La Commissione valuta il rinvio di un anno delle regole sulle emissioni importate mentre Birol avverte sui tagli Usa al gasolio. Pichetto rassicura sugli stoccaggi italiani all’85% ma accusa Germania e Olanda di far impennare le quotazioni del metano.
L’Unione Europea apre a una frenata sull’attuazione del Green Deal per scongiurare shock di approvvigionamento in vista della stagione invernale. Al Consiglio informale dei ministri dell’Energia a Dublino, il commissario europeo Dan Jørgensen ha annunciato che i propri uffici stanno esaminando la possibilità di posticipare l’entrata in vigore delle norme sulle importazioni previste dal regolamento comunitario sul metano.
Lo slittamento congelerebbe per un anno l’obbligo, previsto a partire dal 1° gennaio 2027 per gli importatori di petrolio, carbone e gas, di certificare che i fornitori esteri adottino sistemi di verifica delle emissioni equivalenti a quelli europei. La mossa risponde alle pressioni della maggioranza dei Paesi membri e al conto salatissimo della crisi in Medio Oriente, costata finora all’Europa oltre 100 miliardi di euro aggiuntivi senza alcun apporto materiale di combustibile.
Sullo stesso tavolo irlandese, il direttore esecutivo dell’Aie Fatih Birol ha lanciato un allarme rosso sul gasolio: l’Europa è l’area più esposta al mondo e rischia una paralisi se gli Stati Uniti dovessero bloccare le esportazioni di diesel, che coprono il 50% dell’import continentale. Nel frattempo, da Roma, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha rivendicato la sicurezza degli stoccaggi italiani – con contratti sopra il 90% e pompaggi arrivati all’85% –, puntando però il dito contro gli acquisti massicci di Germania e Paesi Bassi, colpevoli di surriscaldare le quotazioni all’ingrosso del metano.
IL POSSIBILE RINVIO DEL REGOLAMENTO METANO: LA MOSSA DELLA COMMISSIONE A DUBLINO
Per quanto riguarda le emissioni di metano legate alle importazioni energetiche, la normativa, in vigore dal 2024, introduceva controlli rigorosi per contenere le dispersioni di un gas serra caratterizzato da un impatto sul riscaldamento globale nettamente più potente rispetto a quello dell’anidride carbonica, seppur dotato di una minore permanenza nell’atmosfera. Le complessità logistiche e geopolitiche hanno tuttavia indotto l’esecutivo comunitario a riconsiderare il cronoprogramma originario: “Stiamo incontrando difficoltà nell’attuazione, soprattutto per quanto riguarda le importazioni: per questo, dopo aver ascoltato la maggioranza degli Stati membri dell’Unione, ho incaricato i miei servizi di esaminare la possibilità di rinviare l’entrata in vigore delle norme relative alle importazioni”. Jørgensen ha precisato che l’iter richiederà prima un’analisi tecnica di fattibilità giuridica e, successivamente, il via libera formale del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Ue.
SICUREZZA DEGLI APPROVVIGIONAMENTI E IL CONTO DA 100 MILIARDI DELLA CRISI MEDIORIENTALE
La deroga all’orizzonte coinvolge direttamente le aziende che acquistano idrocarburi all’estero. Nella pratica, la sospensione concederebbe un anno di respiro agli importatori di gas, petrolio e carbone, i quali altrimenti, a decorrere dal 1° gennaio 2027, si troverebbero costretti a dimostrare che i partner extra-Ue applicano parametri di misurazione e monitoraggio delle emissioni di metano del tutto equivalenti agli standard comunitari. La decisione viene collegata alla necessità di non compromettere i canali di rifornimento all’alba dell’inverno: “Non siamo ancora in una crisi di sicurezza dell’approvvigionamento e non prevediamo di entrarci, ma, mentre ci avviciniamo a un inverno che si preannuncia difficile, vogliamo capire se sia possibile eliminare ogni incertezza. È per questo che molti Stati membri mi hanno espresso le loro preoccupazioni e che ora stiamo esaminando le possibilità. Se alla fine decideremo per un rinvio, questo dovrà naturalmente essere approvato dal Parlamento”.
Il commissario ha comunque tenuto a ribadire che l’Europa resta all’avanguardia con una delle discipline climatiche più ambiziose al mondo e che non si tratterà “in alcun modo di un passo indietro rispetto alle nostre ambizioni”. Qualora la data di avvio venga posticipata, gli Stati membri dovranno utilizzare “proprio quell’anno” di proroga per completare tutti i passaggi operativi necessari. A pesare sulla decisione è anche il bilancio economico dell’instabilità globale: Jørgensen ha sottolineato come dall’inizio della crisi in Medio Oriente l’Europa abbia “ormai superato i 100 miliardi di euro di costi aggiuntivi per l’energia, senza ricevere nemmeno una molecola in più di gas o petrolio”, un salasso che impone di accelerare l’addio ai combustibili fossili d’importazione a vantaggio dell’energia autoprodotta.
L’ALLARME DIESEL DELL’AIE: IL RISCHIO DI UN BLOCCO DELLE ESPORTAZIONI DAGLI STATI UNITI
A rendere ancora più incandescenti i lavori di Dublino è stato il monito espresso da Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie). Interpellato sulle indiscrezioni relative alla volontà degli Stati Uniti di imporre restrizioni o un blocco alle esportazioni di prodotti raffinati, Birol ha tracciato un quadro di estrema vulnerabilità per il Vecchio Continente: “L’Europa è una delle regioni più esposte, se non la più esposta in assoluto, quando si tratta di diesel”.
Il direttore dell’Aie ha ricordato che i Paesi europei dipendono dall’estero per enormi quantitativi di carburante proprio mentre si entra nella stagione invernale. Con le rotte tradizionali di approvvigionamento – ovvero la Russia e il Medio Oriente – che stanno attraversando una fase di forte crisi, l’equilibrio del mercato poggia quasi per intero sui flussi atlantici: “Circa il 50% del nostro gasolio proviene dagli Stati Uniti, dove sono al momento in corso discussioni”. Una chiusura dei rubinetti da parte di Washington rischierebbe di provocare un deficit immediato sui trasporti e sulla logistica europea.
IL FRONTE DEL GAS: PICHETTO RASSICURA SULLE SCORTE ITALIANE MA AVVERTE SULLA GERMANIA
Mentre a Dublino si discute di petrolio e regolamenti, a Roma è il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, a fare il punto sulla resilienza energetica italiana a margine dell’apertura del Forum Euromediterraneo Acqua. Il titolare del Mase ha rassicurato sulla tenuta delle riserve nazionali di metano: “Sul fronte gas, sul fronte degli stoccaggi, noi siamo in una condizione di assoluta tranquillità, perché i contratti sono oltre il 90% e ormai i pompaggi, la questione è la tempistica dei pompaggi, sono all’85%. Raggiungiamo il massimo dello stoccaggio. Cosa che difficilmente raggiungono altri Paesi europei, proprio come tempistica di pompaggio più che come acquisto del tutto”.
La tranquillità italiana si scontra però con le manovre d’urgenza condotte dagli altri partner comunitari, i quali rischiano di innescare una pericolosa spirale speculativa sui mercati all’ingrosso. Pichetto ha lanciato un avvertimento trasparente sui comportamenti di spesa degli Stati vicini: “Però è chiaro che altri Paesi europei che hanno uno stoccaggio molto basso e alti consumi — la Germania è una, ma anche l’Olanda mi risulta — stanno intervenendo sul mercato acquistando in modo massiccio, e una delle leggi del mercato è che se ho bisogno a tutti i costi di un prodotto si genera un aumento”.

