Chi c’era e cosa si è detto nel corso dell’evento “Energia, la sfida”, organizzato da Il Tempo
Le prime autorizzazioni a progetti nucleari arriveranno entro fine 2020, poi da metà 2030 partirà la costruzione dei primi mini reattori nucleari. Nel frattempo, l’eolico offshore può rappresentare un ponte verso le nuove tecnologie. I biocarburanti, invece, possono traghettare la mobilità verso la decarbonizzazione senza costringere al pensionamento auto endotermiche, navi e aerei. Tuttavia, i nodi da sciogliere per raggiungere un mix energetico green e sicuro sono molti, dai prezzi alle tempistiche, passando per le politiche europee. È quanto emerso nel corso dell’evento “Energia, la sfida”, organizzato da Il Tempo in collaborazione con Enel, Eni, Renexia e Barilla.
LA ROADMAP DEL NUOVO NUCLEARE
Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha tracciato la rotta del ritorno del nucleare, assicurando che la roadmap sarà rispettata. Il Governo vuole chiudere il discorso entro fine anno, poiché l’energia dell’atomo assicura prezzi dell’energia molto più bassi rispetto all’Italia, secondo il ministro.
“Il nuovo nucleare sarà maturo in questo decennio. Entro fine 2020 inizieranno le procedure di autorizzazione, la prima produzione entro la fine della prima metà degli anni ’30”, ha detto il ministro, ponendo l’accento sull’approvazione odierna del Ddl sui piccoli reattori, che affida al Governo la delega sul nucleare.
“Con la delega sul nucleare vogliamo compiere un passo decisivo per riportare l’Italia nelle condizioni di produrre energia da fonte nucleare attraverso tecnologie di nuova generazione”, ha sottolineato il ministro, aggiungendo che l’obiettivo è completare entro la fine dell’anno il quadro normativo e i decreti attuativi necessari a consentire una valutazione concreta e consapevole delle opportunità offerte dal nuovo nucleare”, ha affermato Pichetto.
EOLICO PONTE PER NUCLEARE
Il gas rappresenterà il baseload per qualche decennio, ma è una materia prima che risente particolarmente delle tensioni internazionali, secondo Andrea Porchera, Responsabile Relazioni Istituzionali e Comunicazione di Renexia. L’eolico offshore, al contrario, può rappresentare una soluzione ponte verso il nucleare, secondo Porchera.
“Siamo in fase di arrivo dell’iter autorizzativo del progetto Med Wind nel canale di Sicilia, che avrà quasi 3 GW di potenza, il 3% del fabbisogno nazionale”, ha detto Porchera, puntando un faro sul nodo delle tempistiche: “Le tempistiche per il nucleare le vorrei paragonare alle tempistiche per l’iter autorizzativo del primo parco eolico offshore realizzato da Renexia in Italia, che è durato 14 anni”.
“Il tema è quanto costa l’eolico offshore”, ha precisato il ministro Gilberto Pichetto Fratin.
LA STOCCATA ALL’UE SU LENTEZZA E BIOCARBURANTI
Il ministro Gilberto Pichetto Fratin non ha risparmiato una stoccata a Bruxelles, nonostante la recente apertura dell’Ue alle richieste del Governo italiano di maggiore flessibilità fiscale.
“L’Ue è poco elastica e prende decisioni politiche molto lentamente. Dall’altra parte, la struttura della Commissione Ue è diventata qualcosa di elefantiaco”, ha sottolineato il ministro, criticando la decisione dell’Ue di escludere i biocarburanti dal Regolamento sulle auto inquinanti per scommettere tutto sull’elettrico. Biocarburanti che potranno dare un contributo importante nella mobilità, secondo Stefano Ballista, amministratore delegato di Enilive. “Il punto di forza degli Hvo è che possiamo usarli in purezza nelle macchine endotermiche, con una riduzione delle emissioni dal 65 al 90%”, ha affermato Ballista.
Al tempo stesso, i biocarburanti possono svolgere un ruolo centrale anche nella transizione del trasporto aereo e marittimo. “Recentemente abbiamo fatto un test con Msc Cruise ed è risultato che l’HVO può essere usato in modo perfetto nei motori con una riduzione delle emissioni dell’80%. La maggior parte degli aerei oggi possono usare fino al 50% di biojet. Nel piano di crescita vogliamo raggiungere 5 milioni di tonnellate di biocarburanti, 2 milioni dei quali di biojet, entro il 2030”, ha aggiunto Ballista.
HORMUZ MINACCIA L’INVERNO ITALIANO?
Il ministro ha rassicurato che la crisi in Medio Oriente non richiamerà lo spettro della Grande Crisi del 2022. Sul fronte del gas, la chiusura di Hormuz non rischia di far trascorrere agli italiani un inverno al freddo, secondo Pichetto Fratin. Infatti, il ministro ha garantito che dal punto di vista del gas abbiamo i quantitativi sufficienti a superare l’inverno 2026/2027 e le scorte sono già state contrattualizzate. Lo stesso prezzo di petrolio e gas è leggermente aumentato nei mesi, ma secondo il ministro non ci sono all’orizzonte problematiche importanti sul fronte dei nuovi acquisti di petrolio.
“Non ho preoccupazioni anche sul fronte petrolifero. Tuttavia, possono crearsi difficoltà in alcuni tipi di raffinazione, che però saranno molto locali e temporanee”, ha aggiunto, sottolineando che il Governo è pronto ad attivare nuove concessioni per l’estrazione di gas e petrolio in zone dal potenziale importante, come in Basilicata e nel Canale di Sicilia.


