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COP28

COP28, ecco perché gli organizzatori del vertice ONU sul clima hanno un problema con le pubbliche relazioni

Per fornire consulenza agli Emirati Arabi Uniti, gli organizzatori hanno distaccato anche dipendenti di organizzazioni nazionali tra cui ADNOC, l’ente statale per le energie rinnovabili Masdar e il ministero degli Esteri

Gli organizzatori della COP28 stanno proponendo i principali sponsor aziendali per il vertice di Dubai, nello stesso momento in cui gli Emirati Arabi Uniti tentano di combattere le crescenti critiche alla leadership del Paese sullo stesso vertice ONU sul clima.

IL COSTO DEI PACCHETTI SPONSOR ALLA COP28

Secondo i documenti inviati ai potenziali sponsor, la COP28 degli Emirati ha offerto dei pacchetti di sponsorizzazione fino a 8,2 milioni di dollari per permetter ad un principal partner di godere di un accesso privilegiato nella “zona blu” controllata, dove si riuniscono i leader mondiali. Lo spazio nella “zona verde”, aperta alla società civile e alle piccole imprese, ha un costo inferiore, 7.000 dollari. La COP28 inizierà il 30 novembre 2023 e le manifestazioni di interesse per i padiglioni si chiudono questa settimana.

La spinta al marketing arriva mentre gli attivisti e oltre 100 politici occidentali si sono opposti alla nomina di Sultan Al Jaber a presidente designato della COP28, essendo anche a capo di ADNOC, la compagnia petrolifera nazionale di Abu Dhabi. Gli Stati Uniti e l’Unione europea finora hanno continuato a sostenere gli Emirati Arabi Uniti. Attraverso questa battaglia di pubbliche relazioni, secondo alcune fonti il team della COP28 nell’ultimo anno ha perso almeno tre agenzie di comunicazione internazionali, tra cui BCW, Edelman e FGS.

La COP28 ora sta cercando di assumere un’altra società di consulenza che si occuperà di fornire supporto alle comunicazioni. Gli organizzatori hanno distaccato anche dipendenti di organizzazioni nazionali tra cui ADNOC, l’ente statale per le energie rinnovabili Masdar e il ministero degli Esteri. Edelman ha affermato di aver sostenuto l’annuncio della presidenza della COP28 e il rollout iniziale, ma che “questo impegno si è concluso”. BCW e FGS non hanno commentato.

LE SOCIETÀ DI CONSULENZA E L’ACCUSA DI ASTROTURFING

Per fornire consulenza strategica è stata assunta anche CT Group, di cui fa parte David Canzini, collaboratore a Downing Street dell’ex premier britannico Boris Johnson, che si oppose ad una tassa sul petrolio e sul gas. Separatamente, un accademico britannico con sede in Qatar, Marc Owen-Jones, specializzato in disinformazione online, ha individuato almeno 100 falsi account Twitter impegnati in un “grande sforzo di astroturfing multilingue” intorno alla COP28, che promuove la politica estera degli Emirati Arabi Uniti e loda la sua politica ambientale. L’astroturfing è una campagna di pubbliche relazioni che amplifica il sostegno ad una causa attraverso degli account fittizi collegati.

La presidenza della COP28 ha affermato che questi falsi account bot – che ha detto di aver segnalato a Twitter – “sono stati generati da attori esterni non collegati alla COP28 e sono chiaramente progettati per screditare la COP28 e il processo climatico”. Jaber ha attirato l’ira degli attivisti per il clima dopo aver sostenuto che la produzione di combustibili fossili non dovrà essere al centro del vertice sul clima, ma piuttosto il controllo delle emissioni, attraverso una domanda inferiore o una tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio che consenta l’uso continuato di petrolio e gas.

LA PROMESSA DI AL JABER SULLE ENERGIE RINNOVABILI

Gli Emirati Arabi Uniti hanno cercato di evidenziare anche la spinta alle energie rinnovabili sotto la guida di Masdar, altra società di Jaber. I suoi impegni per un valore di 30 miliardi di dollari però, finora si confrontano con i 150 miliardi previsti in spese in conto capitale, mentre ADNOC cerca di espandere la capacità di produzione di petrolio nei prossimi 5 anni.

Gli scienziati del clima e l’Agenzia Internazionale per l’Energia affermano che è necessario fermare lo sviluppo di nuovo petrolio e gas per mantenere il riscaldamento globale a 1,5°C dai tempi preindustriali. Il mese di maggio 2023 è stato il secondo più caldo a livello globale in 30 anni.

Nel suo ultimo discorso ai colloqui sulla COP28 a Bonn, Jaber è rimasto coerente nell’affermare che la produzione “senza sosta” di combustibili fossili deve essere gradualmente ridotta – riferendosi alla produzione senza la cattura delle emissioni di carbonio – mentre la capacità di energia rinnovabile e l’efficienza energetica sono state potenziate.

Il leader del vertice ONU sul clima ha fatto un passo in più, aggiungendo per la prima volta che “l’eliminazione graduale dei combustibili fossili è inevitabile”, ma non ha dato una tempistica, né indicato un’eliminazione graduale della produzione che molti Paesi hanno cercato. L’invito degli Emirati Arabi Uniti al dittatore siriano Bashar al-Assad ha ulteriormente suscitato malcontento nelle capitali occidentali, contrarie alla sua riabilitazione diplomatica.

LA QUESTIONE DEI DIRITTI UMANI NEGLI EMIRATI ARABI UNITI

Ospitare un evento di così alto profilo ha portato sotto i riflettori anche il tema dei diritti umani negli Emirati. I gruppi di difesa hanno chiesto il rilascio di decine di dissidenti politici detenuti dal 2012, molti dei quali rimangono incarcerati nonostante abbiano scontato la pena. Secondo gli attivisti, le autorità etichettano i detenuti come una minaccia terroristica.

Jaber – un ingegnere che la leadership di Abu Dhabi considera uno dei suoi tecnocrati più efficaci – è noto per essere particolarmente esigente e sensibile alle critiche e ha la reputazione di fare spesso a meno dei consulenti. “Dimentica le sfide esterne e i problemi di reputazione, internamente la COP è uno spazio politicamente molto complesso, un cliente molto difficile da accontentare”, ha affermato un responsabile delle comunicazioni.

IL COINVOLGIMENTO DEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO E LE RELAZIONI DIPLOMATICHE

I dirigenti vicini al governo sostengono che il potere di convocazione degli Emirati Arabi Uniti sui Paesi in via di sviluppo potrebbe aiutare a creare dei progressi tra i grandi inquinatori.

Il perseguimento di una politica estera multipolare da parte di Abu Dhabi – che bilancia gli storici legami di sicurezza con i Paesi occidentali insieme con i nuovi rapporti commerciali e petroliferi con potenze come Cina, Russia e India – dà alla monarchia del Golfo una capacità di sensibilizzazione oltre la maggior parte delle democrazie occidentali: “una vittoria sarebbe uscire dal vertice con un risultato sul finanziamento alle economie emergenti o progressi sul finanziamento del fondo perdite e danni”, ha affermato un banchiere.

Fin dal 2009, alla COP15 di Copenaghen, le principali economie mondiali si impegnarono a raccogliere 100 miliardi di dollari all’anno per finanziare l’azione per il clima attraverso un fondo di adattamento per i Paesi in via di sviluppo, ma l’obiettivo annuale deve ancora essere raggiunto. “Spingeranno affinché il Nord si accontenti dei 100 miliardi di dollari a lungo promessi”, ha commentato un dirigente con sede ad Abu Dhabi. “E chissà – ha aggiunto – potrebbero ottenerlo…”.

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