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Taglio accise carburanti: la GdF avvia le verifiche, ma per le associazioni le misure sono insufficienti

Il Mimit invia alle Fiamme Gialle l’elenco dei distributori irregolari, mentre il Codacons ha depositato un esposto a Procura di Roma e Antitrust. UNC e Federconsumatori denunciano speculazioni, tagli ridotti e listini del diesel oltre i 2,19 euro al litro.

Su indicazione del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il Garante per la sorveglianza dei prezzi del Mimit sta trasmettendo alla Guardia di Finanza l’elenco degli impianti di carburante che non hanno ancora applicato ai prezzi alla pompa il taglio delle accise stabilito dal Governo. per l’avvio di una serie di verifiche a tappeto. Se da un lato il provvedimento punta a reprimere le irregolarità, dall’altro trova la netta reazione delle associazioni dei consumatori: se il Codacons sollecita l’accesso ai dati per sporgere denunce penali (poi presentata), l’Unione Nazionale Consumatori (UNC) e Federconsumatori giudicano l’intervento governativo del tutto inadeguato, definendolo una misura tampone incapace di fermare le speculazioni e di calmierare listini che continuano a mantenersi ben sopra le medie di mercato.

IL QUADRO NORMATIVO DEGLI ACCERTAMENTI E IL TRASFERIMENTO DEGLI ATTI

L’invio degli elenchi alla Guardia di Finanza si fonda sul regime speciale di controllo introdotto dal decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso marzo. Le verifiche sul campo effettuate dai nuclei operativi delle Fiamme Gialle porteranno alla stesura di un rapporto di analisi articolato. Tali esiti, predisposti con il supporto tecnico del Garante per la sorveglianza dei prezzi, saranno successivamente inviati all’autorità giudiziaria per la valutazione di eventuali rilevanze di carattere penale.

DEPOSITATO ESPOSTO CODACONS A PROCURA DI ROMA E ANTITRUST

A fronte dell’iniziativa ministeriale, il Codacons ha depositato alla Procura della Repubblica di Roma e all’Antitrust l’annunciato esposto per la mancata applicazione del taglio delle accise sui prezzi alla pompa del gasolio, in cui si chiede di aprire una indagine alla luce della possibile fattispecie di truffa aggravata e di reati speculativi a danno dei consumatori. Nell’esposto l’associazione, unica che in Italia si è attivata per tutelare legalmente gli automobilisti, sottolinea anche le forti differenze che si registrano nell’andamento dei listini alla pompa sul territorio, con la Campania che, nonostante lo sconto sulle accise da 17 centesimi di euro, registra il calo minore, appena 6,6 centesimi di euro in due giorni, seguita da Basilicata (-9,3 cent) e Molise (-9,5 cent), mentre in Friuli Venezia Giulia e Liguria i ribassi sono più elevati, rispettivamente -13,2 e -13 centesimi di euro.

“La riduzione delle accise sul gasolio, deliberata dal Governo, costituisce un intervento di politica economica finalizzato a garantire un immediato alleggerimento del costo del carburante sostenuto da famiglie, lavoratori e imprese. La ratio della misura è chiara e non ammette interpretazioni: il beneficio fiscale deve tradursi in un corrispondente abbattimento del prezzo praticato alla pompa, affinché il sacrificio delle entrate erariali trovi concreta compensazione nel vantaggio economico riconosciuto ai cittadini – scrive il Codacons nell’esposto – Qualora, invece, tale beneficio non venga integralmente trasferito al consumatore finale, ma risulti assorbito, anche solo in parte, lungo la filiera della distribuzione dei carburanti, si potrebbe determinare una situazione di estrema gravità, poiché una misura pubblica concepita per sostenere la collettività rischia di trasformarsi in un ingiustificato vantaggio economico per gli operatori del settore, frustrando la volontà del legislatore e alterando le ordinarie dinamiche concorrenziali del mercato”.

“Le elaborazioni effettuate dal Codacons sui dati ufficiali pubblicati dal Mimit dimostrano infatti come, nei due giorni successivi all’entrata in vigore della riduzione delle accise, il prezzo medio del gasolio sia diminuito: di appena 11,3 centesimi al litro sulla rete ordinaria; di soli 8,6 centesimi al litro sulla rete autostradale. La situazione apparirebbe ancora più inquietante ove si consideri che, nello stesso periodo, le quotazioni internazionali del greggio hanno registrato una flessione.
Sotto il profilo della tutela dei consumatori, occorre verificare se la condotta posta in essere dagli operatori della filiera della distribuzione dei carburanti potrebbe integrare una pratica commerciale scorretta ai sensi degli artt. 20 e ss. del D.Lgs. n. 206/2005, nella misura in cui il consumatore venga privato del beneficio economico che il legislatore aveva espressamente inteso riconoscergli mediante la riduzione del prelievo fiscale. Qualora emergesse che la riduzione delle accise sia stata scientemente trattenuta, in tutto o in parte, lungo la filiera commerciale, inducendo i consumatori a corrispondere un prezzo incorporante un’imposizione fiscale ormai ridotta, potrebbe profilarsi l’ipotesi della truffa aggravata di cui agli artt. 640 e 61 del cod. pen. ove risultassero integrati tutti gli elementi costitutivi della fattispecie, ovvero ulteriori fattispecie di reato che l’Autorità giudiziaria riterrà di ravvisare all’esito delle indagini”.

LO SCEPTICISMO DELL’UNC E I LIMITI INTERVENTISTI DELL’ANTITRUST

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, parla di un vero e proprio “film già visto”. Commentando la nota del Mimit, Dona osserva come il comunicato appaia la “fotocopia sbiadita” di quello diramato il 21 marzo 2026, quando fu annunciato l’invio degli elenchi all’Antitrust e alla magistratura, senza che vi fossero segnali tangibili di cambiamento al di fuori di sanzioni irrisorie per irregolarità amministrative, quali la mancata comunicazione dei prezzi. L’UNC evidenzia di aver presentato cinque esposti all’Antitrust dal 2022 a oggi — l’ultimo dei quali archiviato il 9 luglio — ricevendo dall’Autorità la risposta secondo cui non sussistono elementi sufficienti per giustificare accertamenti ai sensi della legge 287/1900 o degli articoli 101 e 102 del TFUE. Secondo Dona, senza una riforma strutturale della normativa nella legge sulla concorrenza, l’Antitrust manterrà le mani legate di fronte a prezzi che in autostrada superano ancora i 2 euro al litro, toccando vertici mai visti neppure dopo lo scoppio della guerra in Iran.

LA DENUNCIA DI FEDERCONSUMATORI SUI SOVRAPPREZZI E SULLE STIME DEI COSTI

A rimarcare l’insufficienza del provvedimento interviene anche l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, che paragona la misura governativa all’intento di “sfidare un uragano con un ombrellino di carta”. L’associazione contesta un taglio limitato a soli 17 centesimi complessivi (tra accisa e IVA), applicato esclusivamente al gasolio e con scadenza fissata al 6 agosto. Stando alle analisi dell’Osservatorio, fondate sulle quotazioni delle materie prime, sul cambio Euro/Dollaro e sulla fiscalità, i listini praticati risultano superiori al valore corretto di 23 centesimi al litro per la benzina e di 24,8 centesimi per il gasolio. Nonostante il taglio debba entrare in funzione nell’immediato, sui display il diesel svetta inalterato sopra i 2,19 euro al litro in modalità self-service. Federconsumatori calcola che, anche applicando integralmente lo sconto, il diesel si attesterebbe a 2,02 euro al litro e la benzina a 1,988 euro. Tali anomalie generano un aggravio annuo per famiglia pari a 276 euro per la benzina e 84,48 euro per il diesel, a cui vanno addizionati 174,90 euro di ricadute indirette legate al trasporto su gomma, che in Italia movimenta oltre l’86% delle merci.

LE PROPOSTE DI RIFORMA E LA TASSAZIONE DEGLI EXTRAPROFITTI

Per superare i limiti di quelli che definisce interventi spot, Federconsumatori sollecita l’adozione immediata di misure strutturali. Tra le richieste avanzate figurano l’estensione del taglio delle accise fino a settembre con un ribasso di almeno 25 centesimi sul gasolio e 20 centesimi sulla benzina, l’inasprimento dei controlli anti-speculazione e lo scorporo definitivo delle accise dalla base imponibile dell’IVA per eliminare l’applicazione di un’imposta su un’altra imposta. L’associazione suggerisce infine che la copertura finanziaria per tali interventi possa essere integralmente reperita applicando un’adeguata tassazione sugli extraprofitti realizzati dalle società energetiche e petrolifere.

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