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La Cina corre sul solare, Trump frena sull’eolico, l’Africa contesta la tassa sul carbonio

La Cina lancia il più grande parco solare del mondo, mentre l’amministrazione Trump blocca un maxi-progetto eolico. Intanto, il Sudafrica contesta la tassa europea sul carbonio, chiedendo un trattamento equo.

Mentre la Cina accelera sulla transizione energetica costruendo in Tibet il più grande parco solare del mondo, un progetto che sta già contribuendo a un calo record delle emissioni nazionali, gli Stati Uniti subiscono una brusca frenata. L’amministrazione Trump ha infatti bloccato il progetto eolico offshore Revolution Wind, quasi completato, citando vaghe ragioni di sicurezza e scatenando il panico tra gli investitori. Sul fronte della politica commerciale, il Sudafrica ha formalmente chiesto all’Unione Europea di riconsiderare la sua tassa sul carbonio (CBAM). Pretoria chiede per le nazioni africane le stesse flessibilità concesse agli USA, per non ostacolare la decarbonizzazione e proteggere centinaia di migliaia di posti di lavoro.

CINA: IL PIÙ GRANDE PARCO SOLARE DEL MONDO

L’Associated Press riporta che la Cina sta costruendo il più grande parco solare al mondo sull’altopiano tibetano, un progetto da 610 km², pari all’area di Chicago, che alimenterà 5 milioni di famiglie con oltre 7 milioni di pannelli solari. Due terzi del sito sono completati, con l’elettricità già in rete. La Cina guida la corsa globale alle rinnovabili, avendo installato 212 gigawatt di capacità solare nei primi sei mesi del 2025, superando l’intera capacità solare degli Stati Uniti (178 GW a fine 2024). L’energia solare ha già superato l’idroelettrico e presto supererà l’eolico, diventando la principale fonte di energia pulita del paese. Il parco solare tibetano offre benefici ecologici, riducendo polvere e favorendo la vegetazione, con migliaia di pecore che pascolano tra i pannelli. Tuttavia, la distribuzione dell’energia verso i centri orientali è ostacolata dalla rete elettrica, ancora calibrata sul carbone. Nuove linee di trasmissione, come quella tra Qinghai e Henan, sono in costruzione per affrontare il problema. Secondo uno studio di Lauri Myllyvirta, pubblicato su Carbon Brief e citato dall’agenzia di stampa Usa, le emissioni di carbonio della Cina sono diminuite dell’1% nella prima metà del 2025 rispetto all’anno precedente, un trend iniziato a marzo 2024. Questo calo, nonostante una crescita della domanda elettrica del 3,7%, segna un possibile picco delle emissioni prima dell’obiettivo governativo del 2030. Per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2060, le emissioni dovrebbero calare del 3% annuo, un traguardo ambizioso. Intervistato dall’AP, Li Shuo dell’Asia Society Policy Institute definisce questo momento di “significanza globale”, ma avverte che la dipendenza dal carbone e la necessità di riforme economiche restano sfide cruciali.

TRUMP FERMA PROGETTO EOLICO OFFSHORE

Come riferisce Quartz, l’amministrazione Trump ha emesso un ordine di sospensione dei lavori per il progetto eolico offshore Revolution Wind, gestito da Revolution Wind LLC, una controllata della danese Ørsted. Il provvedimento, comunicato il 22 agosto dalla Bureau of Ocean Energy Management (BOEM), parte del Dipartimento degli Interni degli Stati Uniti, ordina di “interrompere tutte le attività in corso” sul progetto situato sulla piattaforma continentale esterna lungo le coste statunitensi, citando vaghe “preoccupazioni per la sicurezza nazionale” e la necessità di evitare interferenze con l’uso della zona economica esclusiva, senza però fornire dettagli specifici. Il progetto, completato all’80% con 45 turbine su 65 già installate, era destinato a fornire 400 MW di elettricità al Rhode Island e 304 MW al Connecticut, sufficienti per alimentare oltre 350.000 abitazioni. L’ordine ha avuto un impatto immediato sui mercati: le azioni di Ørsted sono crollate di quasi il 17% nella mattinata di lunedì, trascinando al ribasso anche altri titoli di aziende del settore delle rinnovabili come First Solar, NextEra Energy, Brookfield Renewable Partners e Clearway Energy. Questo stop segue un precedente annuncio di Trump, datato mercoledì, che sembrava imporre un divieto generale all’approvazione di progetti eolici e solari, amplificando l’incertezza per gli investitori. Ørsted, che sta rispettando l’ordine, ha dichiarato di essere al lavoro per trovare soluzioni, inclusi eventuali procedimenti legali, con l’obiettivo di riprendere i lavori per completare il progetto entro il 2026. La decisione ha suscitato critiche da parte di esperti e operatori del settore. Jason Grumet, CEO di American Clean Power Association, ha definito ad esempio l’azione un esempio di “politica partigiana estrema” che mina la fiducia degli investitori, segnalando che gli Usa non sono più un luogo affidabile per investimenti energetici a lungo termine.

IL SUDAFRICA CHIEDE ALL’UE DI RIPENSARE IL CBAM

Come riporta Bloomberg, il Sudafrica ha inviato una lettera alla Commissione Europea il 26 agosto chiedendo di riconsiderare l’implementazione del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) e di estendere alle nazioni africane le stesse flessibilità promesse agli Stati Uniti. Secondo il Dipartimento del Commercio, Industria e Concorrenza sudafricano, il CBAM, che impone dazi sulle importazioni ad alta intensità di carbonio, rischia di ostacolare gli sforzi dei paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa, per affrontare il cambiamento climatico e decarbonizzare le loro economie. La lettera evidenzia un recente accordo Usa-Ue che offre opzioni per mitigare l’impatto del CBAM sulle piccole e medie imprese americane, e il Sudafrica chiede un trattamento simile. Il CBAM, che entrerà in vigore nel 2026, mira a ridurre le emissioni equiparando i costi del carbonio per beni importati e prodotti interni. Il Sudafrica, che dipende dal carbone per la maggior parte della sua energia elettrica ed è il 14° produttore mondiale di gas serra, teme conseguenze economiche significative. Secondo un rapporto di Net Zero Tracker citato da Bloomberg, circa 422.000 posti di lavoro sudafricani dipendono dalle esportazioni verso paesi con CBAM attivi o in fase di adozione, come l’Ue e il Regno Unito, mentre Australia e Giappone valutano misure simili. Il Sudafrica sollecita l’UE a non ampliare ulteriormente l’ambito del CBAM, poiché ciò potrebbe aggravare l’impatto negativo sulle economie africane, limitando la loro capacità di transizione verso un’economia più verde senza sacrificare la competitività commerciale.

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