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Appalti pubblici, la rivoluzione rischia di incepparsi. Tutte le proposte di Fs

Il Gruppo ferroviario valuta nuove forme di partenariato, ma non concede un via libera incondizionato al mercato. Intanto, cantieri Pnrr e riforma degli appalti riaccendono il confronto sulle regole del settore. Cosa si è detto nelle audizioni alla Camera

Il Regolamento Unico sui contratti pubblici e le concessioni può portare una rivoluzione nel mondo degli appalti. Ma restano ancora diversi aspetti critici da affrontare, secondo Fs. Intanto, la possibilità che il gruppo possa creare un partenariato ferroviario è sempre più concreta. Non è un’apertura incondizionata al mercato privato, ma un’opzione da percorrere se potrà migliorare la qualità del servizio. Nella stessa direzione viaggiano i cantieri per gli interventi finanziati dal Pnrr. Lavori che creano disagi ai viaggiatori, ma rappresentano il dazio da pagare per una rete ferroviaria più efficiente e sicura domani. È quanto emerso nel corso dell’audizione di Simona Marchesi, responsabile ufficio amministrativo e appalti del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, nel corso delle audizioni presso la Commissione parlamentare per la semplificazione della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva in materia di rapporti tra cittadino, imprese private e pubblica amministrazione con riferimento alla semplificazione e alla trasparenza dei contratti pubblici e delle clausole contrattuali per l’accesso ai servizi.

IL PREZZO DEL FUTURO E IL REBUS DELL’INGRESSO DEI PRIVATI

L’Italia è un gigantesco cantiere a cielo aperto, una mappa punteggiata di deviazioni, rallentamenti e polvere da scavo. I cantieri creano ritardi dei treni e mettono a dura prova la pazienza dei cittadini. Si tratta, però, del prezzo da pagare per la più imponente iniezione di risorse della storia recente, un investimento i cui veri frutti si raccoglieranno solo sul medio-lungo periodo, secondo Simona Marchesi, responsabile ufficio amministrativo e appalti del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.

Sullo sfondo resta poi il capitolo del partenariato ferroviario. Da Bruxelles spingono con forza per aprire le porte ai capitali e alle energie dei privati, convinti che la concorrenza sia la panacea per un servizio più efficiente. Marchesi ha confermato che il gruppo guarda con interesse a una partnership con operatori privati, ma ha chiarito che prima di buttarsi a capofitto nei matrimoni pubblico-privato servono approfondimenti rigorosi. Il criterio determinante sarà la qualità del servizio per chi sale a bordo dei treni.

FS, COSA DEVE CAMBIARE NEL REGOLAMENTO UE

Il Regolamento europeo sugli appalti trasforma uno strumento flessibile in uno rigido, con un impatto importante su diverse realtà. Secondo Marchesi, il paradosso della proposta della Commissione Ue si consuma sui cosiddetti “settori speciali”, come il trasporto ferroviario o l’energia. Sulla carta sono riconosciuti per la loro specificità, ma nei fatti la normativa li equipara senza troppi complimenti ai settori ordinari, imbrigliandoli in un labirinto di procedure pubblicistiche. Marchesi ha sottolineato che se un settore è esposto (o sta per essere esposto) al mercato e alla concorrenza spietata, non può correre con la palla al piede dei vincoli burocratici dello Stato. E il settore ferroviario italiano si sta per aprire all’ingresso di un nuovo operatore nell’Alta Velocità, mentre le gare pubbliche per i treni regionali non sono più un’ipotesi. L’apertura europea all’esenzione dai vincoli per chi opera in contesti concorrenziali c’è, ma va afferrata subito.

Sul fronte del lavoro e della digitalizzazione europea, invece, secondo Marchesi la direzione è giusta ma il diavolo si nasconde nei dettagli. Se da un lato si promuove un ecosistema digitale transnazionale, dall’altro l’applicazione dei contratti collettivi rischia di trasformarsi in una giungla legale. Quando un operatore propone un contratto alternativo a quello indicato dalla stazione appaltante, scatta la complessa “valutazione di equivalenza delle tutele”. La responsabile ufficio amministrativo e appalti del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane ha lamentato l’assenza di criteri chiari, che porta a una pioggia di contenziosi legali. La ricetta invocata è abbandonare la discrezionalità e introdurre una tabella predeterminata che stabilisca equivalenze certe per tutti.

LA DIGITALIZZAZIONE ZOPPA E IL PARADOSSO DEGLI INCENTIVI

A due anni dall’entrata in vigore del Codice 36, il bilancio sulla digitalizzazione registra luci e ombre. Marchesi ha spiegato che l’estensione degli incentivi tecnici alle imprese pubbliche che operano già in regime di mercato vanno a sovrapporsi alla remunerazione ordinaria, generando una duplicazione di costi e un pesante sovraccarico organizzativo per il gruppo. L’ennesima riprova di come le norme, talvolta, vengano scritte senza calcolarne l’impatto reale sui soggetti destinatari.

E poi c’è il Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico. L’idea di partenza era buona, secondo la responsabile ufficio amministrativo e appalti di Fs, ma oggi lo strumento appare “zoppo”: mancano la documentazione antimafia, i controlli fiscali, le verifiche contributive e i requisiti tecnico-professionali. Il risultato è un cortocircuito temporale: mentre un documento viene verificato, un altro scade, costringendo gli uffici a un’estenuante rincorsa al rinnovo. Il secondo problema, secondo Marchesi, è che il fascicolo si attiva solo a gara iniziata, mentre i sistemi di qualificazione delle imprese lavorano a monte, costringendo a fare le verifiche “fuori” dalla piattaforma. Per questa ragione, il gruppo propone di trasformare il fascicolo in un vero e proprio “passaporto digitale” dell’impresa, dotato persino di alert automatici pronti a segnalare le criticità prima che scoppi il pasticcio.

I CACCIATORI DI DATI

Marchesi ha rimarcato che la trasparenza è un valore democratico, ma quando l’accesso civico generalizzato si trasforma in un’arma di pesca a strascico, le stazioni appaltanti rischiano la paralisi. Sempre più spesso ad FS arrivano richieste d’accesso generiche, con un chiaro intento “esplorativo”, che chiedono la rielaborazione di moli gigantesche di dati su varianti, perizie e gestioni economiche ancora in corso. Un’ingerenza che non solo rallenta la macchina, ma rischia di mettere a nudo informazioni e progetti altamente strategici a favore dei competitor. Per questa ragione, Marchesi ha proposto di ancorare l’accesso a un interesse reale e qualificato, non alla curiosità di passaggio.
Sul fronte opposto, si consuma il dilemma dell’oscuramento. Infatti, il Codice spinge per la massima pubblicità degli atti di gara. Tuttavia, spesso le aziende partecipanti inondano gli uffici di richieste di oscuramento per tutelare segreti commerciali e know-how industriale. Un lavoro aggiuntivo per le stazioni appaltanti. La soluzione, secondo Fs, è stabilire gli stessi operatori economici debbano farsi carico — e con responsabilità diretta — dell’individuazione preventiva delle parti sensibili da secretare.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, IL COPILOTA PERFETTO

L’Intelligenza Artificiale è una risorsa dalle potenzialità straordinarie anche per la macchina dei contratti pubblici e della gestione delle reti. Ma l’entusiasmo va temperato con il realismo, secondo la responsabile ufficio amministrativo e appalti di Ferrovie dello Stato Italiane. Per il gruppo l’algoritmo non può e non deve sostituirsi al giudizio umano, ma rimanere uno strumento ausiliario, rigidamente recintato da garanzie di trasparenza, tutela della privacy e supervisione diretta.

Marchesi ha sottolineato che il Gruppo sta lavorando a un modello di governance interna fondato sulla prevenzione del rischio e sul monitoraggio costante delle prestazioni, seguendo le tracce tracciate dal Codice. L’obiettivo è sfruttare la velocità di calcolo della macchina per snellire i processi, lasciando però all’intelligenza umana l’ultima parola decisionale per evitare derive, discriminazioni ed effetti distorsivi. Una tecnologia al servizio del sistema, e non viceversa. La vera partita riguarda l’infrastruttura immateriale. Come si implementano e, soprattutto, come si mantengono gli strumenti informatici acquistati con i fondi europei una volta spenti i riflettori del Piano? Marchesi ha sottolineato che il gruppo sta studiando le modalità di implementazione e mantenimento di strumenti informatici con i fondi del Pnrr.

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