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Ue

Perché l’Ue non ha imparato nulla dalle crisi energetiche e la sicurezza è un mito

Secondo l’analisi dell’Oxford Institute for Energy Studies, la crescita delle rinnovabili non ha eliminato la dipendenza dai fossili, ma l’ha trasformata. Oggi è il gas a determinare i prezzi nei momenti critici e la sicurezza energetica dell’Ue è un mito

I fossili sono ancora i padroni del prezzo e la sicurezza energetica dell’Ue è un’utopia. Petrolio, carbone e gas continuano a dettare legge, indipendentemente dal mix energetico o dalla struttura normativa e l’Unione Europea non ha imparato nulla dalle crisi energetiche passate, secondo l’analisi di The Oxford Institute for Energy Studies. Secondo i ricercatori, finché il gas sarà l’unica risorsa capace di garantire l’equilibrio quando il sole non splende o il vento non soffia, il mercato elettrico rimarrà un riflesso dello scacchiere geopolitico dei combustibili fossili.

L’ILLUSIONE DELLA PROTEZIONE DAGLI SHOCK

Il trauma dello shock petrolifero del 1973 ha lanciato un primo segnale, ignorato dai più, secondo l’analisi di The Oxford Institute for Energy Studies. Infatti, anche se il petrolio non era la fonte dominante ovunque, il suo costo travolse i sistemi elettrici. All’epoca, i monopoli regolati non “eliminarono” la vulnerabilità, nascondendo la polvere sotto il tappeto, spalmando i rincari sui bilanci delle utility o ritardando il passaggio dei costi agli utenti finali.

Tuttavia, la liberalizzazione ha fatto cadere la maschera. La trasmissione dei prezzi è diventata più veloce e trasparente, spostando il rischio dalle aziende di Stato ai consumatori e alle controparti finanziarie. Secondo l’istituto, il mondo è rimasto ancora alla stessa dipendenza strutturale dalle fonti fossili, nonostante la creazione di strumenti di hedging sofisticati. Il problema, secondo The Oxford Institute for Energy Studies, è che gli shock geopolitici non sono normali fluttuazioni di mercato, ma trend intenzionali, persistenti e, per loro natura, “resistenti” a qualsiasi paracadute finanziario.

IL FALLIMENTO DELLA TRANSIZIONE DELL’UE

Fino ad oggi, la transizione energetica intrapresa non ha spezzato il ciclo della dipendenza, secondo l’analisi di The Oxford Institute for Energy Studies, ha solo cambiato forma. Infatti, per tagliare carbone e petrolio l’Ue si è rifugiata nel gas naturale. Anche l’espansione del solare e dell’eolico ha reso questo vettore il fornitore essenziale di “flessibilità residua”, necessaria per compensare la generazione da rinnovabili. In altre parole, secondo i ricercatori, ogni risposta politica degli ultimi decenni ha portato a una vulnerabilità successiva. Oggi è il gas ad aver assunto il ruolo di regolatore supremo dei risultati di mercato nei momenti di stress.

LA SFIDA DELLA FLESSIBILITA’ DELL’UE

Il dibattito post-2022 si è concentrato quasi ossessivamente sulla meccanica dei prezzi marginali. Tuttavia, secondo l’istituto di ricerca, i regolatori hanno scambiato il sintomo (la velocità con cui il prezzo sale) con la malattia (la dipendenza dai fossili per la stabilità del sistema). Infatti, secondo i ricercatori non basta installare più pannelli o ottimizzare l’efficienza in condizioni medie. Un sistema elettrico post-fossile richiede una resilienza sistemica che oggi manca.

Per uscire da questo loop cinquantennale, secondo i ricercatori, la bussola deve spostarsi verso la diversificazione delle fonti di flessibilità marginale.

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