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Stoccaggio gas Europa Hormuz

Energia: report Kas, la Turchia diventa il nuovo snodo strategico per l’Europa post-gas russo

Il paper della fondazione tedesca analizza la trasformazione di Ankara in un hub cruciale tra paesi produttori e mercati comunitari. Spinta su rinnovabili e diversificazione delle rotte in vista della presidenza congiunta di COP31 a novembre 2026.

Un nuovo equilibrio energetico europeo potrebbe passare da Ankara. È questa la tesi centrale del paper pubblicato dalla Konrad Adenauer Stiftung (Kas), la fondazione politica della Cdu del cancelliere Friedrich Merz, che analizza il peso crescente della Turchia nello scenario energetico continentale dopo lo stop europeo alle forniture di gas russo.

Nel documento si evidenzia come Ankara stia accelerando sulla diversificazione degli approvvigionamenti, sull’espansione delle infrastrutture e sullo sviluppo delle rinnovabili, candidandosi a snodo strategico tra aree di produzione e mercati di consumo.

SICUREZZA ENERGETICA E RUOLO DELLE RINNOVABILI

Al centro della strategia turca figura la riduzione della vulnerabilità esterna, osservano i ricercatori della fondazione conservatrice tedesca. La sicurezza degli approvvigionamenti è indicata come priorità nazionale di fronte a una domanda interna in forte crescita. Ankara punta a contenere la dipendenza dalle importazioni, in particolare dal gas russo, e a rafforzare la propria resilienza rispetto a shock geopolitici e interruzioni delle catene di fornitura.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: trasformare progressivamente il Paese in un esportatore netto di energia e raggiungere la neutralità climatica entro il 2053. In questa prospettiva, le fonti rinnovabili assumono un ruolo centrale non solo per contenere le emissioni di CO2, ma anche per sostenere la competitività industriale e ridurre il peso delle importazioni energetiche sulla bilancia commerciale. La transizione energetica viene dunque presentata come leva economica oltre che ambientale.

DOMANDA IN AUMENTO E DIVERSIFICAZIONE

Secondo il paper, la Turchia non dispone di risorse energetiche abbondanti e continua a basare oltre l’80% del proprio mix su combustibili fossili. Parallelamente, le proiezioni indicano un incremento dei consumi energetici fino al 50% entro il 2035, spinto dalla crescita demografica e dallo sviluppo industriale. Questo doppio fattore – elevata dipendenza e domanda in espansione – impone una strategia articolata.

Da un lato, Ankara sta rafforzando le partnership con Paesi produttori di idrocarburi e ampliando le infrastrutture per il gas naturale liquefatto, così da moltiplicare i canali di approvvigionamento. Dall’altro, investe nella produzione interna: incremento della capacità eolica e solare, sviluppo del nucleare civile e attività di esplorazione di giacimenti di gas nel Mar Nero e nel Mediterraneo orientale. L’intento è costruire un sistema energetico più diversificato e meno esposto alle pressioni esterne.

LA TURCHIA COME HUB TRA PRODUTTORI E CONSUMATORI

Grazie alla sua posizione geografica, la Turchia ambisce a consolidarsi come piattaforma di transito tra le regioni ricche di risorse e i mercati europei. Il documento richiama gli accordi con Paesi come l’Azerbaigian e la Libia per incrementare i flussi diretti verso l’Europa, sottolineando il potenziale di Ankara quale crocevia infrastrutturale.

Restano tuttavia alcune criticità: la persistente dipendenza da fornitori come Russia e Iran e la necessità di ampliare ulteriormente le reti di trasporto per soddisfare una domanda europea in evoluzione. In questo quadro, la cooperazione con l’Unione europea appare decisiva. Il paper evidenzia le opportunità di collaborazione nel campo delle energie rinnovabili, dove tecnologia e investimenti tedeschi potrebbero sostenere la trasformazione del sistema energetico turco.

Uno scenario di più stretta integrazione potrebbe trovare un momento di visibilità internazionale nella Conferenza mondiale sul clima COP31, che si terrà ad Antalya dal 9 al 20 novembre 2026 sotto la presidenza congiunta di Turchia e Australia. Per la Kas, la traiettoria energetica di Ankara rappresenta così un fattore di rilievo per la sicurezza e la transizione dell’intero continente, in una fase di ridefinizione degli equilibri dopo la crisi del gas russo.

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