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crisi idrica nord

Acqua sempre più scarsa, estate difficile per l’idroelettrico. Il nord soffre di più

La crisi idrica che interessa il Nord Italia sta mettendo sotto pressione anche la produzione idroelettrica. I principali operatori segnalano livelli degli invasi ben inferiori alla media e chiedono di accelerare sugli investimenti

L’estate 2026 si sta rivelando particolarmente difficile per il comparto idroelettrico italiano, con una produzione che in alcuni bacini registra disponibilità d’acqua inferiori fino al 40% rispetto alle medie storiche. Il quadro emerge dall’analisi pubblicata da Il Sole 24 Ore, che fotografa gli effetti della crisi idrica in corso soprattutto nelle regioni del Nord, dove si concentra la maggior parte della capacità idroelettrica nazionale.

L’emergenza riguarda anche il fronte agricolo. Lunedì 13 luglio il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, durante il tavolo dedicato alla crisi idrica, ha dichiarato: «Non possiamo aspettare nemmeno un minuto e siamo al lavoro con la Regione Valle d’Aosta e il Canton Ticino per chiedere di aumentare la fornitura di acqua che viene immessa in Piemonte per l’uso agricolo». L’obiettivo è sostenere un centinaio di comuni e il comparto agricolo, già fortemente penalizzati dalla scarsità d’acqua.

Anche i dati di Terna confermano il rallentamento della produzione. A maggio la generazione idroelettrica rinnovabile è diminuita del 38,5% rispetto allo stesso mese del 2025, mentre nei primi cinque mesi del 2026 il calo complessivo raggiunge il 19,3% rispetto all’anno precedente, dopo che il 2025 si era già chiuso con una flessione del 21,2% rispetto al 2024.

MENO PIOGGIA, PIÙ CALDO E NEVE ESAURITA IN ANTICIPO

Alla base della contrazione produttiva vi sono condizioni meteorologiche particolarmente sfavorevoli. Francesco Avanzi, ricercatore della Fondazione Cima, spiega “Se l’inverno è stato mediamente piovoso, lo stesso non si può dire della primavera. Questo rappresenta un grosso problema perché la primavera è con l’autunno un pilastro dell’approvvigionamento idrico. Tra marzo e maggio abbiamo visto riduzioni della piovosità tra il 30-50% in tutto il Nord, la zona più presidiata dagli impianti idroelettrici”.

Secondo il ricercatore, le elevate temperature registrate a giugno hanno inoltre accelerato sia l’evaporazione sia la fusione del manto nevoso: “Questo ha causato l’evaporazione dell’acqua e una fusione molto anticipata della neve, anche un mese prima del previsto in certe zone. L’acqua negli invasi è stata quindi ridotta”.

Un quadro che trova riscontro anche nell’analisi pubblicata da la Repubblica, secondo cui l’Italia sta vivendo una sorta di “geografia idrica capovolta“: mentre molte regioni del Mezzogiorno dispongono oggi di invasi ben riforniti grazie alle abbondanti precipitazioni degli ultimi mesi, il distretto del Po affronta una delle fasi più severe di siccità degli ultimi anni. La portata del Po è mediamente inferiore del 65%, con punte dell’80% in alcuni tratti, mentre tra marzo e maggio diverse aree del Nord hanno registrato deficit pluviometrici fino all’80%. Secondo Massimo Gargano, direttore generale di Anbi, “Ci troviamo in una Italia capovolta anche per una questione di gestione, di investimenti, e il Sud in questo caso ha fatto meglio”, sottolineando come molte regioni meridionali abbiano potuto trattenere l’acqua grazie agli invasi realizzati negli anni passati.

BACINI AI MINIMI: LE SEGNALAZIONI DEI PRINCIPALI OPERATORI

Gli operatori confermano un quadro complesso, pur con differenze territoriali. Giuseppe Argirò, amministratore delegato di Compagnia Valdostana delle Acque, osserva “Non si prospetta una buona annata per l’idroelettrico”, aggiungendo che sarà decisivo comprendere come evolverà il mese di luglio, tradizionalmente il periodo più importante della stagione produttiva. Secondo Argirò, i dati disponibili indicano valori inferiori alla media decennale, anche se non ancora ai livelli critici raggiunti nel 2022.

Anche Filippo Beneventi, direttore della Gestione Idroelettrica di Edison, segnala una disponibilità d’acqua negli invasi del gruppo inferiore di circa il 40% rispetto alle medie storiche, “in uno scenario che richiama le condizioni di forte criticità già registrate nel 2022, quando i livelli di accumulo risultavano sensibilmente ridotti già all’inizio dell’estate”.

Per sostenere il fabbisogno irriguo del bacino dell’Adda, Edison, Enel e A2A, concessionari delle dighe a monte del lago di Como, in accordo con Regione Lombardia, hanno avviato dal 30 giugno un rilascio di 4 milioni di metri cubi d’acqua al giorno per 15 giorni. A2A precisa che i livelli dei propri bacini risultano oggi leggermente inferiori alla media storica.

Situazioni analoghe vengono descritte anche da Dolomiti Energia, che nel primo trimestre ha registrato una produzione idroelettrica inferiore di circa il 24% rispetto alla media, e da Alperia, che evidenzia livelli di riempimento dei bacini in Alto Adige compresi tra il 30% e il 40% sotto i valori normalmente registrati.

INVESTIMENTI E GESTIONE DELLA RISORSA IDRICA

L’attuale fase rilancia il confronto sulla gestione della risorsa idrica e sugli investimenti necessari per affrontare gli effetti della crisi climatica.

Intervistato da La Stampa, il presidente di Legambiente Stefano Ciafani osserva: “Siamo nel pieno di quell’emergenza climatica che gli scienziati avevano preannunciato già negli Anni 80”, evidenziando come il progressivo ritiro dei ghiacciai alpini sia destinato a modificare in profondità il bilancio idrico della Pianura Padana.

Sul tema della competizione tra i diversi utilizzi dell’acqua aggiunge: “E’ l’ennesima guerra dell’acqua. Sicuramente la penultima perché ce ne saranno altre. Agricoltura, idroelettrico, turismo lacustre, uso industriale sono usi in competizione», indicando tra le priorità il riutilizzo delle acque reflue depurate e il finanziamento delle misure previste dal Piano nazionale di adattamento climatico.

Anche dal comparto idroelettrico arriva la richiesta di accelerare gli investimenti. Giuseppe Argirò richiama infatti «la necessità di investimenti di cui abbiamo urgente bisogno, con la stabilizzazione delle concessioni attraverso la quarta via e il confronto con l’Ue, auspicabilmente dopo l’estate». Sullo sfondo resta il tema della gestione della risorsa idrica, chiamata a conciliare produzione di energia, agricoltura, approvvigionamento potabile ed esigenze ambientali in uno scenario climatico sempre più variabile.

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