Le nuove linee guida della Commissione sugli appalti Ue introducono criteri obbligatori oltre al prezzo e mettono un tetto alle forniture provenienti da Paesi dominanti. Nel mirino soprattutto le filiere extra-Ue
L’era degli acquisti di pannelli solari, pale eoliche e batterie low-cost con i fondi dell’Ue è finita. Le Linee guida della Commissione europea sull’applicazione dell’Articolo 25 del Net-Zero Industry Act indicano la rotta ai funzionari nella rivoluzione degli appalti pubblici dell’Unione Europea. Ecco cosa cambia.
LA STRETTA UE SU SOLARE ED EOLICO MADE IN CHINA
Fino a ieri il principio fondante delle gare pubbliche nel settore delle energie rinnovabili era il risparmio sul budget immediato, anche a costo di dipendere interamente da filiere di fornitori extra-UE. L’articolo 25 del Net-Zero Industry Act, invece, inverte la rotta imponendo alle stazioni appaltanti di valutare le offerte integrando criteri di sostenibilità e resilienza che pesino concretamente sull’assegnazione dei contratti. In altre parole, le amministrazioni aggiudicatrici non potranno più acquistare il pannello solare che costa meno oggi, ma dovranno scegliere il prodotto che non ci renderà dipendenti da uno Stato estero.
Con le linee guida sull’applicazione pubblicate oggi in Gazzetta Ufficiale, l’Europa tenta di trasformare la spesa pubblica nel motore dell’industria a zero emissioni. L’obiettivo è produrre internamente almeno il 40% del nostro fabbisogno tecnologico entro il 2030. Una vera e propria corsa contro il tempo.
I PILASTRI DEL NUOVO REGOLAMENTO UE
I principi fondamentali alla base delle nuove regole sugli appalti pubblici europei sono quattro: condotta aziendale responsabile, resilienza della catena di fornitura, sostenibilità ambientale avanzata, sicurezza informatica e protezione dati.
Dal 30 giugno 2026, chi vuole piantare pale eoliche nei suoli dell’Unione deve garantirne il riciclo. Verranno premiati i prodotti con la minore impronta di carbonio nell’intero ciclo di vita, elevata riciclabilità e assenza di sostanze inquinanti. La riciclabilità diventa così una barriera d’ingresso tecnica insormontabile.
UE, LO STOP AI MONOPOLI
Il cuore politico del NZIA è l’Articolo 25, comma 7, che riguarda la “Resilienza”. Un paese terzo è considerato una “fonte di approvvigionamento dominante” se fornisce oltre il 50% del fabbisogno UE di una tecnologia oppure oltre il 40%, ma con una crescita di almeno 10 punti percentuali in due anni. L’offerente può mescolare i componenti specifici come in un puzzle tecnico, ma il valore aggregato di quelli provenienti dal “fornitore dominante” non può superare il 50%. In alternativa, scattano sanzioni o penalizzazioni nei punteggi per chi continua ad approvvigionarsi da quella fonte. Si tratta di una clausola anti-Cina per moduli FV, batterie e turbine.
Le stazioni appaltanti non dovranno fare calcoli matematici complessi, ma consultare la “lista nera” ufficiale della Commissione (Comunicazione C/2025/3236). Le linee guida della Commissione europea forniscono ai funzionari pubblici europei la “cassetta degli attrezzi” per applicare queste regole senza finire sommersi dai ricorsi amministrativi dei giganti asiatici.
LE SANZIONI
Chi bara sull’origine dei prodotti subisce una penale di almeno il 10% del valore dell’hardware tecnologico (e non dell’intero appalto). La Commissione ha studiato anche un sistema per contrastare le offerte “anormalmente basse”. Un fornitore in regime di dumping potrebbe accettare una multa del 10% su un prezzo stracciato e guadagnarci comunque.
Per questo, la penale si riferirà al valore di mercato corrente e includerà nel calcolo dazi anti-dumping e tariffe doganali. Di fatto, se offri pannelli a 1 euro quando il mercato dice 100, la tua sanzione sarà di 10 euro, non di 10 centesimi.
LE DEROGHE DELL’UE
Come ogni labirinto, anche questo ha le sue uscite di sicurezza. L’Articolo 25, paragrafi 9 e 11, elenca i casi in cui si può accettare una deroga alle nuove regole. Ad esempio, la norma sul monopolio tecnologico può essere messa in pausa se un solo operatore è in grado di fornire la tecnologia e non vi sono alternative. Oppure, gli obblighi possono essere bypassati anche se l’amministrazione dimostra con dati oggettivi che l’applicazione dei criteri comporta un incremento di costo superiore al 20% per la componente tecnologica net-zero.
Si tratta della vera clausola salvadanaio: se l’alternativa sostenibile costa più di un quinto rispetto al mercato globale, l’amministrazione può scegliere un prodotto meno green.
GLI ALTRI PALETTI DELLA COMMISSIONE UE
La Commissione Ue impone alle stazioni appaltanti di inserire almeno uno tra tre “paletti” non legati al prezzo. Il primo riguarda le garanzie sociali. Formazione professionale, apprendistato e inclusione diventano obblighi contrattuali per chi vuole il denaro pubblico. Il secondo ostacolo imposto dall’Ue riguarda la cyber security. Gli offerenti devono dimostrare la conformità degli impianti rinnovabili ai requisiti di cibersicurezza. L’ultima condizione è la consegna garantita.
La Commissione precisa, infatti, che l’invio dei prodotti deve avvenire entro tempi certi. Altrimenti, suggerisce sanzioni giornaliere che aumentano drasticamente dopo l’ottavo giorno di ritardo.

