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Carburanti, il taglio delle accise perde effetto: il governo cerca nuove risorse

Lo sconto sul diesel da 17 centesimi è stato in parte riassorbito dai rincari alla pompa. Il governo valuta la proroga, ma l’extragettito Iva potrebbe non bastare. Prezzi ancora vicini ai 2 euro al litro mentre il petrolio torna a scendere

Il taglio delle accise sul gasolio varato dal governo rischia di perdere rapidamente efficacia: dopo una settimana il beneficio iniziale di 17 centesimi al litro è stato dimezzato dai nuovi aumenti dei prezzi alla pompa. Il dossier tornerà sul tavolo dell’esecutivo oggi,  martedì 4 agosto, quando il governo dovrà decidere se prorogare o rimodulare la misura introdotta per contenere il caro carburanti durante il periodo delle partenze estive.

Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy indicano che il prezzo medio del diesel self service sulla rete stradale nazionale è salito lunedì a 2,097 euro al litro, contro i 2,080 euro di venerdì. L’aumento di 1,6 centesimi al litro in tre giorni ha ridotto il beneficio residuo dello sconto fiscale a 8,8 centesimi, poco più della metà dei 17,08 centesimi corrispondenti al taglio dell’accisa comprensivo dell’Iva.

La misura approvata dal governo aveva previsto un intervento da 125 milioni di euro, limitato al gasolio e con durata di dieci giorni. Secondo quanto riportato da la Repubblica, il ministero dell’Economia sta valutando il dato sull’extragettito Iva di luglio, maturato con l’aumento dei prezzi dei carburanti, per utilizzare il meccanismo delle “accise mobili”. Le risorse, però, sarebbero insufficienti: un terzo di quanto stanziato per il taglio in vigore da 125 milioni.

PETROLIO IN CALO, MA LA POMPA RESTA CARA

Il calo delle quotazioni internazionali del petrolio non si è ancora tradotto in una riduzione dei prezzi per gli automobilisti. Dopo l’annuncio dell’OPEC+ relativo a un aumento della produzione di 188.000 barili al giorno da settembre e dopo le notizie sui negoziati tra Stati Uniti e Iran, il Brent è tornato sotto gli 80 dollari al barile, dopo aver sfiorarato i 90 dollari al barile nei giorni successivi al varo del decreto sulle accise. A spingere il ribasso sono stati la ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Iran e la decisione dell’Opec+ di aumentare ancora la produzione.

Nonostante la discesa del greggio, i prezzi alla pompa rimangono elevati. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha certificato un prezzo medio self di 1,999 euro al litro per la benzina e di 2,097 euro per il gasolio. In un mese, dunque, la benzina è aumentata di quasi 20 centesimi al litro, con un aggravio di oltre 7 euro per il pieno di un’utilitaria e oltre 10 euro per un Suv medio.

IL NODO DELLE RISORSE

Il governo deve ora individuare nuove coperture per un eventuale rinnovo del taglio. La proroga dell’attuale riduzione delle imposte sul gasolio costerebbe 12,5 milioni di euro al giorno, mentre per intervenire anche sulla benzina servirebbero ulteriori risorse.

Secondo Il Fatto Quotidiano, il finanziamento dell’attuale intervento è arrivato dalle sanzioni Antitrust, dal Fondo per gli interventi di politica economica e dall’extragettito Iva di giugno attraverso il meccanismo delle accise mobili. Per estendere il taglio anche alla benzina servirebbero almeno altri 100 milioni di euro.

Il governo valuta quindi diverse ipotesi, ma senza aumenti di altre imposte: tra le opzioni considerate c’è anche una tassa sull’alcol, mentre l’ipotesi di un aumento della tassazione sul tabacco sarebbe stata accantonata dopo le opposizioni nella maggioranza.

Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha spiegato che il taglio delle accise era nato come intervento per fronteggiare un’emergenza temporanea: «non può più essere un intervento di emergenza», pur lasciando aperta la possibilità di un’altra operazione ponte.

L’EFFETTO “RAZZI E PIUME”

Un’analisi pubblicata da Il Corriere della Sera evidenzia inoltre una dinamica già osservata nel mercato dei carburanti: i prezzi sembrano reagire più rapidamente agli aumenti che alle riduzioni fiscali.

Secondo il quotidiano, dopo il taglio dell’accisa sulla benzina deciso il 19 marzo, il prezzo medio nazionale della benzina self-service è sceso di 12-15 centesimi, contro i quasi 24 centesimi attesi considerando l’effetto complessivo con l’Iva. Al contrario, il rialzo fiscale del 2 maggio si è trasferito sul prezzo alla pompa quasi per intero nel giro di pochi giorni.

L’analisi considera anche l’effetto della quotazione Platts Cif Med, il riferimento del prodotto raffinato all’ingrosso nell’area mediterranea, rilevando che anche al netto delle variazioni del mercato internazionale il taglio di marzo sarebbe stato trasferito al consumatore solo per il 49-58% del valore teorico, mentre il rialzo di maggio sarebbe stato trasferito per il 91-102%.

Il confronto, precisa Il Corriere della Sera, riguarda due soli episodi e non rappresenta un test statistico, ma indica una possibile asimmetria nel trasferimento delle variazioni dei prezzi ai consumatori.

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