Energie del futuro

Perchè l’autoconsumo può aiutare la transizione energetica. Parla Girotto

Transizione energetica ed autoconsumo. Ecco cosa ha scritto Gianni Girotto, Presidente 10° Commissione Industria Commercio Turismo Senato della Repubblica, per Elettricità Futura

Con la recente approvazione all’unanimità della risoluzione sull’autoconsumo si è chiuso un grande capitolo dei lavori della Commissione che ho l’onore di presiedere, che ha raggiunto un traguardo importantissimo per sostenere una vera rivoluzione energetica e una reale decarbonizzazione del Paese. Avviato nell’agosto 2018, infatti, l’affare assegnato sul sostegno alle attività produttive mediante l’impiego di sistemi di generazione, accumulo e autoconsumo di energia elettrica ha concluso il suo iter per diventare un utile strumento di indirizzo per il Governo, e facilitare il raggiungimento dei target europei in materia di energia e clima.

Quello dell’autoconsumo è un tema che riveste grande attenzione presso i portatori di interesse e la generalità dell’opinione pubblica. A confermarlo è stata anche la massiccia partecipazione alla consultazione pubblica, promossa dalla Commissione stessa e una delle attività istruttorie dell’affare assegnato in materia alla Commissione, nella quale la maggior parte dei commenti ai quesiti si è mostrata favorevole alla creazione di un quadro regolatorio che permetta ai clienti del mercato elettrico una partecipazione attiva e in forma aggregata, sia dal lato della domanda che dell’offerta di energia.

PIÙ RINNOVABILI, MA ORIENTIAMO I CONSUMI

La produzione decentrata e diffusa avvicina la generazione e il consumo e costituisce dunque il modello ideale per spingere a consumare energia nelle ore di produzione della fonte rinnovabile, e a dotarsi di strumenti che rendano flessibile il proprio consumo (come gli stoccaggi) o che consentano la programmazione delle utenze affinché queste consumino energia nelle ore di produzione delle rinnovabili (ad esempio veicoli elettrici e pompe di calore etc). Se da una parte, infatti, la necessità è quella di aumentare la capacità di produzione rinnovabile, dall’altra è necessario anche orientare i consumi, per far sì che questa stessa produzione venga consumata istantaneamente. Dal momento che la produzione rinnovabile si concentra nelle fasce centrali della giornata, se i consumi non saranno orientati su tale fascia oraria non sarà possibile sostituire nella misura prevista la generazione centralizzata a fonte fossile, tanto meno raggiungere gli obiettivi di consumo di energia rinnovabile.

QUALCHE NUMERO…GUARDANDO LA RED II

Il concetto di autoconsumo va dunque letto, in prospettiva, in una chiave nuova, dove il valore in sé non è solo quello di avere un impianto capace di produrre energia rinnovabile, ma anche di massimizzare il consumo locale di tutta l’energia rinnovabile prodotta. Un aspetto da non sottovalutare è quello relativo all’abbattimento delle perdite di rete. Dai dati forniti dal GSE, sappiamo che per ogni TWh di energia auto consumata abbiamo il 5,80% di perdite in meno e la conseguente riduzione dei costi di sviluppo ed esercizio delle reti elettriche. Se considerassimo il potenziale di energia autoconsumabile da fonti rinnovabili al 2030, circa 20 TWh, percepiamo quanto sia rilevante in termini di opportunità economiche procedere verso questa direzione. Per svilupparsi e consentire il raggiungimento degli obiettivi nazionali di consumo di energia rinnovabile al 2030, poi, l’autoconsumo non potrà più essere limitato alla produzione e al consumo con una linea privata sotto lo stesso tetto da parte di un singolo soggetto, ma dovrà essere sempre di più collettivo, virtuale attraverso la rete pubblica e riferito a un ambito geografico più ampio. Grazie anche all’impulso della normativa comunitaria e della direttiva 2001/2018 (la cd RED II), la produzione e il consumo potranno essere non solo contigui, ma anche in un ambito di prossimità/vicinanza e l’autoconsumo potrà essere anche collettivo, principalmente attraverso lo strumento delle comunità di energia rinnovabile e del consumo collettivo negli edifici. Più sarà esteso l’ambito dei clienti che collettivamente gestiscono l’autoconsumo, più sarà semplice sfruttare appieno tutte le possibilità di orientare il consumo per auto-consumare istantaneamente in loco l’energia prodotta. Si pensi ai tetti delle scuole che producono più energia rinnovabile durante l’estate quando le scuole sono chiuse: in una comunità energetica, tutta tale energia potrebbe comunque essere utilmente auto-consumata nelle vicinanze.

I MECCANISMI TARIFFARI

La nuova dimensione dell’autoconsumo richiederà poi la determinazione di meccanismi tariffari che non penalizzino tali configurazioni. Le tariffe di rete e gli oneri, in un contesto dove l’aspetto centrale è quello di fare coincidere produzione e consumo, dovranno comunque essere strutturati per orientare al massimo i comportamenti dei consumatori verso l’efficienza. Nella consultazione pubblica ci sono state molte obiezioni sul fatto che oggi la tariffa di distribuzione sia strutturata in modo prevalentemente fisso e quindi ostacoli e scoraggi comportamenti virtuosi e la conseguente realizzazione di interventi di efficienza e risparmio di energia. Attualmente l’autoconsumo nelle configurazioni private è di circa 28 TWh, di cui il 20,7% prodotto da FER. Gran parte dell’incentivo implicito per l’esenzione degli oneri generali, stimato in 1,4 mld, favorisce pertanto l’autoconsumo da vecchi impianti alimentati da combustibile fossile. I margini per trovare risorse e meglio definire le politiche di esenzione tariffaria ci sono, ma, per creare la possibilità di produrre, accumulare e autoconsumare energia per i consumatori dando loro un ruolo attivo, è opportuno partire dagli strumenti già individuati dalla Direttiva europea RED II e anticipare quanto più possibile l’attuazione degli Articoli 21 e 22 della Direttiva, che permettono l’autoconsumo collettivo e quindi liberano la possibilità di fare auto-consumo.

VERSO UNA MINORE DIPENDENZA ENERGETICA

In ultimo, ma non meno importante da menzionare, è il contributo che l’autoconsumo offre per realizzare alternative alle fossili e abbattere la dipendenza energetica del nostro Paese, con importanti ricadute dirette sul piano industriale, occupazionale e ambientale, che ne rendono fondamentale una sua più ampia diffusione. È estremamente importante che oggi le scelte fatte vadano verso questa direzione perché solo in questo modo possiamo rendere il nostro Paese energeticamente indipendente e competitivo nel perseguimento dell’innovazione tecnologica. Diversamente saremo sempre attaccati al tubo degli altri, con gravi problemi a perseguire l’interesse nazionale. Guardare agli obiettivi europei significa impegnarsi non solo per raggiungerli, ma anche per superarli. Come Commissione continueremo a lavorare per il corretto e veloce recepimento della Direttiva europea RED II e l’individuazione di un quadro regolatorio che permetta di realizzare forme di autoconsumo, anche collettivo, attualmente ostacolate.

 

Articolo pubblicato su elettricitafutura.it