Consumerismo No Profit chiede al Governo un intervento urgente sulla crisi della filiera alimentare causata dalla mobilitazione di agricoltori, autotrasportatori e, dal 22 ottobre, pescatori contro il caro gasolio. L’associazione rivolge un appello anche a Coldiretti, a Eni e ai mezzi di informazione, e invita i consumatori a non fare scorte.
Le rilevazioni dei delegati. Tra il 17 e il 18 ottobre i delegati di Consumerismo hanno documentato con foto e video la situazione in nove punti vendita e mercati di sette regioni. Il quadro è a macchia di leopardo. In Sicilia (Catania), Calabria (Scalea), Puglia (Cerignola), Campania (Mercogliano) e Lazio (Sora, Cassino, Fabrica di Roma) si registrano banchi vuoti o semivuoti di frutta e verdura fresche, carne, salumi e latticini, e in un caso del banco del pesce. Al Nord gli scaffali sono per ora regolarmente riforniti, come a Portogruaro (VE), ma i prezzi dei prodotti in arrivo dalla Sicilia sono molto alti: al mercato di Carmagnola (TO) il pomodoro datterino siciliano è esposto a 9,90 euro al chilo, contro i 5,80 euro del cuore di bue piemontese.
«Il problema non riguarda più solo il Sud: lo vediamo già nel Lazio, e al Nord comincia a farsi sentire sui prezzi», dichiara Luigi Gabriele, Presidente di Consumerismo No Profit.
Al Governo: intervenire subito. «Agricoltori, pescatori e autotrasportatori hanno spento i motori, e quando si ferma chi produce e chi trasporta, si ferma la spesa degli italiani», prosegue Gabriele. «Se il Governo non agisce con tempestività, il rischio concreto è che i disagi si trascinino per settimane, fino alle festività natalizie. Per il fresco il prodotto non raccolto o non pescato oggi non si recupera domani. Servono risposte ora, non a crisi esplosa.» Consumerismo chiede inoltre al Garante per la sorveglianza dei prezzi di vigilare su eventuali rincari ingiustificati.
