Lunedì scorso i ministri degli Esteri dei Paesi UE non sono riusciti a trovare l’accordo. L’ultimo nodo da sciogliere è il divieto di trasportare GNL russo verso Paesi terzi
È l’ultima settimana in cui il Quartiere europeo di Bruxelles, quello che ospita le istituzioni Ue, resta popolato di funzionari. In realtà lo svuotamento è già iniziato, anche se resta un importante dossier da chiudere prima della pausa estiva: i Paesi Ue devono trovare la quadra sul 21esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, dopo che la scorsa settimana non sono riusciti a raggiungere un’intesa.
L’UNIONE EUROPEA SI MUOVE LENTAMENTE
Gli interessi nazionali si fanno sentire ad ogni pacchetto, ma ora non c’è più l’ex premier ungherese Viktor Orban a fare da parafulmine, e quindi emergono anche le mosse degli altri Paesi. Le reticenze possono essere lette come ipocrisia da parte di un’Unione Europea che, a parole, difende a spada tratta l’Ucraina, ma poi è lenta a muoversi quando in ballo ci sono le proprie industrie.
Oppure, spiega Il Corriere della Sera, le sanzioni sono la cartina di tornasole della complessità che gli Stati membri si trovano a gestire per tenere insieme fedeltà ai propri valori democratici ed economia. Inoltre, più ci si allontana dal confine orientale, meno le opinioni pubbliche sono coinvolte nella causa del sostegno a Kiev e della difesa comune: è un dato geografico, prima ancora che politico.
IL GNL RUSSO VERSO I PAESI TERZI
Lunedì scorso i ministri degli Esteri dei Paesi UE non sono riusciti a trovare l’accordo. L’ultimo nodo da sciogliere è il divieto di trasportare GNL russo verso Paesi terzi. A mettersi di traverso è la Grecia, che sta cercando di proteggere Dynagas, compagnia di navigazione specializzata nel trasporto di GNL proveniente dall’impianto di Yamal, nell’Artico russo. Secondo Atene, la compagnia greca sarebbe sostituita da aziende cinesi, quindi il danno sarebbe solo per l’armatore greco, e non per Mosca, che continuerebbe a vendere il proprio gas.
COSA INCLUDE IL 21° PACCHETTO DI SANZIONI CONTRO LA RUSSIA
Il 21esimo pacchetto va a colpire il sistema bancario della Russia, allungando l’elenco degli istituti di credito nella blacklist, una ventina di operatori petroliferi di Paesi terzi, oltre che società e piattaforme di criptovalute, accusati di fornire servizi a entità sanzionate o di aver contribuito a eludere le restrizioni dell’Ue.
IL TETTO AL PREZZO DEL PETROLIO RUSSO
Il pacchetto comprende anche il congelamento del tetto al prezzo del petrolio russo a 44,10 dollari al barile, che avrebbe dovuto essere aggiornato o congelato mercoledì scorso, se gli ambasciatori presso l’Ue non avessero concordato la proroga fino al 23 luglio per consentire “di studiare le implicazioni economiche e tecniche delle sanzioni, incluso il divieto di trasporto di GNL”, come ha spiegato una fonte diplomatica europea.
Il Brent viene scambiato a oltre 80 dollari: mantenere il tetto a 44 dollari significa ridurre le entrate della Russia. Giovedì scadrà il termine, e qualcuno dovrà rinunciare a qualcosa: Atene, o l’Unione Europea nel suo insieme.

