la velocità dellanave alle autorità e alle altre imbarcazioni. Muovendosi come spettri nell’oscurità e affrontando la minaccia costante dei razzi lanciati dalle postazioni di terra, queste imbarcazioni rasentano leacque meridionali dello stretto, vicine alle coste protette dell’Oman, per evitare la letale morsa diTeheran. Il numero di navi fuggite, però, potrebbe esseredecisamente più alto rispetto ai dati ufficiali.
Il “Casello” da 2 Milioni di Dollari di
Dietro le quinte del conflitto si consuma anche una guerra economica per Hormuz. Fonti diplomatiche rivelano che l’Iran ha tentato di istituire un vero e proprio “casello virtuale” abusivo nel nord dello Stretto, posizionato strategicamente tra le isole di Larak e Qeshm. La tariffa richiesta ai mercantili per ottenere il via libera e non essere bersagliati è fino a 2 milioni di dollari per passaggio.
Un’estorsione su scala internazionale che ha spinto i governi dei paesi acquirenti a tessere reti di lobby frenetiche e trattative segrete pur di accaparrarsi il diritto di estrarre l’oro nero dal Golfo. Stati confinanti come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti considerano queste procedure inaccettabili e stanno aggirando il blocco utilizzando oleodotti terrestri alternativi, che tuttavia non bastano a colmare il vuoto di mercato.
MERCATO COL FIATO SOSPESO
I leader dell’industria petrolifera internazionale mantengono una cautela estrema, consci che ogni mossa falsa può costare miliardi di dollari o, peggio, vite umane. Mike Wirth, Amministratore Delegato di Chevron Corp., ha dichiarato ufficialmente che la compagnia ha attualmente sei navi noleggiate bloccate all’interno del Golfo, ma la decisione finale di tentare l’attraversamento spetterà esclusivamente agli armatori delle navi. Patrick Pouyanne, CEO di TotalEnergies SE, ha assunto una linea ancora più dura: la multinazionale ha ben otto tanker bloccati e, una volta estratti, non ne manderà indietro nessuno finché non vi sarà la certezza matematica che la pace nell’area sia duratura e sostenibile.
“Nel brevissimo termine, il fatto che così tante navi siano riuscite a scappare temporaneamente frenando l’esplosione dei prezzi”, spiega Naveen Das, analista senior del greggio presso la società di analisi Kpler Ltd, secondo quanto riporta Bloomberg. “Tuttavia, se lo status quo dovesse persistere e le scorte globali continuassero a svuotarsi fino a livelli critici, la quantità di navi bloccate tornerà a essere un problema drammatico per l’economia globale.”
TREGUA IN ARRIVO?
La luce in fondo al tunnel potrebbe arrivare dalla diplomazia. Secondo indiscrezioni dell’ultima ora fornite da fonti vicine ai negoziati, gli Stati Uniti e l’Iran avrebbero raggiunto un accordo preliminare per estendere il cessate il fuoco di ulteriori 60 giorni. La notizia ha immediatamente dato una boccata d’ossigeno alle borse mondiali e ai mercati delle commodity.


