Oggi alla Camera si sono svolte le audizioni nell’ambito del recepimento della direttiva UE 2024/1785 del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle emissioni industriali e alle discariche dei rifiuti
Emissioni industriali e discariche dei rifiuti, ma anche fonti rinnovabili, transizione energetica ed economia circolare. Sono questi i temi di cui si è discusso oggi in Commissione Ambiente alla Camera, dove si sono svolte le audizioni nell’ambito dell’esame dello schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva UE 2024/1785 del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle emissioni industriali e alle discariche dei rifiuti.
DI MARCO (ASVIS): DIRETTIVA UE SU EMISSIONI INDUSTRIALI STRUMENTO PER TRASFORMARE SISTEMA PRODUTTIVO
Secondo Luigi Di Marco, membro della segreteria di Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (AsviS), “il recepimento della direttiva 2024/1785 deve essere colto quale importante strumento per contribuire a trasformare il nostro sistema produttivo, in allineamento agli articoli 9 e 41 della Costituzione, stimolando nel contempo innovazione, competitività, resilienza anche nel lungo termine dei settori produttivi pertinenti”.
“Notiamo – ha aggiunto Di Marco – che l’inserimento dell’articolo 29 vicies semel al decreto legislativo 152 (il Codice dell’Ambiente) si limita a rinviare a disposizioni delle singole amministrazioni, senza peraltro fissare un termine per l’adozione. Riteniamo necessario che lo schema di decreto, al contrario, disponga di misure minime, articolate di pubblicizzazione del procedimento, che materialmente e tempestivamente giungano ai residenti e agli operatori economici portatori di interesse nell’ambito territoriale di riferimento del procedimento. Ciò al fine di veicolare un’effettiva informazione e partecipazione”.
FABIANI (CGIL): SALUTE E AMBIENTE NON POSSONO ESSERE SUBORDINATE A MASSIMIZZAZIONE PROFITTI
Simona Fabiani, responsabile per il clima, il territorio e l’ambiente di CGIL, ha spiegato come il sindacato condivida “i principi e gli obiettivi della direttiva europea 1785, che intende coniugare gli impegni del Green Deal con uno sviluppo industriale sostenibile, l’utilizzo delle migliori tecniche disponibili per garantire il minore impatto possibile su salute e ambiente e una giusta transizione che non lasci indietro nessuno”.
La CIGL “non condivide invece le norme di recepimento dello schema di decreto che invece introducono deroghe, sospensione delle BAT o allungamento dei termini che possono determinare una minore tutela ambientale, della salute, della popolazione e dei lavoratori e una minore partecipazione. Gli articoli che vanno in questa direzione sono tantissimi. L’articolo 13 consente, in casi specifici, condizioni ambientali meno severe delle BAT o superamento dei limiti emissivi in caso di significativo impatto economico o in caso di crisi di approvvigionamento energetico. A questo proposito, la Cgil ribadisce che la salute e l’ambiente non possono essere subordinate alla massimizzazione dei profitti, e la sicurezza energetica, come anche la riduzione dei costi, dev’essere contrastata nell’unico modo efficace, che è quello di accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili e programmare l’uscita dalle fonti fossili”.
GRAZIANI (CISL): DIRETTIVA UE SU EMISSIONI INDUSTRIALI DELINEA NUOVO PARADIGMA DI POLITICHE INDUSTRIALI
Lo schema di decreto in discussione oggi alla Camera, secondo la CISL, “recepisce l’evoluzione significativa della disciplina europea in materia di tutela ambientale e riduzione integrata dell’inquinamento, aggiornando il quadro nazionale in coerenza con i nuovi obiettivi europei di tutela ambientale, uso efficiente delle risorse, economia circolare, decarbonizzazione dei processi produttivi e neutralità climatica”, come ha dichiarato Giorgio Graziani, segretario confederale della CISL
Secondo Graziani, “la revisione della disciplina sulle emissioni industriali non rappresenta soltanto un aggiornamento dell’AIA, ma contribuisce a delineare un nuovo paradigma di politiche industriali nel quale innovazione tecnologica, ambientale, salute, efficienza energetica, economia circolare e qualità del lavoro costituiscono obiettivi strettamente integrati”.
Per la Cisl, “la transizione ecologia e industriale può produrre risultati duraturi solo se accompagnata da un quadro di politiche industriali europee e italiane capace di sostenere gli investimenti, favorire l’innovazione, rafforzare la competitività del sistema produttivo e garantire occupazione di qualità, tutela dei lavoratori e sviluppo delle competenze”.
CEGLIA (UIL): CON DIRETTIVA UE SU EMISSIONI INDUSTRIALI, L’AIA DIVENTA STRUMENTO DI POLITICA INDUSTRIALE
Dopo aver spiegato che il decreto oggi all’esame “non rappresenta un semplice recepimento della direttiva europea sulle emissioni industriali, ma interviene anche in una fase storica in cui l’Europa sta ripensando profondamente al rapporto tra industria, energia, ambiente e competitività”, Antono Ceglia, funzionario tecnico della UIL, ha detto che la sigla sindacale “condivide la nuova impostazione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale prevista dall’articolo 1, che amplia significativamente la finalità dell’AIA, collegandola non soltanto alla prevenzione dell’inquinamento, ma anche alla decarbonizzazione, all’economia circolare, all’efficienza nell’utilizzo delle risorse e al miglioramento delle prestazioni ambientali. Riteniamo che questo sia un cambio di paradigma importante. L’AIA, quindi, non deve più essere considera soltanto un’autorizzazione amministrativa, ma allarga profondamente quindi la sua funzione, diventando uno strumento di politica industriale capace di orientare gli investimenti e accelerare l’innovazione tecnologica”.
GRANDALIANO (CISAMBIENTE): RECEPIMENTO DIRETTIVA UE SU EMISSIONI PORTA MIGLIORAMENTI SUL FRONTE AUTORIZZATORIO
È intervenuto infine Gianfranco Grandaliano, responsabile politiche ambientali di Cisambiente-Confindustria, che ha posto l’accento sui miglioramenti qualitativi sotto il profilo autorizzatorio, che “ci consentono di migliorare la qualità delle attività degli impianti finalizzati al riciclo, che molte volte non sono accettate sotto il profilo sociale, creando problemi”.
“Dall’altra parte – ha aggiunto -, è importante l’omogeneità e la certezza sotto il profilo dei procedimenti autorizzatori, in modo da consentire sempre più investimenti in infrastrutture che rispondono alle innovazioni tecnologiche attuali, perché può capitare che investimenti pianificati qualche anno fa vengano autorizzati quando ormai la tecnologia è andata avanti. Quindi, ben venga questo miglioramento qualitativo dell’iter procedurale, che noi accettiamo e che siamo disponibili anche a migliorare caso per caso”.

